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PIO I, santodi Aquileia
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Il primo Pio dei dodici pontefici che ebbero questo nome nacque ad Aquileia,
nel Friuli, da un certo Ruffino, di famiglia aureliana. Suo fratello si chiamava Erma
e probabilmente vennero insieme a Roma; Pio, ordinato prete, ottenne un titolo che la
tradizione identifica con quella che dovrebbe essere la più antica chiesa di Roma,
S. Pudenziana, di cui si è detto nella biografia di S. Pietro. Ma più verosimilmente
la chiesa risale al IV secolo. Fu eletto papa nel 140.
Il fratello Erma scrisse Il pastore, opera singolare che dovette avere notevole diffusione tra i cristiani. In essa l'autore richiama i fratelli di fede ad un più serio ed attento impegno morale perché si metta un freno al rilassamento dei costumi; il principale mezzo che poteva permettere la riforma morale era, secondo Erma, la remissione dei peccati a seguito di sincera penitenza. Per capire il significato di quest'opera bisogna tener presente che, ai tempi in cui essa fu scritta, la Chiesa non aveva ancora idee precise sulla condotta da tenere nei riguardi di quei cristiani che, una volta ottenuto il perdono dei peccati con il battesimo, ricadessero in peccato. Non era ancora chiaro insomma il concetto di una ripetizione della remissione dei peccati commessi in un secondo tempo con quella che si chiamò "confessione" ovvero "riconciliazione"; e questo ci fa capire la condizione anche drammatica in cui vivevano le coscienze di tanti cristiani. Proprio nei confronti di certe situazioni psicologiche potevano avere la meglio le eresie che seguitavano a circolare a Roma, dove ancora faceva proseliti Cerdone, al quale si era aggiunta Marcellina, portavoce delle ideologie di Carpocrate da Alessandria. Contro di loro Pio, una volta eletto papa, seguitò la lotta con fermezza aiutato da S. Giustino, autore di un Dialogo con Trifone , ennesima polemica con i giudei.
title="Pio I - Ritratto del Ghirlandaio, Cappella Sistina">
Proprio sulla scia dell'interessamento di Giustino ai rapporti con i giudei, Pio I dispose che gli eretici delle sette giudaiche che si convertivano fossero accolti nella comunità e battezzati; era un mettere in pratica la teoria secondo il più aperto spirito evangelico.
Prescrisse che la Pasqua cristiana fosse celebrata nella domenica seguente al
plenilunio di marzo in modo che si distinguesse dalla Pasqua ebraica celebrata nel
giorno di plenilunio, ma la questione avrebbe portato contrasti negli anni seguenti
con la Chiesa dell'Asia legata alla tradizione ebraica.
(da C. Rendina) |