9.

Sant’IGINO

Greco
Papa dal 136 al 140

Ateniese, Igino è accreditato dalla tradizione come filosofo e in tale veste, una volta entrato nel clero della comunità romana, si fece notare per le sue virtù e fu eletto papa nel 136.

Durante i quattro anni del suo pontificato (136-140), diminuiti gli attacchi dei pagani contro "la nuova razza senza patria" (come venivano chiamati i cristiani), la Chiesa si vide minacciata all'interno dal proliferare di sètte eretiche. Valentino e Cerdone avevano osato recarsi nella stessa Roma a spargervi l'eresia gnostica, un miscuglio di dottrine e pratiche religiose a carattere filosofico e mistagogico rette da questo principio fondamentale: c'è una fede comune che può bastare al volgo, ma vi è anche una scienza riservata ai dotti, che offre una spiegazione filosofica della fede comune. Igino che era anche filosofo sconfessò gli eretici sul loro terreno.
Un filosofo, dunque, al timone della barca di Pietro nel momento giusto, quando la serpeggiante eresia gnostica tendeva ad assorbire la Rivelazione divina per farne solo una filosofia religiosa.

Igino, inoltre, sull'esempio dell'imperatore Adriano, che aveva creato un efficiente apparato burocratico che assicurava una saggia amministrazione dell'immenso impero romano, intervenne sulla struttura gerarchica della Chiesa di Roma, dividendola nei vari ordini, che portarono probabilmente ad una più chiara distinzione di incarichi tra presbiteri e diaconi, e istituendo gli Ordini minori (suddiaconato) che consentivano di migliorare il servizio della Chiesa e di preparare i candidati al sacerdozio mediante un avvicinamento progressivo ai santi misteri. Sembra sia stato lui a prescrivere un padrino e una madrina per il battesimo e il modo in cui doveva essere conservato il Sacro Crisma.

Roma da quegli anni può annoverare un altro grandioso monumento: il mausoleo di Adriano. Iniziato da questo imperatore nel 135 sull'area degli Orti Domiziani, perché servisse da tomba per sé ed i suoi successori, viene completato nel 139 da Antonino Pio. Trasformato in castello a partire dal x secolo, va considerato un "personaggio" importante nella storia della città, baluardo di difesa, fortezza, prigione, scenario di rappresentazioni teatrali e feste; ricorrerà spesso nelle biografie dei romani pontefici a testimonianza di avvenimenti ora tristi ora lieti.
Ma per adesso il mausoleo serve solo a testimoniare la gloria degli imperatori e sulla sua sommità non è ancora arrivato l'angelo di bronzo; vi si eleva una quadriga con la statua di Adriano.

Nulla di più comunque si sa di Igino.
Verso la fine del sec. XI, S. Ireneo, di ritorno da un viaggio a Roma, elencando i dodici vescovi succedutisi nella sede romana da S. Pietro ai suoi giorni, dice che Igino era nono di questa serie, unico a portare questo nome, successore di S. Telesforo "che diede una gloriosa testimonianza", cioè subì il martirio, sotto l'imperatore Adriano. Il Liber Pontificalis e il Martirologio Romano affermano che anche Igino subì il martirio, l'11 gennaio (del 140?), durante la persecuzione di Antonino Pio, e fu sepolto "presso il corpo del beato Pietro in Vaticano".
Sembra tuttavia improbabile che Igino sia morto martire. Non figura più neanche come santo nel Calendario universale della Chiesa, ma è rimasto nei calendari regionali. Fu sepolto accanto a S. Pietro.

(Da Claudio Rendina e Piero Bargellini)