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CLEMENTE I, santoRomano
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Clemente era romano, ma di origine ebraica;
discepolo di S. Paolo e suo collaboratore a Filippi, era stato nominato vescovo
da S. Pietro e divenne papa nell'88. La tradizione lo presenta figlio del
senatore Faustino, della gente Flavia, parente quindi dell'imperatore Domiziano;
fu forse questa sua origine che lo salvò dalla brevissima ma intensa
persecuzione scatenata nel 95 dall'imperatore.
Illustri furono peraltro molte vittime di quel «regno del terrore», tra i quali il console Flavio Clemente, marito di Domitilla, nipote di Domiziano. Secondo Cassio Dione, le ragioni per cui essi caddero in disgrazia furono l'«ateismo e gli usi ebraici», espressione che può indurre a pensare che fossero cristiani. Flavio venne giustiziato e Domitilla esiliata; è un fatto che da lei prese nome la catacomba sulla via Ardeatina a Roma, una parte della quale è chiamata del resto Cripta dei Flavi. Altra vittima di rilievo fu S. Giovanni evangelista che però uscì indenne dal martirio dell'olio bollente subito presso porta Latina e quindi fu esiliato nell'isola di Patmos ove scrisse la sua Apocalisse, dando ancor più credito alle speranze di un imminente avvento del regno di Cristo. L'anno dopo, il 96, scoppia un conflitto nella Chiesa di Corinto: un gruppo di giovani ecclesiasti contesta a diversi presbiteri la direzione della comunità di quella città. Clemente con fermezza li richiama con una lettera alla necessità di obbedire alle autorità tradizionali della Chiesa, esortandoli a fuggire i falsi dottori; la lettera è accolta con grande rispetto e diventa oggetto di meditazione nella celebrazione della messa domenicale. È il primo testo che in pratica affermi la superiorità del vescovo di Roma su tutte le Chiese sparse nel mondo. Il
cristianesimo così, sotto il pontificato di Clemente I, fa nuovi proseliti e
si sviluppa sempre più in Oriente; a Roma Clemente stesso opera con impegno
il suo apostolato destinato a lasciare un segno popolare che incrementa
diverse leggende come quella di
Sisinnio, legata ad un miracolo rimasto
affrescato su una parete della chiesa di S.
Clemente, fondata a Roma tre
secoli dopo la morte di questo papa e, secondo la tradizione, proprio sulle
fondamenta della sua casa paterna.
S. Clemente appare, dopo S. Pietro, la personalità più forte dei primi papi
della comunità cristiana di Roma, capace di ispirare sempre più diffidenza
ai vertici del potere imperiale nei confronti del cristianesimo. È così che
il nuovo imperatore Nerva esilia il vescovo di Roma nel Chersoneso; è l'anno 97.
Nel Ponto Eusino egli svolge opera di apostolato, mentre
a Roma lo sostituisce Evaristo,
in base ad una sorta di prima forzata abdicazione dalla sede di Pietro.
Clemente s'incontra con duemila cristiani condannati ai lavori forzati nelle cave
di marmo e li incoraggia ad aver fede; compie nuove conversioni e la notizia
irrita il nuovo imperatore, Traiano, che considera il cristianesimo una piaga
del genere umano. Gli viene ordinato di sacrificare agli dei e Clemente ovviamente rifiuta.
Viene eseguita la condanna; è gettato nel mar Nero con un'ancora al collo.
È l'anno 100: ed ecco un altro miracolo, anch'esso immortalato in un affresco
della sua chiesa a Roma.
Nell'869 comunque il corpo di S. Clemente fu portato a Roma da S. Cirillo e S. Metodio, per interessamento di papa Niccolò I, e definitivamente tumulato nella sua basilica, fondata a Roma tre secoli dopo la sua morte ed eretta, sempre secondo la tradizione, sulle fondamenta della casa paterna (a pochi passi dal Colosseo). (da C. Rendina)
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