S. Pudenziana
Rione Monti, via Urbana 160
CHIESE MEDIEVALI torna alla pagina iniziale delle CHIESE DI ROMA

Secondo la leggenda, la chiesa fu costruita sotto papa Pio I nel 145 d.C., sul luogo dove sorgeva la casa del senatore Pudente, lungo il Vicus Patricius (che già dal nome denotava la presenza di residenze signorili - attuale via Urbana), per volere delle figlie Prassede e Pudenziana. Tuttavia non è certo che la primitiva chiesa sia stata dedicata a santa Pudenziana, una santa inesistente mentre è probabile che il titolo derivi dalla corruzione del nome dell'originaria domus ecclesiae nota come Titulus Pudentis.

Gli scavi del sec. XX hanno potuto accertare che il luogo di culto cristiano si è insediato sui resti di un edificio termale del sec. II d. C.: il primo ambiente a essere stato adibito a tale fine fu un'aula rettangolare corrispondente all'attuale Cappella Caetani; tale ambiente fu consacrato al culto cristiano da Pio I (140-155) e denominato Oratorio di S. Pastore.
Fu Papa Siricio (384-399) a riconsacrare e dedicare l'oratorio a S. Pietro, nel quale, secondo alcuni documenti, vi era un mosaico in cui compariva la figura dell'Apostolo come pastore tra due pecore. Durante i medesimi anni fu avviata la trasformazione vera e propria dell'edificio in basilica paleocristiana: fu costruito il catino absidale (poi decorato dal mosaico che ancora oggi si vede) e furono collocate dodici colonne di marmo grigio, di spoglio, per sorreggere le arcate laterali. Queste sono tuttora in opera e sono alte 3,50 metri, con diametro alla base di 46 cm. La basilica assunse così la ripartizione a tre navate tipica dell'architettura paleocristiana. Le murature dei pilastri di fondazione che penetrano nella struttura romana sottostante negli angoli nord-est e sud-est della navata forniscono elementi che accertano la datazione dei lavori di sostruzione all'epoca di papa Siricio.

Importanti lavori furono eseguiti da Adriano I (772-795) e da Gregorio VII (1073-1085).

Nel 1588 la chiesa subì un generale rifacimento a opera di Francesco da Volterra per volere del cardinale Enrico Caetani, titolare di S. Pudenziana dal 1585 al 1589.

Altri interventi si ebbero nel 1595, nel 1711, nel 1803, nel 1870 (ricostruzione della facciata e sistemazione dell’accesso su via Urbana), nel 1928-1930 e nel 1960-1964.

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Visita

Il prospetto, il cortile, la scalinata e la cancellata sono il risultato dei restauri del 1870. Attualmente la chiesa si presenta come profondamente infossata rispetto al livello stradale, il che indica l’innalzamento del terreno, soprattutto in queste zone più scoscese, dall’epoca tardoantica a oggi.

La facciata si presenta divisa in due ordini: quello superiore conserva affreschi del sec. XIX. Elemento di spicco è il protiro antistante il portale d'ingresso: seppure rimaneggiato nel corso dei secoli, esso costituisce uno dei più significativi e pregevoli esempi di scultura medioevale a Roma. Due colonne tortili sopportano la trabeazione marmorea e il timpano nel quale gli interventi del 1870 hanno inserito una immagine della Beata Vergine. Il fregio della trabeazione presenta cinque clipei (raffiguranti s. Pastore, s. Pudenziana, l'Agnello, s. Prassede e Pudente) inseriti in un contesto di forme vegetali dalle influenze nordiche. La datazione, oscillante dall'VIII al XII secolo, potrebbe appuntarsi all'epoca dei lavori voluti da Gregorio VII (1073-1085), sulla basa dei motivi nordicizzanti del fregio e delle vesti dei santi nei clipei.
Sul fianco sinistro della chiesa si alza il campanile romanico del XIII secolo, posto sulla terza arcata della navata sinistra, a cinque ordini; esso è stato restaurato tra il 1960 e il 1964.

L'interno della chiesa testimonia le vicende che hanno portato alla trasformazione della originale sala termale in basilica paleocristiana a tre navate. La navata centrale è scandita da sette arcate (con sei colonne per lato che ben presto furono racchiuse entro pilastri) e coperta dalla volta a botte. Il restauro del 1588 ha trasformato la chiesa a navata unica, ottenendo cappelle nelle navate laterali, e rimettendo parzialmente in luce le colonne. I restauri del 1930 hanno scrostato pareti e pavimento per rimettere in luce tracce delle murature originarie dell’aula termale così come del pavimento musivo di questa.

