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DIALETTO ROMANESCO
glossario
espressioni e modi di dire esclamazioni ed interiezioni

IN QUESTA PAGINA

  • 6 - il raddoppio di consonanti
  • 7 - elisioni ed accorciamenti
  • 8 - il vocativo
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    1. IL RADDOPPIO DI CONSONANTI

      Il suono del romanesco è più duro dell'italiano: i vocaboli che iniziano per consonante + vocale, se precedute da vocale, spesso enfatizzano la suddetta consonante rinforzandone il suono.
      Alcuni esempi:

      qualche cosa
      e poi
      se proprio
      con tanta fatica
      un uomo buono

      quarche ccosa
      e ppoi
      si ppropio
      co ttanta fatica
      un omo bbono

      Le regole che disciplinano l'uso del raddoppio sono estremamente complesse, essendo basate sulla combinazione di fonetica e grammatica.

      • Il raddoppio non avviene se la vocale che precede la consonante appartiene ad articoli, aggettivi, pronomi personali e dimostrativi, numeri:

        la casa; le case
        bella casa; belle case
        la mia casa; la tua casa
        questa casa; queste case
        una casa; due case

        la casa; le case
        bella casa; belle case
        la mi' casa; la tu' casa  (cfr. ELISIONI)
        sta casa; ste case
        'na casa; du' case

      • Fa eccezione la consonante "b", per la quale il raddoppio ha luogo in ogni caso:

        la barca; le barche
        bella barca; belle barche
        la mia barca; la tua barca
        questa barca; queste barche
        una barca; due barche

        la bbarca; le bbarche
        bella bbarca; belle bbarche
        la mi' bbarca; la tu' bbarca
        sta bbarca; ste bbarche
        'na bbarca; du' bbarche

      • Il raddoppio solitamente avviene se la vocale precedente appartiene ad una preposizione o ad una congiunzione:

        a casa
        per casa
        che casa!
        giardini e case

        a ccasa
        pe ccasa
        che ccasa!
        giardini e ccase

      • Dopo le preposizioni "da" e "di" (romanesco de), però, il raddoppio non avviene:

        da casa a casa
        di casa

        da casa a ccasa
        de casa

      • Se la vocale appartiene ad un verbo, c'è raddoppio solo quando questa in romanesco è accentata (a tale riguardo si tengano in considerazione le differenze di inflessione verbale con l'italiano):

        è casa mia
        era casa mia
        sarà casa mia
        è stata casa mia
        comprare casa
        pulire casa
        vendere casa

        è ccasa mia
        era casa mia
        sarà ccasa mia
        è stata casa mia
        comprà ccasa
        pulì ccasa
        vénne casa


      Il raddoppio di alcune consonanti si rende graficamente in modo particolare:

      • Se ad essere rinforzata è la lettera "q", molti autori preferiscono scrivere cq... (in ottemperanza all'ortografia italiana) o persino omettere il raddoppio, piuttosto che scrivere qq...:

        se qualcuno di voi
        ma quando si parte?

        si cquarcuno de voi oppure si quarcuno de voi
        ma cquanno se parte? oppure ma quanno se parte?

      • Se la lettera "s" dev'essere rinforzata, può diventare "z" se è preceduta da consonante (cfr. anche CAMBIO DI "S" CON "Z"):

        il sonno
        un soldo
        nel sugo
        col signore

        er zònno (ma anche er sònno)
        un zòrdo (ma anche un sòrdo)
        ner zugo (ma anche ner sugo)
        cor ziggnore (ma anche cor siggnore)

      • Se "s" segue una vocale, raddoppia come qualsiasi altra consonante:

        si può sapere
        se sento qualcuno
        quattro e sette, undici

        se pò ssapé
        si ssento quarcuno
        quattr'e ssette, undici

        Tale regola non è affatto rigorosa, e anzi è sempre più invalso l'uso di abbandonare la grafìa "ss" all'inizio del vocabolo, ma viene comunque pronunciata come se lo fosse.

      • Anche il gruppo "gn" può raddoppiare, e il suo suono viene reso graficamente con ggn, sebbene la combinazione vocale + gn... in romanesco occorra assai di rado :

        gli gnocchi

        li ggnocchi


      Il raddoppio viene spesso applicato anche in altre parti del vocabolo:

      vocabolario
      roba
      accelerato
      Michele
      ognuno
      moltiplicato
      numero

      vocabbolario (...un classico del dialetto romanesco)
      robba (un altro classico)
      accellerato
      Micchele
      oggnuno
      moltipplicato
      nummero

      In alcuni gruppi il raddoppio avviene costantemente, almeno dal punto di vista della pronuncia.

      • In "gn", la "g" raddoppia (come già detto sopra):

        ragno
        campagna
        pigna
        Agnese

        raggno
        campaggna
        piggna
        Aggnese

      • I vocaboli terminanti in ...izio, ...izia, ...izie, ...izi, raddoppiano la "z":

        esercizio
        amicizia
        vizi
        pulizia

        esercizzio
        amicizzia
        vizzi
        pulizzia

        Ciò non accade, invece, se la "z" è preceduta da consonante (solitamente "n"): mercanzia, dolenzia, ecc. rimangono tali.

