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S. Pudenziana
Rione Monti, via Urbana 160 |
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Secondo la leggenda, la chiesa fu costruita sotto
papa Pio I nel 145 d.C., sul luogo dove sorgeva la casa del senatore
Pudente, lungo il Vicus Patricius (che già dal nome denotava la presenza
di residenze signorili - attuale via Urbana),
per volere delle figlie Prassede e
Pudenziana. Tuttavia non è
certo che la primitiva chiesa sia stata dedicata a santa Pudenziana, una
santa inesistente mentre è
probabile che il titolo derivi dalla corruzione del nome
dell'originaria domus ecclesiae nota come Titulus Pudentis.
Gli scavi del sec. XX hanno potuto accertare che il luogo di culto
cristiano si è insediato sui resti di un edificio termale del sec. II d.
C.: il primo ambiente a essere stato adibito a tale fine fu un'aula
rettangolare corrispondente all'attuale Cappella Caetani; tale
ambiente fu consacrato al culto cristiano da Pio I (140-155) e denominato
Oratorio di S. Pastore.
Importanti lavori furono eseguiti da Adriano I (772-795) e da Gregorio VII (1073-1085). Nel 1588 la chiesa subì un generale rifacimento a opera di Francesco da Volterra per volere del cardinale Enrico Caetani, titolare di S. Pudenziana dal 1585 al 1589.
Per vedere come appariva Santa Pudenziana a Giuseppe Vasi alla metà del '700 clicca QUI. Visita Il prospetto, il cortile, la scalinata e la cancellata sono il risultato dei restauri del 1870. Attualmente la chiesa si presenta come profondamente infossata rispetto al livello stradale, il che indica l’innalzamento del terreno, soprattutto in queste zone più scoscese, dall’epoca tardoantica a oggi. La facciata si presenta divisa in due ordini: quello superiore conserva
affreschi del sec. XIX. Elemento di spicco è il protiro antistante il portale d'ingresso:
seppure rimaneggiato nel corso dei secoli, esso costituisce uno dei più
significativi e pregevoli esempi di scultura medioevale a Roma. Due
colonne tortili sopportano la trabeazione marmorea e il timpano nel quale
gli interventi del 1870 hanno inserito una immagine della Beata
Vergine. Il fregio della trabeazione presenta cinque clipei
(raffiguranti s. Pastore, s. Pudenziana, l'Agnello, s. Prassede e
Pudente) inseriti in un contesto di forme vegetali dalle influenze
nordiche. La datazione, oscillante dall'VIII al XII secolo, potrebbe
appuntarsi all'epoca dei lavori voluti da Gregorio
VII (1073-1085), sulla basa dei motivi nordicizzanti del fregio
e delle vesti dei santi nei clipei. L'interno della chiesa testimonia le vicende che hanno portato alla trasformazione della originale sala termale in basilica paleocristiana a tre navate. La navata centrale è scandita da sette arcate (con sei colonne per lato che ben presto furono racchiuse entro pilastri) e coperta dalla volta a botte. Il restauro del 1588 ha trasformato la chiesa a navata unica, ottenendo cappelle nelle navate laterali, e rimettendo parzialmente in luce le colonne. I restauri del 1930 hanno scrostato pareti e pavimento per rimettere in luce tracce delle murature originarie dell’aula termale così come del pavimento musivo di questa. Il presbiterio della chiesa è sovrastato dallo splendido mosaico del catino
absidale. Esso raffigura Cristo (con in mano un codice aperto in
cui si legge: Dominus conservator Ecclesiae Pudentianae) nell'atto
di insegnare la dottrina agli Apostoli; ai suoi lati, due figure
femminili (interpretate o come le personificazioni delle due
componenti, pagana e giudaica, della comunità cristiana delle origini, o,
più semplicemente, come s. Prassede e s. Pudenziana) incoronano S.
Paolo e S. Pietro. Alle spalle del Maestro è un'imponente croce
gemmata , avente ai lati i Simboli degli Evangelisti
(Angelo-Matteo, Leone-Marco, Toro-Luca, Aquila-Giovanni).
Nella navata destra è l'accesso alla sagrestia, nella cui volta è un affresco raffigurante la Conversione di S. Guglielmo d‘Aquitania, opera del Domenichino (1625). Sul fondo della navata destra si apre la Cappella di S. Pudente nel cui vestibolo sono collocati frammenti di transenne (probabilmente dell'VIII secolo) e un'epigrafe. Lungo ciò che resta della navata sinistra è possibile notare una serie di epigrafi di varie epoche; in questa navata è posizionato anche il pozzo dove la leggenda narra che s. Prassede e s. Pudenziana abbiano seppellito le salme di circa tremila martiri delle persecuzioni imperiali. La cappella Caetani,
che sorge, come detto prima, sul sito dello scomparso Oratorio di S. Pastore
- ritenuto il primo luogo di culto stabilito nella domus di Pudente -
è una splendida realizzazione
tardocinquecentesca, iniziata da Francesco da Volterra e completata da
Carlo Maderno, ricchissima di marmi, stucchi, mosaici, monumenti funebri,
ecc.
Dalla metà della navata sinistra si accede all'Oratorio Mariano. La piccola costruzione è a pianta quadrangolare e si trova alle spalle dell'abside della basilica; poggia le sue murature sui resti dell'ambulacro che anticamente circondava il lato occidentale delle terme. Il prospetto esterno è visibile da via Cesare Balbo. Le pareti interne sono completamente decorate con affreschi dell'epoca di papa Gregorio VII (1073-1085) di poco precedenti e affini a quelle della basilica inferiore di S. Clemente. Sulla parete destra è raffigurata una Crocifissione; sull'altare una Madonna in trono con il Bambino tra s. Prassede e s. Pudenziana; sulla parete sinistra s. Paolo predica la fede in Cristo a Pudente e alla sua famiglia e il Battesimo di Novato e Timoteo; sulla parete di fronte all'altare L'Incoronazione di Valeriano, Tiburzio e Urbano; sulla volta l'Agnus Dei, nelle quattro vele i Simboli degli Evangelisti. Di altre pitture, note attraverso copie seicentesche, oggi rimangono soltanto poche tracce. Sempre sulla navata sinistra è il monumento funebre del cardinale Luciano Bonaparte, nipote di Napoleone, che promosse i restauri del 1870 (1895). Sul retro della chiesa, dove si affaccia l’oratorio Mariano, passa la via Cesare Balbo, tracciata in epoca recente, e dominata dal muraglione che sostiene il Viminale e il ministero degli Interni, con delle gradevoli case a schiera dell’inizio di questo secolo. |