S. Anacleto (= invocato, chiamato, dal greco) ebbe un singolare destino: sdoppiato in
due persone distinte, Cleto e Anacleto,
aveva due feste nel Martirologio Romano, rispettivamente il 26 aprile e il 13 luglio.
Lo sbaglio,
sfuggito anche al celebre e accurato Baronio, sembra essere stato determinato da un copista,
il quale, vedendo abbreviato in qualche lista dei papi il nome di Anacleto in Cleto,
ritenne di dover reinserire lo scomparso nome di Anacleto, senza tuttavia escludere
l'abbreviazione. Fino
al 1946 un Anacleto ateniese fu quindi considerato quinto papa dopo S. Clemente e come
terzo veniva classificato un Cleto romano discepolo
di S. Pietro.
Sulla base degli studi del Duchesne e di quanto dice S.
Ireneo, l'Annuario pontificio del 1947 ha finito per accettare l'idea che
l'Anacleto di cui parla il Catalogo liberiano
è la stessa persona del Cleto indicato nel Liber pontificalis come
successore di S. Lino dal 76.
La Congregazione dei Riti nel 1960 ha inoltre abolito la festa del 13 luglio, lasciando solo quella del 26 aprile.
Ancor più severi sono stati gli estensori del nuovo calendario:
"La memoria dei Ss. Cleto e Marcellino, introdotta nel Calendario romano nel sec. XIII,
viene cancellata: si ignora il giorno della deposizione di S. Cleto, che non sembra
sia stato martire; ugualmente si disputa della deposizione di
S. Marcellino,
che morì l'anno 304, quando infieriva con rigore la persecuzione di Diocleziano".
Anacleto, originario di Atene, visse
sotto gli imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano e verosimilmente
seguitò l'indirizzo dato alla comunità cristiana di Roma dai suoi
predecessori, nominando anch'egli vescovi e sacerdoti. Avrebbe imposto agli
ecclesiastici di portare i capelli corti e iniziati i lavori per una Fabbrica di
S. Pietro sulla tomba del primo papa.
Sotto
il suo pontificato si verificò l'eruzione del Vesuvio; era il 24 agosto del 79
e le fasi di quel tragico fenomeno ci sono state descritte da Plinio il giovane
in due lettere scritte a Tacito, che gli chiedeva notizie sulle circostanze che
avevano causato la morte dello zio, Plinio il vecchio, spinto si troppo vicino
al punto della caduta lavica. Terrificante quanto si legge sullo strazio in
generale delle popolazioni di quelle città sepolte: «Udivi i gemiti delle
donne, i gridi di fanciulli, il clamore degli uomini: gli uni cercavano a gran
voce i genitori, gli altri i figli, altri i consorti, li riconoscevano dalle
voci; chi commiserava la propria sorte, chi quella dei propri cari; ve n'erano
che per timore del la
morte invocavano la morte; molti alzavano le braccia agli dei, altri più
numerosi dichiaravano che non c'erano più dei e che quella era l'ultima notte
del mondo».
Tutto questo per i cristiani, in collegamento alla distruzione di
Gerusalemme,
non poteva significare che un estremo avviso ad attendere trepidanti l'avvento
del regno di Gesù; Roma sarebbe crollata con i suoi idoli.
Ma
ecco, l'anno dopo, una smentita: la superba inaugurazione dell'anfiteatro
Flavio da parte dell'imperatore Tito, con fastose cerimonie e ludi durati 100
giorni di seguito, che costarono la vita a migliaia di gladiatori.
E
ancora, Domiziano nel Campo Marzio, tra le terme di Nerone e il cosiddetto
stagno di Agrippa, progetta uno stadio per le gare di atletica e ginnastica;
l'inaugurazione è intorno all'85, se è vero che l'anno dopo si svolse il Certamen
capitolinum, che contemplava gare atletiche, equestri e musicali e quindi,
per quella data, lo stadio doveva essere utilizzabile.
Nel
Medio Evo lo stadio diventerà il Campus agonis e in seguito Circus
agonalis, anéhe se uno stadio è cosa ben diversa da un circo. Comunque da
«agone» si passò a «in agone» e «inagone», «nagona» e quindi Navona, nome
con cui fu denominata in epoca moderna la piazza con una
sua vita intensa e particolare, legata a papi come Innocenzo
X e Clemente Xl.
Roma
pagana dunque esplodeva trionfante, assistendo ai giochi gladiatori
nell'anfiteatro Flavio e alle gare atletiche nello stadio di Domiziano. Il
popolo non chiedeva altro che «Panem et circenses»; i cristiani
erano dimenticati: Tito in fondo era tollerante verso di loro e lo
stesso Domiziano agli inizi del suo impero non sembrava allontanarsi da
quel comportamento.
Ed è infatti molto probabile che papa Anacleto, morendo nell'anno 88,
non sia finito martire; e così il suo nome, Cleto o Anacleto che fosse, ha
finito per essere rimosso dal Calendario universale della Chiesa.