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Santa Balbina
Rione S. Saba, piazza di S. Balbina |
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Di
aspetto assai spoglio, questa antichissima chiesa sorge appartata sul cosiddetto
Piccolo Aventino (un'appendice dell'Aventino vero e proprio), che
nel Medioevo era detto Albiston, sopra un
ramo laterale della Passeggiata Archeologica, in vista delle terme di
Caracalla.
Storia Sorge all'interno di un ampia aula absidata (m. 28,18 x 14,67) di età romana, che faceva parte della residenza di Lucio Fabio Cilone, praefectus urbis nel 203, a corsi regolari di pietre e mattoni, con absidi e nicchie laterali; così come su murature romane insiste l'adiacente convento. La prima menzione di un titulus Sanctae Balbinae compare in occasione del sinodo celebrato nel 595 da Gregorio I Magno, ma probabilmente la chiesa esisteva già nel 499. Dal secolo VIII, i pontefici Gregorio III (731-741) e Leone III (795-816) disposero i primi restauri al tetto; Gregorio IV (827-844) e Benedetto III (855-858) sostennero con donazioni la piccola chiesa. ma il carattere saltuario degli interventi non bastò a garantire la stabilità dell'edificio e a evitare che nel sec. XII il catino absidale cadesse e il mosaico che lo decorava andasse perduto. In quel tempo vi era insediata una comunità di monaci greci: l'area ove sorge S. Balbina era una zona molto isolata; per tale motivo i monaci che vi risiedevano dovettero provvedere a creare una difesa da opporre a eventuali saccheggi (come nel monastero dei SS. Quattro Coronati); della fortificazione approntata dai monaci è oggi ancora ben riconoscibile una torre. Ulteriori restauri si ebbero alla fine del Quattrocento e del Cinquecento, necessari perché la chiesa versava spesso in condizioni di semi abbandono sorgendo in un area spopolata e malsana.In quel periodo alla dedica a S. Balbina si affiancò quella al Salvatore, derivata probabilmente da un'immagine che si venerava in chiesa, forse quella ora al centro dell'abside. Nel corso del Seicento la chiesa venne del
tutto abbandonata perdendo larga parte dei suoi arredi medievali, per
essere di nuovo restaurata nell'ottocento, insediando nell'ex convento un
ospizio per anziani, tuttora esistente, fino ad arrivare ad un esteso
restauro nel 1927/1930 ad opera di Antonio Muñoz, che ridiede un aspetto
medievale alla chiesa, a prezzo di ampi rifacimenti.
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L'interno è una vasta e spoglia aula.
Nella terza cappella del fianco sinistro è un affresco medioevale di alta qualità formale, benché ricoperto da un secondo affresco. Entrambi raffigurano una Madonna con il Bambino e Apostoli, ma il più antico, una Madonna con il Bambino fra i Ss. Pietro e Paolo e altri due Santi, sormontato da un medaglione con il Cristo benedicente, è opera del secolo XIII, di stile prossimo a quello del Cavallini. In basso sono due candelabri cosmateschi e un altare quadrangolare con una croce musiva, databile al sec. XIV e proveniente da una casa demolita in piazza Venezia. La schola cantorum e la cattedra episcopale nell'abside sono ampiamente di restauro. Nel monastero un tempo era visibile un affresco duecentesco, raffigurante la Crocifissione con i Ss. Giovanni e Francesco, e due figure non identificabili. Di quest'opera non esiste più traccia. Percorrendo il perimetro esterno della chiesa, si vede infine il piccolo campanile a vela, probabilmente di età moderna. |