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DIALETTO ROMANESCO
glossario
espressioni e modi di dire esclamazioni ed interiezioni

IN QUESTA PAGINA

  • 3 - dittonghi e trittonghi
  • 4 - la pronuncia delle sillabe "ce" e "ci"
  • 5 - sostituzioni di lettere e gruppi
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    1. DITTONGHI E TRITTONGHI

      Tre vocali all'interno di una medesima sillaba non sono compatibili con la pronuncia romanesca, che ama i suoni cadenzati, e che quindi interviene sui dittonghi e i trittonghi accorciandoli o alterandoli di conseguenza:

      miei
      tuoi
      suoi
      i libri tuoi
      i miei parenti

      mia
      tua o tui
      sua o sui
      li libbri tua (o li libbri tui)
      li parenti mia

      Talora la regola viene applicata anche ai plurali nostri e vostri (più per associazione fonetica con i precedenti che per reale difficoltà di pronuncia):

      i soldi vostri
      i nostri amici

      li sordi vostra, ma anche spesso li sordi vostri
      l'amichi nostra, e più spesso l'amichi nostri

      Altri vocaboli contenenti sillabe con tre vocali, o anche semplicemente il dittongo "...uo...", vengono spesso accorciati eliminando l'ultima vocale prima dell'accento:

      aiuola
      puoi
      tuoni

      aiòla
      pòi
      tòni
      (si noti come la grafìa romanesca usi in questi casi una ò (con accento grave).
      In altri casi il vocabolo viene parzialmente modificato: bue, buoi bove, bovi

      bue, buoi

      bove, bovi

      Alcune volte anche altri dittonghi vengono spezzati, se il loro suono è molto diverso (ad esempio i dittonghi "...au...", "...io...", ecc.), mediante l'inserimento di una consonante:

      paura
      piòlo
      Paolo

      pavura
      piròlo
      Pavolo

      Infine, in qualche caso dal dittongo viene rimossa la vocale non accentata:

      miele

      mèle
      Tuttavia quest'ultimo cambio non avviene spesso, e molti altri vocaboli (ad esempio piede, bianco, fiato, ecc.) restano tali e quali.
      (cfr. anche dopo, CAMBIO DI I CON R)





    2. LA PRONUNCIA DELLE SILLABE "CE" E "CI"

      All'interno delle parole, il gruppo "ce" viene pronunciato in modo scivolato, come "sce", e alcune volte persino scritto come tale:

      cena
      aceto
      piacere


      si pronuncia (e talora è scritto)
      si pronuncia (e talora è scritto)
      si pronuncia (e talora è scritto)

      scéna
      ascéto
      piascére

      Anche la sillaba ci ha un suono abbastanza scivolato rispetto a quello che ha in italiano, ma non è mai scritta "sci":

      amici
      acido
      cipolla

      amici (ma pronunciato "amisci")
      acido (ma pronunciato "ascido")
      cipolla (ma pronunciato "scipolla")

      Quando ci è da solo (nel senso di "ivi") diventa ce, e il suo suono è un po' meno scivolato del solito: ci stava diventa ce stava (comunque mai scritto sce stava).

      Al contrario, il suono di "ce" o "ci" non è quasi affatto scivolato quando la "c" è doppia: annacce ("andarci"), acciaccà ("schiacciare"), ecc.




    3. SOSTITUZIONI DI LETTERE E GRUPPI

      In molti vocaboli si verificano alcuni cambi di lettera, quando i fonemi di cui fanno parte hanno un suono poco confacente alla pronuncia romanesca.

      • cambio di L con R
        Nelle parole in cui la lettera "l" precede una consonante, la prima normalmente diviene "r" (sempre pronunciata molto dura e arrotata):

        calcio
        almeno
        falce
        alto

        carcio
        arméno
        farce
        arto

        Ciò vale anche per i monosillabi che terminano in "l":

        il
        al
        quel
        col

        er
        ar
        quer
        cor

        In alcuni casi "l" diventa "r" anche quando è preceduta da una consonante, singola o doppia:

        plico
        flemma
        applicare

        prico
        fremma
        appricare (non sempre)

        Tale cambio non avviene mai, invece, se la "l" è doppia: palla, collo, ecc. rimangono tali e quali.

