11.

ANICETO I, santo

della Siria
Papa dal 155 al 166

Aniceto arrivò a Roma dalla Siria, dove era nato, ed entrò nella comunità cristiana come collaboratore di Giustino nella lotta agli eretici. Numerosi infatti i nuovi diffusori di eresie in Roma in quegli anni, tra i quali Marcione, figlio di un vescovo di Sinope nel Ponto, autore di una dottrina che collimava in parte con quella di Cerdone. Era stato respinto dalla comunità orientale e il vescovo della Chiesa di Smirne lo aveva definito "primogenito di Satana"; a Roma pensò di trovar miglior fortuna, tanto che vi fondò un personale centro di culto avversato fortemente dalla Chiesa di Roma.

Aniceto, eletto papa nel 155, concentrò tutti i suoi sforzi contro questa massa di eretici circolanti nella città e trovò, come Pio I, valido appoggio nella scuola che aveva fondata Giustino, difendendo la fede nella tradizione apostolica.
Incrementò il numero dei collaboratori della comunità con nuove nomine di diaconi e preti, insistendo su una linea piuttosto rigida di comportamento che arrivò a ribadire la disposizione sul taglio corto dei capelli, già raccomandato da S. Anac1eto.
In fatto di liturgia confermò quanto Pio I aveva stabilito sul giorno della celebrazione della Pasqua, e questo determinò una prima controversia con la Chiesa greca, i cui vescovi, tenaci nella loro tradizione, decisero però di discutere con il vescovo di Roma prima di arrivare ad una rottura.
Fu così che nel 160 venne a Roma S. Policarpo, vecchio di ottant'anni, ultimo superstite dei discepoli degli apostoli; l'incontro ci è raccontato da S. Ireneo in termini diplomatici.

"Né Aniceto poté muovere Policarpo a sacrificare quell'uso che egli aveva sempre osservato con Giovanni, discepolo di nostro Signore, e con gli altri apostoli, con i quali egli era stato in relazione, né Policarpo mosse Aniceto ad abbracciare questo uso, dichiarando Aniceto di dover mantenere l'usanza dei suoi predecessori. Tuttavia mantennero comunione fra di loro e Aniceto per onorarlo fece celebrare l'Eucarestia da Policarpo nella sua chiesa e si separarono in pace."
Come a dire che ognuno restò sulle sue posizioni ma, e questo fu importante, non si arrivò a uno scisma.

Nel 161 divenne imperatore Marco Aurelio e sotto di lui la polemica contro i cristiani si inasprì per la diffusione delle idee montaniste che opponevano alla Chiesa gerarchica la pretesa di essere depositari di una più diretta ispirazione dello spirito divino; di qui una forma di ascesi mista a manifestazioni di isteria che mettevano nuovamente in cattiva luce in senso generale i cristiani nei confronti del potere imperiale in uno spirito antisociale e antistatale.
Si ebbero arresti e processi, in Oriente morì martire anche il vecchio Policarpo. Aniceto avrà certamente appreso la notizia con il cuore a pezzi, ricordando quell'uomo così buono e pieno di comprensione che egli aveva ospitato nella sua chiesa e con il quale si era accordato per mantenere uniti i cristiani nonostante le diversità di culto.

Aniceto morì nel 166, ma non subì probabilmente il martirio; è stato "radiato" come santo dal recente Calendario universale della Chiesa, restando in quello regionale. Dovrebbe essere stato il primo vescovo di Roma ad essere sepolto nelle catacombe di S. Callisto. Ma papa Clemente VIII , accogliendo le suppliche del duca Giovanni Angelo di Altemps, nel 1604 dispose il trasferimento delle sue ceneri nella cappella di palazzo Altemps, in seguito riposte nella vasca di porfido che era stata il sepolcro dell'imperatore Alessandro Severo.