38.![]() |
SIRICIORomano
|
Siricio, figlio di Tiburzio, romano, era stato diacono sotto Liberio e Damaso: fu eletto
papa in una data imprecisata tra il 15, 22 o 29 di cembre del 384, non senza qualche
opposizione da parte dei seguaci di Ursino. Ne abbiamo testimonianza in una lettera
dell'imperatore Valentiniano Il al suo prefetto Piniano: "Salve carissimo Piniano!
Che il
popolo in Roma sia unito ed elegga un ottimo sacerdote, lo riteniamo un fatto degno
del popolo romano e ci rallegriamo che sia avvenuto ai nostri giorni. Per questo,
considerando che fu scelto Siricio, vescovo molto virtuoso, a presiedere al sacerdozio
quando l'improbo Ursino era acclamato, con il nostro beneplacito e la nostra gioia
vogliamo che Siricio resti al suo posto di vescovo. Carissimo e dolcissimo Piniano,
è certamente gran segno di innocenza e saggezza che sia stato eletto per acclamazione e siano stati rifiutati gli altri". Girolamo non lo stimava
molto, ma bisogna tener conto che lui era apertamente critico con il clero romano
in genere, e quindi il suo giudizio è probabile che manchi di equità.
In linea di massima Siricio dovette subito sentirsi impegnato nella linea segnata
da Damaso, se due mesi dopo la sua elezione, 1'11 febbraio del 385 scriveva al vescovo
Imerio di Tarragona una lettera che viene considerata la prima "decretale" della storia,
cioè la prima lettera scritta da un vescovo di Roma che superi il tono del semplice
ammonimento o dell'amorevole istruzione e assuma il carattere di una legge. In questa
lettera risalta lo stile "del monarca assoluto che accumula recise espressioni di
comando o di divieto con tono ampolloso e patetico, senza addurre i motivi giuridici
degli ordini dell'autorità, la cui volontà è legge che non abbisogna di altre
giustificazioni", come nota il Seppelt, riportando un giudizio del Getzeny. Questa
prima "decretale" era in pratica una risposta a delle questioni sottoposte da Imerio
a Damaso, che nel frattempo era morto prima di potergli rispondere. "Le risposte di
Siricio ai quesiti di Imerio", osserva ancora il Seppelt, "sono in forma di veri e
propri ordini sulla forma delle lettere imperiali; esse non soltanto espongono ed
inculcano il vigente diritto ecclesiastico, ma decidono i casi dubbi e creano un
nuovo giure. Le domande di Imerio concernevano in particolare varie questioni di
disciplina ecclesiastica, che Siricio autorevolmente risolve mettendo in rilievo
che egli aveva la cura di tutte le Chiese e sopportava il peso di quelle che erano
oppresse, "o piuttosto lo sopporta sempre l'apostolo Pietro" ."
Morì il 26 novembre del 399 e fu sepolto probabilmente nel cimitero di Priscilla, finché Pasquale II ne trasferì le reliquie a S. Prassede. |