        Un'eccezione è costituita dalla parola altro che cambia in antro, con "n", anche se nel romanesco moderno è frequente la forma artro, ecc..
        Anche il femminile e i plurali cambiano nello stesso modo:

        altro
        altra
        altri
        altre

        antro
        antra
        antri
        antre


      • cambio di ND con NN e di LD con LL
        Questi gruppi cambiano semplicemente per comodità di pronuncia:

        quando
        andato
        mando
        altre

        quanno
        annato
        manno
        antre

        Similmente, caldo di solito diventa callo (ma in accordo al suddetto cambio di "l" con "r" potrebbe di rado diventare cardo ), ecc. Il cambio avviene anche nelle parole composte contenenti "caldo" o "calda":

        scaldaletto
        riscaldato
        caldarroste

        scallaletto
        riscallato o ariscallato (vedi anche VERBI)
        callarroste (anche dette callalésse)

        In altri vocaboli, invece, il gruppo "ld" diventa "rd", secondo la regola precedente descritta:

        falda
        soldi

        farda
        sòrdi


      • cambio di I con E (e viceversa)
        In molti monosillabi contenenti la "i", questa diventa "e":

        il
        di
        ti
        ci

        er (e la "l" cambia anche in "r", secondo quanto sopra)
        de
        te
        ce

        Anche i vocaboli dito, dita in romanesco diventano deto, deta.

        Anche si (riflessivo) diventa se; al contrario, se (condizionale) diventa si:

        se si scrive
        se ci si rompe

        si se scrive (anche scritto si sse scrive)
        si ce se rompe (anche scritto si cce se rompe)

        La "i" cambia in "e" anche nelle seguenti particelle pronominali:

        mi
        ti
        gli
        ci
        vi

        me
        te
        je (vedi CAMBIO DI GL CON J)
        ce (come già detto)
        ve


      • cambio di S con Z
        Quando un vocabolo comincia con "s" seguita da una vocale, talora prende un suono enfatico e diventa "z" (sempre pronunciata dura, come "ts"), particolarmente quando preceduta da monosillabi terminanti per consonante (er, in):

        il soldato
        il sugo
        sul tetto

        er zordato
        er zugo
        in zur tetto (vedi anche PREPOSIZIONI COMPOSTE)

        Questo cambio è l'equivalente per la lettera "s" del rinforzo iniziale che alcuni vocaboli subiscono mediante un effettivo raddoppio di consonante, fenomeno descritto nel paragrafo successivo.
        Va sottolineato come l'uso grafico di "z" al posto di "s" sia andato rapidamente affievolendosi, ed è oggi pressoché scomparso, sebbene nel dialetto parlato la pronuncia enfatica sia rimasta intatta.


      • cambio di GLI e di LI con J
        Per comodità di pronuncia il gruppo "gli" si trasforma in "j" (che, come anche in italiano, è pronunciata come una "i" molto scivolata):

        figlia
        paglia
        gli
        consiglio

        fija
        paja
        je (altro monosillabo che cambia "i" con "e")
        consijo (o conzijo)

        In un numero limitato di vocaboli, anche il gruppo "li" cambia in "j" (quando il suo suono è simile a "gli"):

        olio
        italiano

        ojo
        itajano (spesso, ma non sempre)


      • cambio di I con R
        Nei seguenti gruppi "...aio", "...aia", "...aie", "...ai" (più correttamente "...aii", o "...aî"), la "i" si trasforma in "r":

        un paio
        portinaî
        cucchiaio
        macellaio

        un paro
        portinari
        cucchiaro (cfr. anche DITTONGHI E TRITTONGHI)
        macellaro

        Ci sono tuttavia delle eccezioni: guaio non cambia affatto, saio idem, ecc.

        Anche nei gruppi "...iolo", "...iola", "...ioli", "...iole", la "i" diventa "r", ma quasi esclusivamente nei vocaboli che indicano un'attività lavorativa: ad esempio vinaiolo diventa vinarolo. Ma ciò non avviene sempre: ad esempio paiolo rimane tale e quale.

        Questa forma in ...rolo, ...rola ecc. è usata molto spesso per vocaboli esprimenti un'attività (particolarmente se lavorativa), anche se il corrispettivo italiano non termina in ...iolo, ecc.:

        fruttivendola
        pescivendoli
        pollivendolo

        fruttarola (come dire "fruttaiola")
        pesciaroli
        pollarolo

        Anche alcuni aggettivi denotanti una qualche attività hanno forme in "...olo": ad esempio, cagnarolo è colui che fa cagnara (cioè "rumore, chiasso"), ecc.


      • cambio dei gruppi GIO - GIA con CIO - GIO o GGIO - GGIA
        In alcuni vocaboli romaneschi, i gruppi "cio" e "cia" (dal suono molto scivolato) prendono il posto dei gruppi "gio" e "gia". Più spesso, però, in assenza di tale corruzione gli stessi gruppi tendono a raddoppiare la prima lettera del gruppo in "ggio" e "ggia".

        fagiolo
        Ambrogio
        bugìa
        ma...
        fregio
        prigione
        grigia

        faciòlo (pronunciato quasi "fasciòlo")
        Ambròcio (pronunciato quasi "Ambròscio")
        bucìa (pronunciato quasi "buscìa")

        freggio
        priggione
        griggia

        È interessante osservare come l'etimologia del noto vocabolo fròcio, che a Roma (e non solo) ha assunto il significato di "omosessuale", secondo diversi autori deriverebbe da "frogia", ovvero "narice", secondo la medesima corruzione fonetica. Il perché di tale curiosa associazione anatomica è fatto risalire agli esponenti della Guardia Svizzera del papa (ovvero i "giannizzeri" o "sguizzeri", non troppo benvoluti dai romani), nei cui tratti somatici le narici sono spesso più larghe di quelle mediterranee, e le cui tendenze sessuali erano ...messe in discussione dal volgo nostrano, come traspare dal sonetto di G.G.Belli La pisciata.

