135.![]() |
BENEDETTO VIIRomano
|
![]() |
Una volta ristabilito l'ordine a Roma, non fu facile per il messo imperiale e la fazione filogermanica
trovare un successore a Benedetto VI; dalla Germania Ottone II aveva indicato come suo candidato un sant'uomo, Maiolo di Cluny, ma questi non se la sentì d'impegnarsi a certi livelli politico-religiosi e rifiutò. Finalmente nell'ottobre si trovò un candidato, chiaramente ben visto dal partito imperiale, nella persona del vescovo di Sutri, che fu eletto col nome di Benedetto VII.
Egli convocò immediatamente un concilio che emise una sentenza di condanna contro Bonifacio VII, la cui elezione non fu riconosciuta valida. Non poteva essere diversamente e fu quello l'inizio di un pontificato in generale tranquillo, mantenutosi saldo per circa nove anni, nonostante per più di cinque Ottone restasse lontano dall'Italia. Benedetto VII era persona moralmente integra, che si prodigò per il rinnovo della riforma monastica, abbandonata ultimamente dai suoi predecessori, presi spesso da altri interessi prevalentemente mondani; si dedicò pertanto anche al restauro di alcuni conventi, come quello dei Ss. Bonifacio e Alessio sull'Aventino, e, in stretta collaborazione con il giovane Ottone II, incrementò l'attività missionaria nei paesi germanici e slavi. Concesse nuovi privilegi agli arcivescovi di Magonza e Treviri e fondò la diocesi di Praga, alla quale furono sottoposte la Boemia e la Moravia. È quasi certo comunque che qualche rivolta popolare dovette esserci anche sotto Benedetto VII
e probabilmente egli dovette anche cercar scampo nella fuga, invocando l'intervento di Ottone II; questi infatti nell'autunno del 980 scese in Italia e a Ravenna s'incontrò con il pontefice, celebrando con lui il Natale. Giunse a Roma con il papa nel giorno di Pasqua dell'anno dopo, accompagnato dalla madre Adelaide e dalla moglie Teofane, da Ugo Capeto, duca di Francia, e Corrado, re dei Burgundi.
Nel settembre del 981 Ottone II presenziò anche ad un concilio, nel quale Benedetto VII pronunciò
una solenne condanna della simonia, ma che servì all'episcopato tedesco, grazie all'appoggio imperiale,
a far decretare la creazione di numerose diocesi, sulla base della spartizione dei vari territori che facevano capo alla diocesi di Merseburgo, che venne in pratica abolita. Le motivazioni di carattere missionario mascheravano in realtà gli interessi privati del vescovo Gisiler, che era riuscito a convincere Ottone della apostolica finalità delle sue intenzioni. Il concilio non approvò all'unanimità la decisione, che però passò ugualmente; tanto significava il volere dell'imperatore.
|