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S. Stefano del Cacco
Rione Pigna, via S. Stefano del Cacco |
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Nell'area corrispondente alla chiesa di S. Stefano, nel 43 a.C. fu edificato un
sartuario dedicato a Iside (l'Iseo Campense). Tale santuario
consisteva in un grande recinto rettangolare di m. 240x60, chiuso sui tre
lati a portico colonnato e sul quarto lato (il corto meridionale) da una
grande esedra porticata con al centro la cella absidata della dea.
Provengono dall'Iseo vari oggetti bronzei (come la famosa Pigna oggi in Vaticano), numerosi obelischi e varie statue sparse per Roma: la Madama Lucrezia di piazza S. Marco, il grande piede di via del Pie' di Marmo, la gatta di Palazzo Grazioli, i leoni neri alla base del Campidoglio. E poi una statua del dio Thot, tradizionalmente raffigurato con la testa di cane: ora, proprio questa statua cinocefala - che rimase in questa zone del rione Pigna fino al 1562 (oggi è conservata nei Musei Vaticani) fu interpretata nel Medioevo come un macaco, da cui deriva il particolare toponimo cacco della chiesa di S. Stefano. La chiesa sorse esattamente sui resti della cella absidata dedicata a Iside. Fu restaurata nel IX secolo al tempo di Pasquale I (la cui effigie con la chiesa in mano si vedeva nel mosaico absidale distrutto nel 1607) e di nuovo nel XII secolo, come risulta da una iscrizione del 1162 che ricorda l'arciprete Giovanni. Di questo periodo è il campaniletto a quattro piani che è stato incorporato nel 1607 nel vicino monastero. Coeva è anche l'abside a cortina che si può vedere, con il campanile, dalle case adiacenti. Nel 1563 la chiesa fu concessa da Pio IV ai Silvestrini che nel 1607 la restaurarono e che tuttora la officiano. Altri restauri si ebbero nel 1725 e nel 1857. L'interno, di tipo basilicale, presenta tre navate spartite da dodici colonne di spoglio. I capitelli appartengono al restauro settecentesco. All'inizio della navata destra si conserva la tomba di Bartolomeo Belletrani (sec. XIV), su frammento di pluteo paleocristiano, sul quale sono state aggiunte croci mosaicate. |