        Se gli stessi gruppi sono preceduti da una consonante, non si verifica alcun cambio: "marcio", "ascia", "laccio", ecc. rimangono invariati. Solo i vocaboli in cui tale lettera è "n" ("...ngio", "...ngia") configurano i casi descritti nel paragrafo seguente.


      • inversione di NG
        Il gruppo "ng" seguito dalla "i" o dalla "e" spesso si inverte diventando "gn", talora rinforzato in "ggn":

        piange
        spingeva
        stringete

        piagne (o piaggne)
        spigneva
        strignete

        Quando "ng" è seguito da "i" or "hi", questi ultimi si perdono:

        mangiata
        stringi
        unghie

        magnata (o maggnata)
        strigni(o striggni)
        uggne (o più spesso oggne)

        Se invece è seguito da altre vocali o altri gruppi, non cambia: vanga rimane com'è, e Ungheria diventa Ungaria (ma "ng" rimane tale).


      • cambio di UO con O
        Come sopra, il gruppo "uo" è troppo...difficile per i romani, che lo contraggono in "o":

        cuore
        buono
        uovo
        vuoto

        core
        bono
        ovo
        vòto

        In tutti questi vocaboli la lettera "o" si pronuncia molto aperta: si usa la ò con accento grave, per distinguere quelle forme che, con la ó acuta, abbiano un secondo significato (per esempio vòto ~ vóto, ecc.).
        Il cambio non avviene nei monosillabi, come tuo e suo, che restano invariati (ma solo se non sono seguiti dall'oggetto o dalla persona posseduti, cfr. il paragrafo ELISIONI).


      • cambio di O con U (e viceversa)
        In un certo numero di casi, se in italiano la "o" è molto stretta, in romanesco diventa "u":

        non
        foglietta (tipica misura di vino)
        giocare

        nun
        fujetta (notare il cambio di "gl" con "j")
        giucà (oggi è più usato giocà)

        In altri casi accade l'opposto:

        fungo
        unghia

        fongo
        ogna od oggna (si noti il cambio di "nghi" con "ggn")


      • cambio di R con una consonante (raddoppiata)
        Quando la "r" è l'ultima lettera di un verbo all'infinito seguito da una particella pronominale ("mi", "ti", "lo", "la", "ci", "vi", "li", "le") o riflessiva ("si"), questa si trasforma di solito nella prima consonante della particella, che viene così raddoppiata:

        vederti
        portarlo
        costruirci

        vedette ("ti" diventa "te")
        portallo
        costruicce ("ci" diventa "ce")

        Solo nel caso in cui la particella che segue il verbo sia gli, le o loro (il cui corrispondente romano è per tutte je), la "j" non viene raddoppiata ma il suo suono è forte, pronunciato come se la "j" fosse doppia:

        costruirgli
        portarle
        dar loro

        costruije
        portaje
        daje

        Un'altra eccezione è rappresentata dai verbi della seconda coniugazione con accento sulla terzultima sillaba, come prendere, spingere, cuocere, stringere, credere, ecc. ecc., ma anche quei pochi verbi che in romanesco "spostano" l'accento della forma italiana (ad esempio: bere , che per i romani diventa beve, dalla forma arcaica bévere). Tutti questi verbi perdono semplicemente la "r" senza raddoppiare la consonante:

        prenderla
        crederci
        bersi

        prendela
        credece (si noti un altro cambio di "ci" in "ce")
        bévese (con cambio simile al precedente)


      QUADRO SINOTTICO DELLE PRINCIPALI SOSTITUZIONI
      sostituzione
      da L ad R
      da I ad E
      da S a Z
      da ND a NN
      da GLI o LI a J
      da I ad R
      da GIO - GIA a CIO - CIA
      da GIO - GIA a GGIO - GGIA
      da NG a GN
      da UO a O
      da O ad U (e vv.)
      da R a doppia consonante
      salto
      vi
      penso
      mandato
      quaglia
      carbonaio
      fagiolo
      fagiano
      attinge
      cuoco
      non
      lavarle
      sarto
      ve
      penzo
      mannato
      quaja
      carbonaro
      faciòlo
      faggiano
      attigne
      còco
      nun
      lavalle



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