37.

DAMASO I

della Spagna
Papa dall’11.X.366
all’11.XII.384

Fu il primo ad attribuirsi
il titolo di "Pontefice Massimo"

Morto Liberio il 24 settembre del 366, l'elezione del successore determinò in seno al clero e al popolo romano la formazione di due fazioni; una favorevole e l'altra contraria a proseguire la politica conciliante verso gli eretici pentiti e il clero già obbediente all'antipapa Felice Il.
Si riunirono separatamente: un gruppo di 7 preti e 3 diaconi, ai quali non garbava la mitezza del defunto papa, alla testa di un ristretto numero di fedeli, elesse in tutta fretta nella basilica di S. Maria in Trastevere il diacono Ursino, facendolo consacrare, contrariamente ai canoni, da un solo vescovo, Paolo di Tivoli. La maggior parte del clero e del popolo nel frattempo in S. Lorenzo in Lucina eleggeva Damaso, uno spagnolo di famiglia patrizia.
I partigiani di Ursino rimproveravano a Damaso di essersi schierato dalla parte di Felice Il, quando Liberio era in esilio, e di essere protetto dalle patrizie romane. Le due basiliche divennero le roccaforti delle due fazioni; ci furono scontri, con morti e feriti, per tre giorni; ciononostante Damaso riuscì a farsi consacrare papa nella basilica del Laterano alla presenza del vescovo di Ostia l'l ottobre. "L'ardore di Damaso e Ursino per occupare la sede episcopale", racconta Ammiano Marcellino, "superava qualsiasi ambizione umana. Finirono per affrontarsi come due partiti politici, arrivando ad uno scontro armato con feriti e morti; il prefetto, incapace di impedire o soffocare il tumulto, dovette tenersi fuori dalla mischia. Damaso ebbe la meglio: la vittoria, dopo molti assalti, arrise al suo partito; nella basilica di Sicinnio, dove i cristiani erano riuniti, furono trovati 137 morti, e passò molto tempo prima che gli animi si calmassero. Non c'è comunque da meravigliarsi, considerando lo splendore di Roma, che un premio così ambito accendesse il desiderio di uomini maliziosi e determinasse le lotte più feroci e ostinate. Una volta raggiunto quel posto, si gode in santa pace della fortuna assicurata dalle donazioni delle matrone, si va in giro su un cocchio vestiti elegantemente, si partecipa a banchetti il cui lusso supera quello della tavola imperiale."
Del resto questo malcostume ecclesiastico non è denunciato soltanto da uno scrittore pagano come Ammiano Marcellino, portato evidente mente a calcare la mano su certi avvenimenti; San Girolamo, sempre nei confronti di Damaso, di cui era segretario, ricorda che da vescovo aveva tentato di convertire il prefetto di Roma, Pretestato, e si sentì rispondere con una frase che rifletteva una certa mentalità diventata evidentemente un luogo comune: "Senz'altro, però voglio essere eletto vescovo di Roma!".
E San Girolamo ancora è fonte di altri particolari che documentano la vasta degenerazione dei costumi ecclesiastici. "Ci sono alcuni che si fanno consacrare diaconi e preti solo per poter fare visita liberamente alle donne", denuncia in un suo scritto. "Pensano solo a vestirsi bene e profumarsi di mille odori. I calzari devono essere perfetti. Si arricciano i capelli col calamistri; le dita sono sfolgoranti di anelli e per timore di sporcarsi le scarpe di fango li vedi camminare come in punta di piedi. A guardarli andare in giro in questo modo li prendi più per vagheggini che per chierici. L'operosità e la scienza di molti consiste esclusivamente nel conoscere nomi, case, e tenore di vita delle matrone."

