164.

INNOCENZO II
Gregorio Papareschi

nato a Roma
Papa dal 23.II.1130
al 24.IX.1143

Alla morte di Onorio II si rinnova lo scontro tra i Pierleoni e i Frangipane; la notte tra il 13 e il 14 febbraio del 1130 è notte di tregenda.
Moriva un papa e precipitosamente i sedici cardinali appartenenti alla fazione dei Frangipane, guidati dal cardinale Aimerico, eleggevano papa il cardinale Gregorio Papareschi, in una sorta di "conclave" nel chiuso della rocca dei Frangipane, che assumeva il nome di Innocenzo II.
Gli altri quattordici cardinali, trovatisi di fronte al fatto compiuto, si rifiutano di riconoscere la validità di quella elezione e, poche ore dopo, riunitisi nella chiesa di San Marco procedono all'elezione del cardinale Pietro Pierleoni, che assume il nome di Anacleto II. La sua elezione è accreditata dall'assenso dato, di lì a breve tempo, da alcuni cardinali del gruppo che già aveva eletto Innocenzo II, e in questo modo Anacleto finisce per avere la maggioranza dei collegio dei cardinali, con il consenso dei rappresentanti del popolo e di tutta la nobiltà, dai Tebaldi agli Stefani.
Tuttavia nessuno dei due papi si mostrava incline a rinunciare alla nomina; ambedue ricevono la consacrazione lo stesso giorno, il 23 febbraio. Innocenzo in Laterano, rifugiandosi poi in gran fretta nella fortezza dei Frangipane sul Palatino, e Anacleto in San Pietro con tutti gli onori e l'appoggio del popolo che lo riconosceva come suo papa. Roma insomma dava credito, a quanto pare, solo ad Anacleto II e questo grazie al potere di cui i Pierleoni godevano nell'amministrazione della città; il loro pontefice poteva considerarsi tranquillo, sedere su tutte le cattedre papali delle basiliche cittadine e mettere le mani sul tesoro della Chiesa, mentre Innocenzo II doveva infine darsi alla fuga.

In questo scisma apertosi dunque inesorabilmente in seno alla Chiesa di Roma, si evidenziano i difetti di una procedura elettorale, in cui finivano per subentrare interessi non ecclesiastici, perché il collegio dei cardinali era pilotato all'esterno da elementi laici. Peraltro restava da vedere a quale dei due contendenti il mondo cristiano avrebbe dato il suo assenso; non era più Roma in fondo a dover decidere, ma gli Stati d'Europa e, purtroppo, non sulla base di motivi strettamente religiosi, ma apertamente politici. In particolare non erano degli ideali propriamente cristiani a guidare il conflitto dei due contendenti così che, come osserva l'Ullmann, "i discorsi pubblici per conto di ciascun papa si concentrarono su uno scambio di ingiurie e di attacchi ripugnanti, e in questi la fazione innocenziana fu particolarmente virulenta, prendendo a bersaglio della sua polemica, con spirito poco cristiano, l'origine ebraica di Anacleto II".
Infatti Germania, Inghilterra, Francia e gran parte dell'Italia e tutti gli ordini monastici riconoscono papa Innocenzo II, e il povero "papa del Ghetto" finisce per trovare un appoggio solo negli infidi Normanni. Anacleto II offre infatti a Ruggero II, in cambio del proprio riconoscimento, l'incoronazione regale e il duca normanno non si fa sfuggire l'occasione; conclusa nel settembre del 1130 un'alleanza difensiva e offensiva tra i due, un cardinale-legato il giorno di Natale di quell'anno unge a Palermo Ruggero I re di Sicilia, Puglia e Calabria.

Innocenzo II, nel frattempo, si trovava in Francia, dove aveva trovato come consigliere l'abate Bernardo di Chiaravalle, grazie al quale riusciva ad ottenere l'appoggio di Luigi VI di Francia e del re tedesco Lotario, presso il quale si reca in visita a Liegi, nel marzo del 1131. Nel concilio di Reims, tenutosi nell'ottobre di quell'anno, Innocenzo II è riconosciuto da Inghilterra e Spagna, mentre viene scagliata la scomunica in forma solenne contro Anacleto II. In un successivo concilio a Piacenza, nell'aprile del 1132, veniva riconosciuto da tutti i vescovi e signori della Lombardia, ad eccezione dell'arcivescovo di Milano. L'anno dopo scendeva in Italia Lotario per insediare Innocenzo a Roma sul trono pontificio e ricevere, come compenso, la corona imperiale; vana risulta un'ambasceria di Anacleto, accolta da Lotario a Viterbo, perché i vescovi tedeschi troncarono le esitazioni del re ricordandogli gli impegni presi a Reims.

Ad aprile Lotario arriva a Roma, ma Anacleto II non si arrende, asserragliato in Castel Sant'Angelo; il re e Innocenzo fanno il loro ingresso in città ben accolti dai Frangipane, ma il popolo non acclama i nuovi venuti. Il papa s'insedia in Laterano e Lotario prende dimora sull'Aventino; e si arriva all'incoronazione imperiale. La grandiosa processione dall'Aventino a San Giovanni non ha la solennità di altre cerimonie e la stessa incoronazione, avvenuta il 4 giugno del 1133, è celebrata con modesti onori.

