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Annibale
riferimenti cronologici:
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per chi vuole approfondire la vita e le gesta di Annibale
suggeriamo:
documenti cronologici del sito:
Già a nove anni Annibale lascia la sua terra natia per seguire
il padre nella conquista della penisola Iberica, che fornirà a
Cartagine le risorse finanziarie per pagare a Roma i debiti di guerra
contratti nella prima guerra punica e per preparare il secondo conflitto
contro la grande nemica.
La partenza di Amilcare è però una sorta di fuga dal rischio di
essere arrestato;
Annone aveva accusato Amilcare di aver ancora una volta
danneggiato Cartagine e di averla esposta al rischio di una nuova guerra
con Roma.
La leggenda vuole che Amilcare, la notte della partenza, abbia
chiesto al figlio di giurare odio eterno nei confronti di Roma e
sempre secondo la leggenda questo giuramento sarebbe alla base di tutta la
storia futura di Annibale e della furia con cui combatté Roma e i
Romani.
Lo sviluppo di Annibale fu quindi all'interno di un contesto
fortemente dinamico e fin da ragazzo prese parte attiva all'impresa
Iberica. Parte della sua formazione, sotto la responsabilità del greco
Sosilo, fu dedicata all'apprendimento della strategia militari, con
dei modelli di riferimento:
A 25 anni (221 a.C.), dopo la morte di suo padre e di suo
cognato Asdrubale, Annibale assunse il comando delle truppe Cartaginesi di
stanza in Iberia e tre anni più tardi (218 a.C.) partì alla volta
dell'Italia, con l'obiettivo di conquistare Roma e dare quindi
sostanza al suo giuramento anti-romano. Cominciava la seconda guerra
punica che lo vide protagonista di grandi imprese, come l'attraversamento
delle Alpi, e di grandi battaglie: Trebbia, Trasimeno e Canne su
tutte.
In questi frangenti dimostrò tutte le sue capacità di stratega e
forse evidenziò anche un grande limite nello sfruttare queste vittorie per
raggiungere l'obiettivo più importante: la vittoria finale.
Il comandante della sua cavalleria, Maarbale, gli rimproverò
proprio questo limite quando Annibale si rifiutò di marciare su Roma, dopo
la grande vittoria di Canne:
"Gli dei non accordano tutti i loro doni ad un solo uomo.
Annibale, tu sai conquistare le vittorie, ma non le sai
sfruttare".
Il suo girovagare per l'Italia durò quasi 17 anni; fu in
grado di distruggere interi eserciti ma non riuscì ad espugnare l'oggetto
del suo desiderio.
Una volta marciò anche su Roma, ma fu solo un tentativo di
distrarre le truppe Romane dall'assedio di Capua e forse un gesto rabbioso
di sfida quando la guerra era ormai compromessa.
Nella sua campagna italiana perse un occhio e anche due
fratelli, Asdrubale e Magone, uccisi entrambi quando vennero in suo
soccorso con truppe fresche. Il primo perse la vita sul suolo italiano, il
secondo ferito gravemente, morì mentre tentava di rientrare in
patria.
Costretto da Scipione l'Africano a tornare in Africa per
difendere Cartagine, venne sconfitto a Zama nel 202 a.C. e allora si
prodigò nel convincere il suo popolo ad accettare una resa onorevole con
Roma, una resa che venne sancita nel 201 a.C.
Lasciò il comando dell'esercito per sganciarsi da chi a Roma voleva
a tutti costi la sua testa e per tre anni si ritirò a vita privata.
Nel 196 a.C. venne chiamato nuovamente a gestire una situazione molto
delicata, legata ad un tentativo di truffa operato da alcuni
speculatori nei confronti dell'erario Romano. Fu nominato
"suffeta", una sorta di alto magistrato, e il suo comportamento
rigoroso suscitò l'ira degli aristocratici corrotti, quelli che
avevano speculato sulle spese di guerra mentre lui combatteva in Italia.
Questi aristocratici trovarono nel Senato di Roma un alleato
prezioso, al quale mandarono a dire che Annibale si preparava ad una nuova
guerra. A difenderlo ci pensò il suo nemico Scipione che non comprendeva
l'accanimento di Roma contro quest'uomo. Roma comunque decise di inviare a
Cartagine una commissione d'indagine.
Annibale capì che il suo destino era segnato, tradito
soprattutto dalla sua gente, e così decise lasciare definitivamente
Cartagine. Prima si recò a Tiro per poi proseguire per Efeso dove approdò
alla corte del Re Antioco III padrone della Fenicia, della Siria e
dell'Anatolia, e desideroso di espandere il suo dominio.
Lo convinse a tentare una spedizione in Grecia, cercando
un'alleanza con Filippo di Macedonia; dopo due anni i Romani ebbero
la meglio in una grande battaglia.
Lo convinse a rinforzare la flotta per attaccare l'Italia dal mare,
ma ancora una volta i Romani distrussero le sue ambizioni, insieme alla
sua flotta, con un attacco a sorpresa nella sua base in Asia
minore.
Antioco si rassegnò e trattò la pace con i Romani che proposero
tra le clausole di questa pace la consegna di Annibale.
Annibale lo venne a sapere e fuggì verso Creta, ma dopo due anni
i Romani arrivarono anche lì e lui fu costretto a fuggire
ancora.
Si rifugiò presso la corte di Prusia, Re della Bitinia, ma
dopo alcuni anni anche lui lo tradì accordandosi con i Romani.
Circondato nel suo rifugio di Libissa, dalle truppe Romane
comandate dal generale Tito Quinzio Flaminio, preferì togliersi la
vita bevendo il veleno che portava in un anello.
Era il 183 a.C., moriva una grande generale, il più grande
avversario di Roma, anche se la sua immagine rimarrà impressa per sempre
nella storia. |