Palazzo Augustale detto
Maggiore (Libro IV) (Pianta B3) (V giorno) (Vista C9)
In questa pagina:
Tavola di Giuseppe Vasi
Com'è oggi
Circus Maximus
Settizodio di Settimio Severo
Torre della Moletta e la Vignola
La Tavola (No. 60 ii)
Vasi apre questo Libro sui Palazzi di Roma con una tavola speciale non numerata dedicata al
"Palazzo" per eccellenza: "Palazzo" viene dal latino, Palatius, corruzione di
Palatinus, con riferimento alla Domus costruita su quel colle da Augusto,
Tiberio e altri Imperaratori. Nel XVI secolo i Farnese costruirono
sul Palatino la loro villa, gli Orti Farnesiani.
La vista è presa dal punto segnato in verde nella piantina del 1748, sotto.
Nella descrizione sotto la tavola Vasi faceva riferimento a : 1) Rovine del vecchio Palatius
e Orti
Farnesiani; 2) Fienili costruiti sulle rovine del Circo Massimo; 3) S.
Maria de' Cerchi. La piantina mostra anche 4) il Settizodio; 5) Edifici barocchi dietro
S.
Anastasia; 6) Torre della Moletta; 7) La Vignola.
 
Oggi
La vista è presa dal lato nord dell'Aventino ed è quasi la medesima anche
per quanto riguarda le rovine, mentre nell'avvallamento tra i due colli la forma
del Circo Massimo oggi è più chiaramente visibile. La piccola cappella di S. Maria de'
Cerchi è andata perduta.
Circo Maximo
Il lungo e stretto avvallamento tra il Palatino e l'Aventino
forniva una sede naturale per le corse.
Secondo quanto racconta Tito Livio, la prima corsa risale ai tempi di Tarquinio
Prisco, mentre l'ultima ebbe luogo nel 549 quando Roma fu occupata dai Gori e il loro
re Totila cercò di guadagnarsi il favore dei Romani. Il Circo fu costruito e distritto
diverse volte. I due obelischi usati come estremi si trovano ora in Piazza del Popolo e in Piazza S. Giovanni. A sinistra
si può vedere un interessante edificio barocco vicino a S. Anastasia.
Negli anni Trenta l'area fu ripulita di tutte le costruzioni
(incluso il vecchio gasometro di Roma) e l'antica forma fu resa di nuovo visibile.
L'ampio spazio aperto è oggi meta preferita di coloro che fanno jogging, ma recentemente
si è rivelato luogo ideale per manifestazioni e scioperi contro le nuove politiche del lavoro
(Marzo 2002 - vedi foto sotto) o per il raduno dei tifosi della Roma
che hanno festeggiato il loro terzo scudetto (giugno 2001).
Settizodio di Settimio Severo
L'imperatore Settimio Severo completò i palazzi imperiali sul lato sud con
un grande edificio vicino a Porta Capena, in modo che quelli che entravano a Roma dalla Via Appia
avessero immediatamente la percezione della grandezza dell'Impero Romano.
A questo scopo l'edificio aveva una decorazione spettacolare che in
qualche misura sopravviveva ancora alla fine del '500 e attirò
l'attenzione di Sisto V che pensò bene di riutizzarne le colonne e i
marmi rimasti. Dal Belvedere, una terrazza che dominava il Circo Massimo,
l'Imperatore poteva guardare le corse. La foto mostra il Belvedere e una
veduta sulla rovine dello Stadio sul Palatino.Clicca QUI
per saperne di più sul SETTIZODIO
Torre della Moletta e la Vignola
Col declino di Roma nel VI secolo la rete di canali che portavano le acque
di scolo fino al Tevere non fu più mantenuta in efficienza e piccoli
ruscelli (marrana) si formarono nelle zone abbandonate della
città. Un rivolo relativamente largo proveniente dai colli vicino Albano
attraversava l'avvallamento tra l'Aventino e il Palatino (è visibile
nella piantina del 1748) tanto che vi fu costruito sopra un ponte. Nel XII
secolo l'area apparteneva alla famiglia Frangipane che aveva la sua
fortezza nel Colosseo. La corrente era sfruttata
da una moletta e i Frangipane costruirono una torre per
proteggerla. La torre esiste ancora e dovrebbe ospitare in futuro un
piccolo museo degli scavi operati nella zona. All'estremità del sito
del vecchio circo c'è oggi una grande piazza che fu progettata nel 1911 (e
modificata negli anni Trenta) per offrire un ingresso scenografico ai siti
archeologici disposti lungo la Via Appia. Ciò portò ad allargare
l'avvallamento tra l'Aventino ed il Celio. Un edificio Rinascimentale
molto elegante ai piedi dell'Aventino fu demolito e ricostruito nella
nuova piazza. E' chiamato la Vignola in riferimento all'architetto
del XVI secolo Jacopo Barozzi, detto il Vignola, dalla sua città natale.