Il presbiterio della chiesa è sovrastato dallo splendido mosaico del catino absidale. Esso raffigura Cristo (con in mano un codice aperto in cui si legge: Dominus conservator Ecclesiae Pudentianae) nell'atto di insegnare la dottrina agli Apostoli; ai suoi lati, due figure femminili (interpretate o come le personificazioni delle due componenti, pagana e giudaica, della comunità cristiana delle origini, o, più semplicemente, come s. Prassede e s. Pudenziana) incoronano S. Paolo e S. Pietro. Alle spalle del Maestro è un'imponente croce gemmata , avente ai lati i Simboli degli Evangelisti (Angelo-Matteo, Leone-Marco, Toro-Luca, Aquila-Giovanni).
Lo schema compositivo è rimasto nel complesso intatto, malgrado abbia subito nel corso dei secoli innumerevoli danni: tra questi il più grave fu certamente apportato durante i rifacimenti del 1588 quando, nel complesso dei lavori di realizzazione della cupola, fu demolita una parte del mosaico e andarono perdute due figure di Apostoli, una per lato; successivamente altri restauri, prima in pittura poi in mosaico (secc. XVI-XIX), hanno compromesso definitivamente la parte destra dell'opera.

Nella navata destra è l'accesso alla sagrestia, nella cui volta è un affresco raffigurante la Conversione di S. Guglielmo d‘Aquitania, opera del Domenichino (1625).

Sul fondo della navata destra si apre la Cappella di S. Pudente nel cui vestibolo sono collocati frammenti di transenne (probabilmente dell'VIII secolo) e un'epigrafe.

Lungo ciò che resta della navata sinistra è possibile notare una serie di epigrafi di varie epoche; in questa navata è posizionato anche il pozzo dove la leggenda narra che s. Prassede e s. Pudenziana abbiano seppellito le salme di circa tremila martiri delle persecuzioni imperiali.

La cappella Caetani, che sorge, come detto prima, sul sito dello scomparso Oratorio di S. Pastore - ritenuto il primo luogo di culto stabilito nella domus di Pudente - è una splendida realizzazione tardocinquecentesca, iniziata da Francesco da Volterra e completata da Carlo Maderno, ricchissima di marmi, stucchi, mosaici, monumenti funebri, ecc.
Sulla porta a sinistra della cappella vi è una epigrafe proveniente dallo scomparso Oratorio e risalente al pontificato di Gregorio VII; essa commemora i lavori fatti eseguire dal pontefice ed elenca le reliquie venerate nella chiesa. Attraverso quella porta si raggiungono i sotterranei, a circa 9 metri sotto il livello di pavimentazione della basilica. In essi sono conservati i resti della casa romana su cui poi fu costruito l’edificio termale. In uno degli ambienti ipogei si conserva anche un interessante affresco databile al IX secolo, raffigurante S. Pietro tra S. Prassede e S. Pudenziana; nell'affresco i nomi dei tre personaggi sono riportati verticalmente.

Dalla metà della navata sinistra si accede all'Oratorio Mariano. La piccola costruzione è a pianta quadrangolare e si trova alle spalle dell'abside della basilica; poggia le sue murature sui resti dell'ambulacro che anticamente circondava il lato occidentale delle terme. Il prospetto esterno è visibile da via Cesare Balbo. Le pareti interne sono completamente decorate con affreschi dell'epoca di papa Gregorio VII (1073-1085) di poco precedenti e affini a quelle della basilica inferiore di S. Clemente. Sulla parete destra è raffigurata una Crocifissione; sull'altare una Madonna in trono con il Bambino tra s. Prassede e s. Pudenziana; sulla parete sinistra s. Paolo predica la fede in Cristo a Pudente e alla sua famiglia e il Battesimo di Novato e Timoteo; sulla parete di fronte all'altare L'Incoronazione di Valeriano, Tiburzio e Urbano; sulla volta l'Agnus Dei, nelle quattro vele i Simboli degli Evangelisti. Di altre pitture, note attraverso copie seicentesche, oggi rimangono soltanto poche tracce.

Sempre sulla navata sinistra è il monumento funebre del cardinale Luciano Bonaparte, nipote di Napoleone, che promosse i restauri del 1870 (1895).

Sul retro della chiesa, dove si affaccia l’oratorio Mariano, passa la via Cesare Balbo, tracciata in epoca recente, e dominata dal muraglione che sostiene il Viminale e il ministero degli Interni, con delle gradevoli case a schiera dell’inizio di questo secolo.