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Tra l'XI e il XIII sec. Roma vide un notevole incremento della
popolazione e confermò il suo ruolo di centro amministrativo e sede della
massima autorità giudiziaria occidentale, assumendo quella fisionomia
urbana che poi manterrà fino al Rinascimento. Il primo intervento
consistente di questo periodo sulle Mura si deve ad Alessandro
III (1159-1181) che nel 1167 le fece restaurare in vista del
pericolo costituito dalle truppe di Rainone, signore di Tuscolo, seguace
di Federico Barbarossa. La manutenzione ordinaria fu demandata al
Comune, come testimonia il primo Statuto della città giunto fino a noi e
datato 1363. Addetti alla manutenzione della cinta muraria erano i
Magistri aedificiorum et stratarum i quali, a mano a mano che la
città si andava riprendendo, furono particolarmente attenti al suo decoro.
Dallo statuto del 1363 si evince inoltre come non si badasse soltanto alla
conservazione strutturale della cinta ma anche al suo corretto utilizzo
stabilendo per essa norme ben precise: - non si poteva occupare l'area
strettamente a ridosso delle mura; - non dovevano essere usurpate,
utilizzate per altro scopo se non quello difensivo; - le vigne
dovevano essere distanti dalle mura almeno un passo; - niente doveva impedire
l'esistenza di una strada larga almeno un passo e chiunque avesse avuto
vigna o altro che potesse impedire tale passaggio era tenuto a
eliminarlo. Sono gli anni del rilancio delle istituzioni comunali e dunque di
grande vitalità per la città che vede crescere sentimenti di forte
identità. Con Cola di Rienzo si arrivò anche a ristrutturare la difesa
della città sulla base di una milizia organizzata sulla leva rionale e a
lui direttamente dipendente.
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