29.

MARCELLINO, santo

Romano
Papa dal 30.VI.296
al 25.X.304

Romano di nascita, funzionario imperiale, svolgeva mansioni di tribuno e notaio a Cartagine; lodato un secolo dopo da S. Agostino per la sua religiosità («fama et pietate notissimus», segno che la sua fama durava intatta nella tradizione cristiana), fece la sua carriera ecclesiastica fino ad essere consacrato vescovo di Roma il 30 giugno del 296.

Tutte le notizie relative al pontificato di Marcellino sono concentrate sugli ultimi due anni, quando si ebbe la terribile persecuzione di Diocleziano. Questi aveva già stabilito la tetrarchia: lui governava l'Oriente, avendo Galerio come Cesare, mentre l'Occidente era affidato a Massimiano, il cui Cesare era Costanzo Cloro. Il vero responsabile della persecuzione fu Galerio che, nell'inverno del 303, dopo lunghe discussioni a Nicomedia (sul mar di Marmara, in Bitinia - odierna Izmit) con il suo Augusto, riuscì a convincerlo della necessità di combattere i cristiani: in effetti a spingere Galerio era solo il suo cieco fanatismo pagano e fu in nome di un acceso tradizionalismo che riuscì a far compiere a Diocleziano il gran passo, alimentando la nona perscuzione anti-cristiana con incendi alla Nerone. Il 23 febbraio del 303 fu incendiata la chiesa di Nicomedia, ma qualche giorno dopo un altro incendio devastò il palazzo imperiale; Galerio accusò i cristiani (s'erano vendicati). Diocleziano invece scaricò la sua ira sui servi del palazzo e li fece torturare; ma quando scoppiò un secondo incendio l'imperatore si convinse che occorreva un pugno di ferro. Emanò un editto che imponeva la distruzione delle chiese e dei libri sacri, vietava funzioni religiose e ordinava l'abiura ai cristiani. Diocleziano costrinse personalmente a fare sacrifici alle divinità pagane la moglie Prisca e la figlia Valeria, che erano favorevoli al cristianesimo; l'editto non prevedeva condanne a morte, ma con prove fittizie molti cristiani furono classificati come «incendiari» o comunque, accusati di aver opposto resistenza alla «forza pubblica» non consegnando i libri sacri, pagarono la loro fede con la vita. Di nuovo iniziò la caccia ai cristiani, che dall'Oriente si estese in Occidente. 

Da Roma si faceva incetta di testi sacri, gli archivi vescovili erano mandati sottosopra, i beni della Chiesa confiscati. È incerto corne Marcellino si sia comportato in tali frangenti: secondo i seguaci dell'eretico Donato, egli si sarebbe arreso alle autorità, consegnando i libri sacri e bruciando addirittura incenso alle divinità pagane. S. Agostino si sforzerà di definire la notizia una calunnia, ma è un fatto che lo stesso Liber pontificalis riferisce che egli sacrificò alle divinità pagane, anche se pochi giorni dopo si pentì e fu decapitato per ordine di Diocleziano, il 25 ottobre del 304. Peraltro il suo nome manca in molte liste di pontefici dell'antichità e questo potrebbe far pensare che la sua figura non fosse certo delle più limpide. In ogni caso il suo sepolcro nel cimitero di Priscilla, certo più modesto di quello della cripta papale nelle catacombe di S. Callisto, fu oggetto di grande venerazione per parecchi secoli. La storia di questo papa sa comunque di tradimento, anche se ci fu un ripensamento; ed è umanamente comprensibile come la fede in certe tragiche situazioni possa anche aver ceduto o perlomeno si sia incrinata. Diocleziano emise altri tre decreti contro i cristiani; al quarto si arrivò alle esecuzioni in massa. Secondo la leggenda, la dodicenne Agnese finì martire nel lupanare ricavato nei fornici dello stadio di Domiziano, nel quale era stata condannata a vivere per ordine del prefetto di Roma.

A S. Marcellino toccò l'inverso di quanto capitò ad Anacleto, poiché si tentò di fare di lui e di S. Marcello una sola persona. Il Martirologio Romano ricorda S. Marcellino, oltre che il 26 aprile, anche il 25 ottobre, commemorando "il natale di S. Marcellino, Papa e Martire, il quale sotto Massimiano, insieme con Claudio, Cirino e Antonino, per la fede di Cristo fu decapitato... ". In realtà, sembra ormai certo che la qualifica del martirio venne riconosciuta a S. Marcellino per scopi apologetici: nel secolo V si era infatti diffusa una leggenda di origine donatista che calunniava la sua memoria, dicendo che egli aveva ceduto alla persecuzione, "consegnando" i libri sacri, ed era stato perciò un "traditor". Già S. Agostino aveva reagito contro la calunnia, ma poiché la diceria continuava, con un espediente ben lontano dalla nostra sensibilità moderna, ma allora abbastanza comprensibile, si ammise la "caduta" di S. Marcellino, il quale però si sarebbe "riscattato" subendo il martirio: effetti della pubblica opinione!