Anche quando la città antica era ormai in rovina e i suoi
monumenti crollavano per l'abbandono, la conservazione delle mura urbane
di Roma non venne mai meno.
Gli avvenimenti drammatici che colpirono
la città, a partire dal sec. VI, modificarono la pianta e l'aspetto di
Roma: le invasioni barbariche, la dominazione bizantina, le epidemie e le
carestie decimarono la popolazione che si concentrò lungo l'ansa del
Tevere e nell'antica zona monumentale del Campo Marzio. Il Tevere, pur
rappresentando da una parte un rischio costante per le frequenti piene,
costituì un elemento essenziale per la sopravvivenza e la continuità della
città, rappresentando un insostituibile mezzo di comunicazione con
l'esterno e di approvvigionamento di acqua potabile per gli abitanti.
Sebbene le Mura di Aureliano nell'Alto Medioevo da un punto di vista
difensivo non costituissero più una garanzia, sia perché alcuni tratti
versavano in gravi condizioni, sia perché la loro estensione impediva un
continua e completa sorveglianza, di fatto esse continuarono ad avere un
forte valore simbolico e, per lo meno fino al sec. IX, anche giuridico di
definizione topografica della città e quindi della natura sacra di Roma.
Gli stessi pellegrini in visita alla città rimanevano impressionati al
momento del loro arrivo proprio dall'imponenza delle mura che incutevano
rispetto e ammirazione e molti pontefici promossero interventi di restauro
delle Mura, sia per proteggere la città e i tesori cristiani in essa
conservati dai pericoli (rappresentati soprattutto dal mondo islamico),
sia per affermare il potere papale come potere centrale della città. Il
Liber pontificalis ricorda i restauri effettuati da papa Sisinnio
nel 708, da Gregorio
II nel 725 (che fa restaurare il circuito partendo da Porta S.
Lorenzo) e da Gregorio
III (731-741).
Ad Adriano
I (772-795) si deve poi un importante restauro delle
fortificazioni cittadine (compiuto entro il 791), reso necessario dai
danni provocati dall'assedio longobardo del 756. In tale operazione, che
riguardò in primo luogo le porte Salaria, Ostiense e Portuense, furono
impegnati tutti i braccianti del patrimonio ecclesiastico e tutte le
comunità cittadine della Tuscia e della Campagna romana, nonché gli stessi
romani. Fu il primo intervento complessivo per la difesa della città
operato in epoca medioevale e acquistò anche il significato di una
rinascita di una coscienza di sé.
Di fatto tuttavia la cinta muraria
non proteggeva dagli attacchi via acqua; ben presto si sentì dunque la
necessità di fortificare la foce del Tevere (e dunque Ostia) con la
costruzione di un campo trincerato, denominato Gregoriopolis,
intorno alla borgo. Ma dato che anche questa nuova munizione non riuscì
nell'846 a impedire che i saraceni saccheggiassero la basilica di S.
Pietro, Leone
IV ordinò la fortificazione
del Vaticano. Analogamente, i pontefici Gregorio
V (996-999) e Gregorio
VI (1045-1046) stabilirono la recinzione con mura delle due
basiliche extra muros di S. Paolo e di S. Lorenzo e dei borghetti
sviluppatisi intorno a loro, che acquisteranno il nome rispettivamente di
Johannipolis e Laurentiopolis.