      In un minor numero di casi, è una doppia consonante nella parola italiana a divenire singola in romanesco:

      uccello
      davvero
      quattrini

      ucello
      davero
      quatrini (o quadrini)


      DIALETTO MODERNO
      Le consonanti doppie all'inizio di vocabolo non vengono più scritte, ma sono comunque pronunciate con forza, enfatizzate. È anche invalsa la tendenza ad abbandonare alcuni raddoppi enfatici all'interno vocabolo, ma anche in questo caso il suono ne è rimasto integro.
      Al contrario, un curioso cambiamento occorso è il dimezzamento della doppia "r", che si incontra in molti vocaboli:

      terra
      guerra
      carrettiere
      terrazzo
      errore

      tera
      guera
      carettiere
      terazzo
      erore


      (romanesco classico: terra, invariato)
      ( " " )
      ( " " )
      ( " " )
      ( " " )

      Anche fra i romani, in molti erroneamente ritengono che questo sia un fenomeno di pronuncia "innato" del romanesco; in realtà è venuto affermandosi solo dagli inizi del XX secolo, non trovandosene alcuna traccia nei Sonetti di G.G.Belli (secolo precedente), cominciandosi a notare nelle opere di Trilussa, e divenendo ancor più evidente nei monologhi di Ettore Petrolini.





        1. ELISIONI ED ACCORCIAMENTI

          Molti vocaboli subiscono una perdita dell'ultima lettera, solitamente una vocale, quando sono seguiti da altro suono. Altri, invece, subiscono elisioni al principio. In tutti i casi si tratta di modifiche atte a rendere foneticamente più cadenzata la pronuncia, o ad eliminare alcuni gruppi consonantici che i romani non pronunciano volentieri (vedi anche SOSTITUZIONI DI LETTERE E GRUPPI).

          • La preposizione per è sempre accorciata in pe (eventualmente rinforzata in ppe): per mangiare e per bere diventa pe mmaggnà e ppe bbeve; ecc.
            In tempi più recenti si tende ad usare l'apostrofo, nella forma pe' (una vera elisione).

          • Gli aggettivi possessivi mio, tuo e suo sono sempre elisi in mi', tu', su' se precedono l'oggetto o la persona posseduti:

            il mio libro
            le tue sorelle
            il suo giardino

            er mi' libbro
            le tu' sorelle
            er su' ggiardino (su' non è mai espresso zu')


          • I pronomi questo, questa, questi, queste, subiscono solitamente un'aferesi: 'sto, 'sta, 'sti, 'ste:

            questi fatti
            questa casa e questo giardino

            'sti fatti
            'sta casa e 'sto giardino


          • Diversi vocaboli, e soprattutto le inflessioni verbali, vengono elisi quando seguiti dalla preposizione a e dai suoi composti al, alla, ecc. (cfr. anche il paragrafo I VERBI):

            stanno a casa
            vengo a mangiare da voi
            quando alla sera fa buio
            andavamo a scuola
            grazie al cielo li ho trovati
            l'ha detto a mia suocera
            stavano al mare

            stann'a ccasa
            veng'a mmaggnà dda voi
            quann'a la sera fa bbuio
            annavam'a scola
            grazzi'ar cèlo l'ho ttrovati
            l'ha dett'a mmi sòcera
            staven'ar mare

            Non tutte le inflessioni, però, seguono questa regola: ne sono esentate soprattutto quelle monosillabiche:

            vieni a dormire
            sta a Viterbo
            lo do' a tuo fratello

            viè a ddormì
            sta a Vviterbo (pronunciato come se fosse un'unica "a")
            lo do' a ttu' fratello

            Ne sono esentate anche quelle inflessioni (soprattutto quelle tronche) o quei vocaboli che, se venissero elisi, risulterebbero incomprensibili:

            mangerò a casa
            gli parlerà al telefono
            non va più a scuola
            se a mezzogiorno vieni qua

            maggnerò a ccasa
            je parlerà ar telefono (pronunciato come un'unica "a")
            nun va ppiù a scola
            si a mmezzoggiorno venghi cqua

            Invece, se al verbo è unita una particella pronominale, la preposizione a causa sempre l'elisione di quest'ultima:

            portalo a casa
            andiamoci a divertire
            spingiamolo a turno
            stalla a sentire
            vienimi a cercare

            portel'a ccasa
            annames'a ddivertì
            spiggnémel'a tturno
            stall'a ssentì
            viemm'a ccercà

            Tale elisione non sempre si applica al dialetto scritto, ma nel dialetto parlato la pronuncia rimane quella anzidetta.


          • L'avverbio dove subisce un'elisione, ma solo dopo essere stato "allungato", ed esiste quindi in diverse forme:






            1. IL VOCATIVO

              Nella lingua parlata la frase viene aperta molto frequentemente da una locuzione vocativa. Se questa è rivolta ad una persona specifica, la forma più usata è quella in cui il nome dell'interlocutore, troncato alla penultima sillaba, è preceduto dalla particella vocativa a (equivalente all'italiano o):

              Signore,...
              Ragazzi,...
              Piero,... (o Pietro,...)
              Giovanni,... (o Giovanna,...)

              A siggno',...
              A rega',...
              A Pie',...
              A Giova',... (o A Giuva',...)

              Spesso la vocazione viene ulteriormente rafforzata anteponendovi la particella ahó... (che equivale a ehi...):

              Ehi, Francesco,...
              Ehi, signore...
              Ehi, ragazzi...

              Ahò, a France',....
              Ahó, a siggno'...
              Ahó, a rega',...




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