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La chiesa di S. Stefano del Cacco è ubicata dove sorgeva
nell'antichità l'Iseo Campense, uno dei templi romani dedicati alla dea
Iside. Il campanile si fa risalire al 1160, ossia all'epoca in cui la
chiesa, costruita all'epoca di Pasquale
I (817-824), fu ampliata per volontà dei nipoti di papa Innocenzo
II, Quinzio e Nicola Papareschi. La torre campanaria oggi non è più
visibile dall'esterno, perché inglobata nel 1607 dal Convento dei Padri
Silvestrini. Dei suoi quattro piani sono ora visibili solo gli ultimi tre:
sono aperti a trifore, per la maggior parte tamponate, sottese a una
doppia ghiera. I piani sono scanditi da cornici costituite da fasce di
laterizi, a denti di sega e orizzontali, separati da una fila di
modiglioni. L'edificio si conclude con una cuspide piramidale sulla quale
è posta una pigna di marmo bianco, a cui di deve l'antico appellativo "de
Pinea" e che rimanda a quella di bronzo conservata al Vaticano che ha dato
il nome al rione "Pigna". L'altro cognome "del Cacco" deriva invece da una
statua del dio Thot, che doveva essere posta nei dintorni a ornamento
dell'Iseo e che fu erroneamente interpretata come l'immagine di un macaco
(da qui la storpiatura in Cacco); la statua è oggi conservata ai Musei
Vaticani. L'edificio fu malamente restaurato nel 1835. La cella campanaria
conserva una campana del 1480.
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