Brano
tratto dall'Itinerario di Giuseppe Vasi del 1761 relativo a questa
pagina:
Circo
Massimo, come era anticamenteTutta la valle, che poi
vediamo tra il monte Palatino, e l'Aventino ora occupata da orti, e
rozzi edifizj, era il sito del famoso Circo Massimo, in cui si
facevano li spettacoli, e feste di Romani. Furono queste istituite
da Romolo, allora quando li suoi cittadini cercavano moglie, e però,
come dicemmo, concorrendovi fra gli altri i Sabini colle loro donne,
in un tratto lasciato il giuoco, ognuno de' Romani si provvide di
moglie, perciò restando celebre il ratto delle Sabine appresso di
loro, seguitarono in ogni anno a celebrarne con pubblici giuochi la
memoria nel medesimo luogo. Tarquinio Prisco fu il primo, che
ivi eresse il Circo ornato di portici, che prima facevasi ogni volta
informa di semplici palchi di legno. Giulio Cesare lo ampliò, ed
Ottaviano Augusto lo adornò maravigliosamente; ma poi in tempo di
Trajano, essendo caduto, lo ristaurò, e fecelo maggiore, ed
Eliogabalo lo arricchì di colonne, e d'indorature grandissime,
facendovi ancora il pavimento di una certa sorte di arena di color
d'oro, chiamata crisocolla; vi erano nel mezzo due obelischi egizj;
uno è quello, che vedemmo drizzato sulla piazza del Popolo, l'altro
sulla piazza di s. Gio. Laterano; ed insieme eranvi varie statue, e
tempj; da capo, e da piede eranvi le mete, affinchè i cavalli e
carri potessero correre con metodo; d'intorno era circondato di
sedili, sopra de' quali era un portico di tre ordini con colonne, e
nel difuori vi erano tutte botteghe, e scale da salire, non
essendovi altro, che un solo ingresso nobile, e magnifico. Era
lungo passi 375., e largo 125. e vi capivano duecento sessantamila
persone, senza, che uno impedisse l'altro, e però il popolo vi
andava con più desiderio di vedere la bellezza, e magnificenza del
luogo, che per osservare i giuochi, che vi si facevano, tal volta
con orti, leoni, e simili fiere, ed è rimarchevole, come scrive Aulo
Gellio, che essendovi condannato a combattere contro un leone, un
certo Androdo servo, questo in vece di essere sbranato, fu dalla
fiera accolto, ed accarezzato, del che maravigliatisi gli
spettatori, seppero, che Androdo in una spelonca dell'Affrica
l'aveva guarito da una ferita, e per tre anni continui erano
convivuti insieme; onde quì riconosciutisi rinnovarono l'amicizia:
per lo che Augusto non solamente donò a Androdo la vita, e la
libertà, ma ancora il leone, che egli poi conduceva per la Città
legato con una piccola funicella a guisa di un ciucciarello, ed il
popolo con risa diceva, questo è il leone albergatore dell' uomo, e
quello è il medico del leone. Or di tanta magnificenza non rimane
altro, che alcuni voltoni dalla parte del monte Palatino, ed il nome
alla contrada, che corrottamente dicesi
Santa
Maria a CerchiQuesta piccola cappelletta fu eretta
dalla famiglia Cenci in orrore della ss. Vergine, e sta in custodia
di un Eremita. Quindi lasciando per il ritorno l'osservare i
santuarj, che da questo luogo si vedono sul monte Aventino,
passeremo a mirare le grandi macerie, che si vedono intorno a questa
cappelletta.
Rovine
del palazzo Imperiale detto MaggioreDa quei laceri
avanzi, che si vedono sulla schiena del monte Palatino, si può
facilmente comprendere quanto grande sia stati la mole del palazzo
de' Cesari, e a quanto sia giunto il lusso degl'imperatori Romani,
specialmente di Nerone, il quale per la troppa estensione, e vastità
lo rendè quasi non meno difficile ad abitarsi, che a credersi da noi
le sue magnificenze. Nel vestibolo, o vogliamo dire primo ingresso
vi era il colosso di metallo alto 120. piedi, i portici erano a tre
ordini di logge sostenute da colonne, e si distendevano per un
miglio di cammino; la sala principale, dove si cenava, era rotonda,
ed il soffitto era ornato di stelle, e notte e giorno si rivolgeva,
e sopra a' commensali spargeva fiori, ed acque odorifere; le tavole
erano di avorio, i palchi delle stanze intarsiati di oro con lavori,
e scompartimenti di gemme, e di madreperle; i marmi, i metalli, le
statue, e le ricchezze delle tapezzerie di questo furono tali, che
prese il nome di palazzo Aureo: nondimeno quando Nerone andò ad
abitarlo, disse: io ho pure cominciato ad abitare come uomo. Eravi
in particolare un tempio della Fortuna tutto costruito di alabastro
di tanta chiarezza, che eziandio colle porte chiuse, riluceva come
di mezzo dì. Nell'an 1720. fu scoperta una sala lunga palmi
dugento, e larga cento trentadue, ed era di si superba magnificenza,
e struttura, e sì ornata di statue, di colonne, di marmi,. e di tal
grandezza con due altre parimente nobili, e sorprendenti, che le
sole statue, che stavano nelle nicchie erano alte palmi 22., e
lavorate in basalto egizio, dal che possiamo comprendere di qual
pregio, e valore sia stato il resto. Ora tutte quelle superbe
magnificenze sono ricoperte di orti, e giardini, come dicemmo nella
prima giornata, eretti dal Pontefice Paolo III.
Settizonio
di Settimio SeveroNel fine della valle de' Cerchi sono
delle mole
da macinare il grano, voltate coll'acqua della marrana, la quale
si crede comunemente essere l'antica calabra. Ivi presso fu il
settizonio di Severo, cioè un edifizio con sette piani ornato di
colonne, alcune delle quali erano di porfido, ed altre di marmo
striate. Sino al tempo di Sisto V. ne stette in piedi tre ordini; ma
perchè minacciavano rovina il medesimo Pontefice feceli buttare a
terra, servendosi di quei marmi per altre fabbriche.
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Prossima tavola nel Libro IV: Palazzo
Pontificio sul Quirinale
Tappa successiva nell'itinerario del V giorno: S. Gregorio Magno
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