4.

CLEMENTE I, santo

Romano
Papa dall'88 al 97

Clemente era romano, ma di origine ebraica; discepolo di S. Paolo e suo collaboratore a Filippi, era stato nominato vescovo da S. Pietro e divenne papa nell'88. La tradizione lo presenta figlio del senatore Faustino, della gente Flavia, parente quindi dell'imperatore Domiziano; fu forse questa sua origine che lo salvò dalla brevissima ma intensa persecuzione scatenata nel 95 dall'imperatore.
Illustri furono peraltro molte vittime di quel «regno del terrore», tra i quali il console Flavio Clemente, marito di Domitilla, nipote di Domiziano. Secondo Cassio Dione, le ragioni per cui essi caddero in disgrazia furono l'«ateismo e gli usi ebraici», espressione che può indurre a pensare che fossero cristiani. Flavio venne giustiziato e Domitilla esiliata; è un fatto che da lei prese nome la catacomba sulla via Ardeatina a Roma, una parte della quale è chiamata del resto Cripta dei Flavi.
Altra vittima di rilievo fu S. Giovanni evangelista che però uscì indenne dal martirio dell'olio bollente subito presso porta Latina e quindi fu esiliato nell'isola di Patmos ove scrisse la sua Apocalisse, dando ancor più credito alle speranze di un imminente avvento del regno di Cristo.
L'anno dopo, il 96, scoppia un conflitto nella Chiesa di Corinto: un gruppo di giovani ecclesiasti contesta a diversi presbiteri la direzione della comunità di quella città. Clemente con fermezza li richiama con una lettera alla necessità di obbedire alle autorità tradizionali della Chiesa, esortandoli a fuggire i falsi dottori; la lettera è accolta con grande rispetto e diventa oggetto di meditazione nella celebrazione della messa domenicale. È il primo testo che in pratica affermi la superiorità del vescovo di Roma su tutte le Chiese sparse nel mondo.

Il cristianesimo così, sotto il pontificato di Clemente I, fa nuovi proseliti e si sviluppa sempre più in Oriente; a Roma Clemente stesso opera con impegno il suo apostolato destinato a lasciare un segno popolare che incrementa diverse leggende come quella di Sisinnio, legata ad un miracolo rimasto affrescato su una parete della chiesa di S. Clemente, fondata a Roma tre secoli dopo la morte di questo papa e, secondo la tradizione, proprio sulle fondamenta della sua casa paterna.
Era accaduto che il santo, convertendo una certa Teodora, moglie del prefetto Sisinnio, l'avesse convinta anche al voto di castità, susci­tando ovviamente le ire del marito. Costui un giorno la pedinò con i suoi soldati e la sorprese fin dentro una catacomba, in una sala dove S. Clemente celebrava una messa. Furente Sisinnio ordinò ai soldati di arrestare il papa, ma, a quanto pare, Dio non lo permise, accecando Sisinnio e i suoi sgherri. Teodora riportò il suo sposo a casa, dove poi riacquistò la vista.
Ma l'affresco della chiesa ci riserva, nella parte sottostante il miracolo, il proseguimento della leggenda con il lato comico dei soldati che, accecati, trascinano una colonna invece del papa, tra incitamenti in una lingua intermedia tra il latino e il volgare, dal famosissimo «Fili de le pute traite» all'equivoco «Fallite dereto colo palo, Carvoncele», sui quali s'impone la sentenza di S. Clemente: «Duritia cordis vestri saxa trahere meruisti", cioè "Per la durezza del vostro cuore, meritaste di trascinare sassi".

S. Clemente appare, dopo S. Pietro, la personalità più forte dei primi papi della comunità cristiana di Roma, capace di ispirare sempre più diffidenza ai vertici del potere imperiale nei confronti del cristianesimo. È così che il nuovo imperatore Nerva esilia il vescovo di Roma nel Chersoneso; è l'anno 97. Nel Ponto Eusino egli svolge opera di apostolato, mentre a Roma lo sostituisce Evaristo, in base ad una sorta di prima forzata abdicazione dalla sede di Pietro. Clemente s'incontra con duemila cristiani condannati ai lavori forzati nelle cave di marmo e li incoraggia ad aver fede; compie nuove conversioni e la notizia irrita il nuovo imperatore, Traiano, che considera il cristianesimo una piaga del genere umano. Gli viene ordinato di sacrificare agli dei e Clemente ovviamente rifiuta. Viene eseguita la condanna; è gettato nel mar Nero con un'ancora al collo. È l'anno 100: ed ecco un altro miracolo, anch'esso immortalato in un affresco della sua chiesa a Roma.
Narra dunque la leggenda che le acque del mare si aprissero una volta all'anno permettendo ai fedeli, una prima volta, di costruire una cappella intorno alle sue reliquie, e negli anni seguenti di scendere in processione, facendo ben attenzione ad uscire prima che le acque si richiudessero sopra di loro. Ebbene, accadde che un anno una vedova aveva smarrito il suo unico figlioletto e l'anno dopo, tornata in processione, ritrovò il suo pupo sano e salvo come se nulla fosse accaduto.

Nell'869 comunque il corpo di S. Clemente fu portato a Roma da S. Cirillo e S. Metodio, per interessamento di papa Niccolò I, e definitivamente tumulato nella sua basilica, fondata a Roma tre secoli dopo la sua morte ed eretta, sempre secondo la tradizione, sulle fondamenta della casa paterna (a pochi passi dal Colosseo).

(da C. Rendina)