Conclave
Alla morte di Alessandro VI, il figlio Cesare, sia pure a letto per la malaria ma
con il seguito dei soldati, teneva sotto controllo la situazione in Vaticano;
aveva già provveduto a mettere le mani sul tesoro pontificio e mirava a dominare le sorti del prossimo conclave. A Roma, con il rientro di Orsini e Colonna che tentavano di riprendere il loro antico prestigio, scoppiarono tumulti senza particolari conseguenze. Il collegio dei cardinali temeva principalmente un colpo di mano del Valentino e comunque una sua determinante influenza sul nuovo pontefice; venne a patti con lui e preferì assicurargli un salvacondotto nello Stato pontificio, con la garanzia del mantenimento dei suoi possedimenti in Romagna, e del titolo di gonfaloniere della Chiesa, purché si allontanasse da Roma e il conclave potesse svolgersi con tranquillità. Cesare accettò e si trasferì a Nepi per smaltire la convalescenza.
Fu così che il 16 settembre 1503 entrarono in conclave in Vaticano 38 cardinali;
nel grande contrasto esistente, s'impose una candidatura di transizione, in attesa
del maturare degli eventi. Il 22 settembre fu eletto il cardinale
Francesco Todeschini Piccolomini, che in pratica aveva già un piede nella fossa;
sofferente gravemente di gotta, era così malandato che dopo la sua incoronazione
in S. Pietro, l'8 ottobre, non se la sentì neanche di prendere possesso della basilica
Lateranense. Assunse il nome di Pio IlI.
Vita
Nato a Siena nel 1439, era figlio di una sorella di Pio II,
che lo aveva elevato alla porpora a soli 21 anni; durante il suo lungo cardinalato si
era distinto per la dignitosa condotta e la devozione, in netto contrasto con il resto
del collegio.
Era stato un mecenate nella sua Siena, che aveva arricchito nel duomo di una
splendida biblioteca affrescata, tra gli altri, dal Pinturicchio; non era impegnato
politicamente e questo ne aveva facilitato l'elezione al trono pontificio.
La sua candidatura era stata proprio per questo appoggiata in pieno da
Giuliano della Rovere, che era convinto di poter manovrare a suo modo quel papa malato
per il breve periodo che avrebbe potuto regnare. Ma questo amante della pace non intese
prender posizione nei confronti di Cesare Borgia, come forse il della Rovere avrebbe desiderato, e arrivò addirittura nella sua ingenua bontà ad accogliere la richiesta del Valentino di tornare a Roma.
"Non avrei mai creduto di sentir compassione per il duca; eppure la trovo vivissima", osservò a questo proposito. "I cardinali spagnoli hanno interceduto per lui e mi hanno detto che egli è gravemente ammalato e che non può più guarire. Desidera ardentemente tornare a Roma per esalarvi l'ultimo respiro; gli ho concesso questa grazia." Ma Cesare era guarito e come! Una volta tornato, si trincerò da padrone in Castel S. Angelo; invano gli Orsini e i Colonna insistettero presso Pio III perché ne ordinasse la cattura. "Non auguro nulla di male al duca", rispose il papa, "giacché è dovere del papa essere misericordioso con tutti; ma vedo che finirà male dinanzi al giudizio di Dio." E condannò qualsiasi azione fosse intrapresa contro il "diletto figlio Cesare Borgia di Francia, duca di Romagna e di Valenza, gonfaloniere della Chiesa".
Quando Pio III si mise definitivamente a letto, Orsini e Colonna tentarono un colpo
di mano per eliminare il Borgia, ma andò a vuoto. Il 18 ottobre 1503 il papa moriva;
secondo un cronista dell'epoca fu assassinato con un veleno propinatogli, a quanto pare,
da Pandolfo Petrucci, signore di Siena, considerato dal papa usurpatore e tiranno
della sua città natale. Fu sepolto in S. Pietro in una tomba trasferita nel 1614,
insieme a quella dello zio Pio II, nella chiesa di S. Andrea della
Valle.