162.

CALLISTO II
Guy di Vienne

nato in Borgogna
Papa dall'8.II.1119
al 13.XII.1124

Sembra che Gelasio II morente avesse designato come suo successore ai cardinali, che lo avevano accompagnato in Francia, il vescovo di Palestrina, Conone; ma questi declinò l'incarico e propose la candidatura dell'arcivescovo Guy di Vienne, che fu eletto con il consenso unanime dei cardinali presenti a Cluny il 2 febbraio del 1119 e consacrato sette giorni dopo, il 9 febbraio, nella sua città episcopale con il nome di Callisto II.
I cardinali rimasti a Roma fecero pervenire il loro consenso e così pure il popolo e il clero romano; il nuovo papa, discendente da una famiglia di conti dell'Alta Borgogna, sembrava il tipo adatto a fronteggiare la situazione. Non era un monaco, ed era fornito di più larghe vedute con spiccate qualità diplomatiche e politiche, nelle quali si confidava per porre termine alla lotta delle investiture con l'imperatore. In tal senso ci furono subito delle buone avvisaglie nella dieta imperiale del 1119 convocata a Magonza, che riconobbe Callisto come papa legittimo e conseguentemente abbandonava l'antipapa alla sua sorte; i vescovi germanici inoltre promisero la loro presenza al concilio convocato dal papa a Reims.
Callisto II infatti non si preoccupò per ora di raggiungere Roma, dove Gregorio VIII seguitò a sedere sul trono pontificio, ormai papa fantoccio mantenuto su dalle beghe interne dei nobili, e concentrò tutto il proprio impegno nel concilio di Reims che si aprì il 20 ottobre del 1119.
Dopo l'inaugurazione, il papa volle però subito arrivare ad un incontro con il re per rendersi conto personalmente delle effettive buone intenzioni di Enrico V, e in tal senso gli inviò due legati per tastare il terreno; essi si resero conto in realtà dello stato di reciproca diffidenza esistente tra le parti, e Callisto ritenne inutile incontrarsi con Enrico. Il concilio seguitò i suoi lavori; dopo essere stato notificato che era da addebitarsi all'imperatore il naufragio delle trattative, fu approvato all'unanimità un canone che vietava l'investitura di episcopati ed abbazie da parte di un laico. Concluso il concilio e visitate varie sedi episcopali della Francia, in una utile valorizzazione della sua personalità agli occhi dell'Europa, Callisto II si decise a raggiungere Roma, dove entrò il 3 giugno del 1120 trionfalmente accolto, mentre Gregorio VIII fuggiva ritirandosi a Sutri.

Assicuratosi delle buone intenzioni dei nobili romani, decise di stroncare la resistenza dell'antipapa; le truppe pontificie guidate dal cardinale Giovanni di Crema riuscirono nell'aprile del 1121 , dopo otto giorni d'assedio, a convincere i cittadini di Sutri a consegnare l'antipapa. Condotto in catene a Roma, egli fu poi relegato nel monastero di Cava dei Tirreni, dove morì senza peraltro aver mai rinunziato alla sua dignità.

Callisto II dedicò di nuovo tutti i propri sforzi al raggiungimento di un accordo con Enrico V e intensificò le trattative che trovarono favorevoli alla causa pontificia, nell'autunno del 1121, dodici importanti principi che, in rappresentanza delle due fazioni tedesche, stesero a Würzburg i preliminari di un accordo. Questi furono sottoposti alla delegazione pontificia con a capo il cardinale vescovo Lamberto di Ostia: le trattative ebbero luogo a Worms e finalmente il 23 settembre del 1122 fu proclamata l'avvenuta conciliazione che prese il nome di concordato di Worms.
In esso si stabiliva che l'investitura del potere spirituale del vescovo col pastorale e l'anello spettava esclusivamente al papa; all'imperatore era riservata invece l'investitura feudale. In Germania quest'ultima precedeva la consacrazione episcopale, al contrario dell'Italia, dove il vescovo doveva prima essere consacrato. Il documento inoltre consentiva la presenza dell'imperatore all'elezione episcopale; fu questo il punto contestato dagli elementi più intransigenti della Chiesa, ma si dovette arrivare a un simile compromesso, che in effetti rifletteva un atteggiamento comprensivo da ambedue le parti. Ma quello che era stato uno degli scopi della riforma gregoriana era raggiunto, cioè l'eliminazione del diritto di proprietà ecclesiastica annessa all'ufficio.
Degna conseguenza del concordato fu la convocazione del nono concilio ecumenico in Laterano nel marzo del 1123, il primo che ebbe luogo in Occidente. Non vi fu promulgato alcun nuovo dogma, ma furono confermati e sanzionati definitivamente tutti i canoni già emanati in precedenti concili. Vennero condannati la simonia, il concubinato dei preti e l'impiego di laici nell'amministrazione degli affari ecclesiastici, furono peraltro confermati il sacro vincolo del matrimonio, la "tregua di Dio" e tutti i privilegi dei crociati. Vennero regolati infine con norme giuridiche i rapporti tra monaci e vescovi.
In conclusione il concordato e il nono concilio ecumenico confermarono solennemente e in maniera definitiva il primato della Chiesa di Roma nella figura del papa, contro ogni tentativo di autonomia delle grandi Chiese nazionali e dell'episcopato. Tutto il popolo cristiano venne sottoposto, "ratione peccati", in questioni riguardanti la religione o la morale, alla suprema guida del pontefice. In questo senso la concezione teocratica di Gregorio VII trovava il suo trionfo; ogni potere civile doveva render conto di sé al papa. Era un colpo, comunque non mortale, inferto all'anima laica, che si sarebbe risollevata a nuova vita solo sulle tracce della riforma, nella ricerca di una sua autonoma coscienza religiosa momentaneamente perduta.

Callisto II sopravvisse poco al concilio e non ebbe tempo di assaporarne a fondo il significativo trionfo; morì il 13 dicembre del 1124 e fu sepolto nel Laterano accanto a Pasquale II.