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Tarquinio Prisco
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Ad Anco Marzio successe un Re etrusco, Tarquinio,
detto Prisco,
(= "antico" rispetto al
successivo Tarquinio "il Superbo"), e
questo fu un passaggio importante, un elemento di rottura rispetto al
passato in cui l’alternanza tra Re latini e sabini aveva escluso
completamente dal potere, anche senatoriale, la tribù dei Luceri, di origine
etrusca.
Viene quindi naturale pensare che nel momento di massima espansione
della loro civiltà, gli etruschi finirono per imporre alla città di Roma
una sorta di amministrazione controllata, trovando il modo di far
eleggere un proprio magistrato alla massima carica; del resto Roma si
trovava proprio al centro delle loro rotte verso il sud dove avevano già
colonizzato alcune città della Campania.
La storia come ci è stata tramandata ci parla di un re regolarmente
eletto dal senato Romano in virtù dei suoi particolari meriti.
Tarquinio Prisco era un principe etrusco, un Lucomone, di
origini greche ed aveva fatto la sua fortuna sposando la ricca
Tanaquilla, figlia di un nobile commerciante di Tarquinia di nome
Demarato. Fu
proprio Tanaquilla a convincere suo marito a trasferirsi a Roma e lo
stesso diventò un protetto di Anco Marzio, finanziando con i suoi ingenti
capitali gran parte delle opere pubbliche realizzate dal Re sabino.
Iscritto alla tribù dei Luceri assunse i nomi di Lucio
Tarquinio e riuscì a farsi così tanto apprezzare dai romani, da farsi
eleggere Re alla morte del suo protettore.
Secondo quanto sostenuto da Tito Livio fu il primo ad agire in modo
da assicurarsi l’elezione, ingraziandosi vasti strati della popolazione.
Attraverso una vera e propria campagna elettorale riuscì ad ottenere
l’appoggio della plebe che nel frattempo era cresciuta nella città
ed includeva ora i nuovi artigiani
e commercianti etruschi che, pur non avendo diritti politici, avevano una
grande disponibilità di denaro.
L’elezione dell’etrusco rappresentò un ulteriore elemento di
rottura rispetto al passato e cioè il passaggio da una monarchia in
cui il re esercitava il potere esecutivo, applicando le decisioni prese
dal Senato e dalle Assemblee Curiate, ad una monarchia di tipo assoluto
in cui le altre istituzioni venivano di fatto esautorate.
E questo potere Tarquinio Prisco lo dimostrò anche in modo
simbolico; si fece infatti costruire una reggia, sedeva in un trono,
indossava una corona e nelle mani aveva uno scettro con sopra il simbolo
dell’aquila. Si faceva sempre precedere da alcuni giovani, i littori,
che portavano dei fasci di verghe con delle scuri, la rappresentazione del
potere. Il corteo reale era preceduto addirittura da alcuni
bastonatori che avevano lo scopo di liberare la strada a furia di
legnate.
Tarquinio Prisco fu un Re guerriero e durante il suo regno
conquistò gran parte del Lazio, della sabina e non disdegnò neanche di
combattere con città etrusche come, ad esempio, Cere. Fu anche lui ad
ideare una lega tra dodici città etrusche portando sempre di più Roma
sotto l’influenza di questa civiltà, candidandola però ad un ruolo da
protagonista.
Tarquinio si dimostrò anche un abile urbanista, trasformando
capanne in abitazioni e vicoli fangosi in strade praticabili. Sotto di
lui, Roma fece un grande balzo in avanti grazie alle tante opere pubbliche
realizzate tra le quali si ricorda, la “cloaca massima”, che
permise il definitivo prosciugamento della valle del Foro, soggetta a
continui allagamenti; la definitiva sistemazione del Circo Massimo.
Ma tutto ciò non bastava alle nobili famiglie romane di stirpe
latino-sabine che si vedevano sempre più esautorate dal potere e così
Tarquinio Prisco, dopo trentotto anni di regno venne ucciso per mano di
due sicari, i figli di Anco Marzio, che con questo gesto si vendicavano
del fatto di essere stati, a loro giudizio, “scippati” del regno del
padre. La vedova di Tarquinio Prisco, Tanaquilla, riuscì tuttavia ad assicurare il
trono al figlio Servio Tullio, che fu il primo dei re romani non eletto dal
senato
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