Raggiunto il suo scopo, Lotario se ne torna in Germania e lascia in pratica Innocenzo abbandonato a se stesso in una Roma tutta legata ad Anacleto; a nulla vale che dal Tevere in su Innocenzo abbia l'incontrastato riconoscimento di signori e vescovi italiani, ai quali si era unito anche l'arcivescovo di Milano, nel concilio di Pisa del 1135. Roma, la Campagna romana e l'Italia meridionale di Ruggero sostengono in blocco Anacleto e sono decisi allo scontro armato. Bisogna convincere Lotario ad una spedizione militare che stronchi la potenza del re normanno; un appello in questo senso è inviato da Innocenzo e dai principi pugliesi contrari al dominio di Ruggero, e ancora una volta è utile l'intervento di Bernardo di Chiaravalle, che fa credere all'imperatore che sia suo dovere strappare l'Italia meridionale ad un usurpatore e riunirla all'impero.

E Lotario cala in Italia come un uragano, devastando le zone in cui si annidano armate normanne, arrivando fino a Bari, che sommerge in un bagno di sangue; Innocenzo II, al suo fianco, benedice l'impresa. Ruggero ripara in Sicilia, i principi normanni trovano improvvisa gloria e possedimenti mai sognati, e Innocenzo può tornare tranquillo a Roma, dove il vescovo Pietro di Porto e Bernardo gli avevano preparato un terreno favorevole in seno alla Curia e al collegio dei cardinali. Nonostante Lotario muoia nel dicembre del 1137, il papa non deve temere un nuovo scontro con Anacleto II chiuso in Castel Sant' Angelo; Ruggero ha i suoi problemi per la riconquista del regno e non può pensare a lui. Oltretutto Anacleto il 25 gennaio del 1138 moriva, togliendo dall'imbarazzo Innocenzo. Il nuovo antipapa, che i Pierleoni si erano sbrigati ad eleggere nella figura del cardinale Gregorio, col nome di Vittore IV, non ha storia; eletto nel marzo, il 29 aprile si fa convincere da Bernardo a rinunciare alla nomina e a pentirsi, riconoscendo papa Innocenzo II. Anche i Pierleoni nel maggio gli rendono omaggio.

Innocenzo poteva così dedicarsi finalmente alla riforma religiosa e convocare nell'aprile del 1139 il decimo concilio ecumenico, "il Lateranense II". È la fine dello scisma; si abrogano gli atti di Anacleto, con la scomunica per Ruggero e la condanna delle dottrine del monaco Arnaldo da Brescia. Questi, espulso dall'Italia, trova riparo e comprensione in Francia presso Abelardo, propugnatore di una fede basata esclusivamente su un accurato esame critico di ciò che veniva affermato. Le sue idee costituivano un attacco alla "verità rivelata", sconvolgendo il tradizionale concetto di fede e andavano condannate come eretiche. È quanto accade nel concilio di Sens del 1140, con una requisitoria tenuta da Bernardo di Chiaravalle; invano Abelardo si appella al papa, che conferma il verdetto e ordina il silenzio perenne su di lui.

Intanto Ruggero premeva dal sud per la riconquista dei territori perduti e il riconoscimento della sua monarchia; è guerra senza tregua, di fronte alla quale i principi di scarsa levatura militare e politica creati da Innocenzo non sanno opporsi. Nel luglio del 1139 il papa deve cedere e confermare "all'augusto e famoso sovrano" e ai suoi eredi il regno di Sicilia, Puglia e Calabria, comprendente anche il territorio di Capua, che veniva così tolto al duca normanno, nonostante le sue proteste. Quando anche il duca bizantino di Napoli si arrenderà a Ruggero, verrà a costituirsi nella sua integrità un regno d'Italia meridionale sotto la completa dominazione della stirpe normanna.

L'ultimo periodo del pontificato di Innocenzo II fu angustiato dalla rivolta della città di Tivoli, che aspirava ad un'amministrazione municipale autonoma rispetto a quella di Roma; era un problema di ordine civile, in cui si sentirono coinvolte le forze laiche romane che volevano punire Tivoli con la distruzione della cittadina; l'assedio si verificò nel 1142 e gli abitanti di Tivoli si arresero, ma non ai Romani, bensì al papa, giurandogli fedeltà. E per questo Innocenzo si oppose alla vendetta desiderata dai suoi sudditi; la conseguenza del rifiuto fu un'insurrezione violenta del popolo romano che, ritrovando lo spirito democratico che aveva guidato a suo tempo la rivolta capeggiata da Alberico, arrivò a ristabilire l'antico Senato sul Campidoglio e a decretare ancora una volta la fine sia pur temporanea del potere pontificio in Roma. Si affermava una vera e propria repubblica, nello spirito comunale che andava diffondendosi dalla Lombardia nel resto d'Italia; era una data storica nel ridestarsi di uno spirito laico nella Roma papale.
In mezzo a questi tumulti, Innocenzo II moriva il 24 settembre del 1143; veniva sepolto in Laterano ma, sette anni dopo, le sue spoglie erano tumulate in Santa Maria in Trastevere, una basilica che egli aveva provveduto a restaurare ed arricchire di mosaici.