Il prefetto di Roma, di cui parla Ammiano Marcellino, si chiamava Vivenzio e fu il Pilato della situazione: data la mala parata, pensò soltanto a salvare se stesso, se ne andò in campagna per un po' di tempo in attesa degli eventi; una volta placate le acque, tornò in città e, vista l'aria che tirava in favore di Damaso, cioè del gruppo più numeroso riconobbe Damaso e cacciò Ursino con i suoi diaconi. Ma gli ursiniani non cedevano e, ostinati nello scisma, si trincerarono nella basilica Liberiana: i sostenitori di Damaso il 26 ottobre la presero d'assalto e, come ci racconta Ammiano Marcellino, alla fine degli scontri si ebbero tutti quei morti.
L'anno seguente ad Ursino fu permesso di rientrare a Roma, ma, ricominciati i subbugli, l'imperatore Valentiniano I inviò definitivamente in esilio Ursino, che non abdicò mai dalle sue pretese. Anzi, stabilitosi prima in Gallia e poi a Milano per concessione dell'imperatore, da lì tramò ancora contro Damaso. Nel 370 riuscì a corrompere un ebreo di nome Isacco, convertito e poi apostata, istigandolo ad accusare Damaso di gravi delitti presso il tribunale imperiale. Massimiario, vicario di Roma, dovette istruire un processo contro Damaso, rimettendosi per la sentenza al nuovo imperatore Graziano. Damaso nel 372 fu assolto e gli accusatori, Isacco e Ursino, finirono in esilio, l'uno in Spagna e l'altro a Colonia.
Nonostante queste accuse, che certo ledevano, vere o false che fossero, la dignità e il decoro della sua autorità episcopale, Damaso riuscì ugualmente, proprio in virtù della forte personalità, ad imporre la supremazia della sua sede. I concili di Roma nel 369 e di Antiochia nel 378 stabiliscono che un vescovo deve essere considerato legittimo solo quando è riconosciuto tale dal vescovo di Roma. Giovandosi di questo diritto, Damaso non esita a deporre i vescovi ariani e S. Ambrogio, vescovo di Milano, indica in una formula lapidaria l'essenza del cristianesimo per l'Oriente e l'Occidente: "Dove è Pietro, là è la Chiesa". Il che non era che un riproporre la frase di Gesù: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa", come appunto ricorderà anche Damaso nel concilio romano del 382: "La Santa Chiesa di Roma ha la precedenza su tutte, non grazie alla deliberazione di questo o quel concilio, ma perché il primato le fu conferito dalla frase di Nostro Signore e Salvatore riportata nel Vangelo".
In virtù di questa autorità recuperata, anche grazie all'appoggio di un trascinatore di masse come S. Girolamo, l'arianesimo gradatamente perde terreno. I due imperatori, Graziano e Teodosio, operano 01tretutto una politica decisamente ortodossa in termini ecclesiastici, e l'eresia non è più tollerata; arrivano addirittura alla condanna a morte, come capitò a Saragozza nel 380 a Priscilliano, reo di un'interpretazione della Sacra Scrittura piuttosto personale.
Sulla scia di questo dogmatismo imperiale, la Chiesa affronta problemi importanti della sua dottrina in una serie di concili, come quello ecumenico di Costantinopoli del 381 in cui è affermata la divinità dello Spirito Santo.
L'opera di cristianizzazione viene attuata in pieno anche a Roma, dove Damaso si serve appunto di S. Girolamo; famose restano le conferenze da lui tenute ad un gruppo di matrone romane riunite dalla patrizia Marcella nella sua casa sull' A ventino.
Damaso insomma riuscì a rendere veramente dinamica la comunità di Roma, coinvolgendola in un'opera di struttura ecclesiastica che forse non ha precedenti. Continuò l'attività costruttrice dei suoi predecessori, come fanno testo le chiese dei santi Nereo ed Achilleo e il tituus Damasi, ovvero S. Lorenzo in Damaso, situata probabilmente presso la Curia ove era stato assassinato Cesare, anche se poi questa chiesa fu demolita e ricostruita nel XV secolo. Inoltre ebbe a cuore la restaurazione delle catacombe e fu il "poeta dei martiri", autore di iscrizioni metriche che si preoccupò di far incidere sui sepolcri di vari cimiteri da un esperto calligrafo, Giunio Dionigi Filocalo.

Damaso, artista circondato da artisti, fu per quei tempi un papa mecenate, il primo della storia. Rientra in questo aspetto della sua personalità il fatto che grazie a lui S. Girolamo s'impegnò nella revisione del testo latino dei Vangeli, un'opera unica per il processo di cristianizzazione dell'Oriente e dell'Occidente. Costituisce forse l'opera più duratura compiuta sotto il suo pontificato, destinata a restare neisecoli la base di un punto di riferimento comune di tanti popoli diversiper lingua, riuniti però nella lettura in latino della parola di Cristo.

Damaso mori l'11 dicembre del 384. Aveva composto per sé un epitaffio in latino, che così suona in volgare:

Colui che camminando andava
sulle salate acque marine, che ai semi
morenti della terra dona la vita,
che seppe sciogliere i letali legami
dopo il buio della morte, che poté
resuscitare a Marta suo fratello,
a tre giorni dalla morte, credo
che farà risorgere Damaso una volta morto.