Nativo di Nicopoli, una città dell'Epiro, e discepolo di Aniceto, lo seguì a Roma,
quando questi fu eletto papa. Fu suo diacono particolare e gli fece da segretario
nell'incontro che ebbe con Policarpo a proposito della controversia sulla Pasqua.
Eletto papa alla morte di Sotero nel 175, su richiesta di Lucio, re della Britannia,
avrebbe inviato come predicatori del Vangelo in quella terra i preti Fugàzio e Damiano;
ma la cosa è piuttosto dubbia. Più concreti i rapporti che ebbe con le neonate
Chiese di Vienna e di Lione in Gallia, dove però si scatenò la persecuzione
di
Marco Aurelio nel 177. I martiri di Lione, tra i quali il vescovo S. Fotino
e la notissima S. Blandina, narrarono la loro storia in un documento che si sofferma
sulla crudeltà delle sofferenze patite dai martiri tra le decapitazioni e la
fine in pasto alle belve nell'anfiteatro della città.
Il 177 è un anno tremendo per i cristiani e la causa va ricercata nell'incrementarsi
del montanismo e del suo radicale diffondersi non solo in Roma ma in tutte le province
dell'impero. I cristiani reagiscono indirizzando ben quattro apologie a
Marco Aurelio
per sottolineare la loro netta distinzione dai montanisti e riaffermare la lealtà
verso l'impero.
Tuttavia anche Roma registra una vittima famosa tra il 177 e il 178: la giovane Cecilia.
La leggenda narra che la fanciulla romana, pur avendo acconsentito a sposare il
pagano Valeriano, decise di restare vergine. Riuscì a convincere lo sposo a questa
condizione del loro matrimonio, tanto che egli stesso si convertì e si fece cristiano
anche suo fratello Tiburzio. Scoperti dal prefetto Almachio furono condannati a morte.
Cecilia avrebbe dovuto morire soffocata dai vapori dell'acqua bollente in
un calidarium che si conserva ancora nella cappella detta appunto del
Calidario nella basilica di
S. Cecilia in Trastevere;
dopo tre giorni di martirio
ella ne uscì miracolosamente illesa, e fu allora decapitata.
La basilica fu costruita dal papa S. Pasquale I, proprio là dove esisteva la casa
della martire, e di cui sono visibili ancora i resti nei sotterranei della cripta
detta «delle reliquie». Cecilia fu sepolta nelle catacombe di S. Callisto, e nel
1599 il cardinal Sfondrati facendo eseguire degli scavi in quelle catacombe
ritrovò miracolosamente intatto il corpo della santa. Appariva coricata in modo
da non mostrare il viso, con le mani atteggiate ad evidenziare l'una tre dita e l'altra
un dito solo; era un modo per manifestare fino all'ultimo il segno della sua fede,
ricordando con quel gesto il mistero della SS. Trinità.
Così la immortalò Stefano Maderno nella
statua
giacente che si trova sotto
l'altare ove appunto è situato il sepolcro.
Come è noto, Cecilia è ritenuta inoltre, in base ad una notizia mal interpretata
secondo la quale ella «cantava nel suo cuore» il giorno delle nozze, patrona della
musica e a lei fu intitolata l'Accademia musicale di Roma.
Morto Marco Aurelio, e diventato imperatore suo figlio Commodo, subentrò un periodo
di pace per la Chiesa ed Eleuterio poté con più serenità dedicarsi ai problemi
interni di organizzazione.
Eusebio di Cesarea afferma infatti che sotto Commodo «la Chiesa godette di pace
in tutta la terra e la parola di Dio poté diffondersi». Ciononostante si ebbero
ancora dei processi in cui furono coinvolti dei cristiani; il più importante è quello
relativo al futuro papa Callisto, liberto del banchiere Carpoforo. Presentatosi
nella sinagoga per chiedere il pagamento di alcuni debiti, fu accusato dagli ebrei
di disturbare le loro cerimonie. Si ebbe il processo e il prefetto Fusciano fece
frustare Callisto e lo condannò ai lavori forzati nelle miniere della Sardegna
per aver turbato l'ordine pubblico. Era il 186.
Circa l'atteggiamento di Eleuterio nei confronti dei montanisti, c'è da
segnalare che il suo attendismo nel condannarli si spiega con il fatto che egli
accondiscese ad una precisa richiesta in tal senso fattagli dai cristiani chiusi
nelle carceri di Lione e portatagli a Roma da S. Ireneo, che fu poi vescovo di
Lione in sostituzione di Potino. Ma il tentativo a quanto pare non avrebbe
portato a frutti positivi.
Quindi il tergiversare di Eleuterio non va considerato assolutamente come
un assenso all'eresia; è un atteggiamento diplomatico, politico, se vogliamo,
che prelude piuttosto ad energiche prese di posizione quali si verificheranno
di lì a poco.
Eleuterio morì nel 189 e fu sepolto in Vaticano. Come santo è ancora festeggiato il 26 maggio.