Una pace difficile
(riferimento cronologico: 264 - 146 a.C.)

Dopo 23 anni si concludeva la prima guerra punica e si tornava formalmente alla pace.

Una pace difficile, irta di ostacoli e condizionata dalle pesanti condizioni imposte dai Romani al governo di Cartagine, il quale vaniva gravato da un tributo difficilmente sostenibile, specialmente per chi doveva fare fronte anche agli ingenti danni provocati da una lunga e dura guerra.

E mentre Roma, galvanizzata dal successo, cominciava a guardare verso il nord e verso l'est, come le nuove direzioni di un processo di espansione ormai diventato inarrestabile, Cartagine doveva affrontare una grave emergenza: quella delle truppe mercenarie che avevano combattuto sotto le insegne puniche, i quali si sentivano traditi dall'atteggiamento tenuto dal governo Cartaginese e che ora reclamavano gli "stipendi" arretrati, debiti che difficilmente il governo di Cartagine sarebbe stato in grado di onorare.

Nel 241 a.C., pochi mesi dopo la conclusione della prima guerra punica, scoppiò la rivolta dei mercenari, soprattutto libici, i quali assediarono città quali Utica, Hippo e Biserta, tutte nel territorio controllato da Cartagine, e conquistarono Tynes.

La guerra durò per ben 3 anni e fu una guerra che mise a dura prova Cartagine, che sembrò spesso sul punto di capitolare.

In questa guerra si evidenziò ancora una volta, l'abilità militare di Amilcare che dopo gli iniziali rovesci (sotto la guida del conservatore Annone) si occupò di ricostruire le truppe puniche, per poi condurle alla vittoria definitiva, ottenuta nel 238 a.C..

Ma nonostante il brillante successo, Amilcare e tutto il partito popolare, di cui il generale Cartaginese era il leader, continuarono a subire l'ostracismo di Annone e di tutti i "grandi vecchi" del partito conservatore.

Il motivo del contendere era proprio l'atteggiamento da tenere nei confronti di Roma. Amilcare voleva riscattare Cartagine, ridarle lustro e potenza sui mari, anche a costo di una nuova guerra. Annone e i conservatori si accontentavano di vivere all'ombra di Roma, pur di continuare a sviluppare le proprie ricchezze, magari trafficando proprio con i Romani.

E fu per questo che Amilcare preparò una spedizione per sedare la ribellione in atto in Sardegna e riprendere il controllo dell'importante isola. I mercenari ribelli, per evitare la rappresaglia cedettero il controllo dell'isola a Roma.

Roma sfruttò i preparativi di Amilcare per accusare Cartagine di aver violato il trattato di pace stipulato dopo la fine della guerra e la costrinse a rinunciare definitivamente alla Sardegna e al pagamento di 1200 talenti, che si aggiungevano alle già pesanti sanzioni che Cartagine era costretta a pagare.

Annone accusò Amilcare di aver ancora una volta danneggiato Cartagine e di averla esposta al rischio di una nuova guerra con Roma.

Quando sembrava ormai che l'arresto dello stratega Cartaginese fosse imminente, lo stesso decise di imbarcarsi per l'Iberia dove tentare una nuova avventura.

Era il 237 a.C., una nave aspettava Amilcare di notte nel porto di Utica, insieme a lui un drappello di fedelissimi, reduci della prima guerra punica.

Amilcare nella sua casa si preparava ad accomiatarsi dalla sua famiglia, quando si accorse dello strano atteggiamento di suo figlio Annibale, nato appena nove anni prima, il quale si fece avanti e chiese al padre di poter partire con lui.

Qui avvenne qualcosa destinato probabilmente a cambiare la storia degli anni a venire. Infatti Amilcare accettò la richiesta del figlio, ma prima volle che lo stesso prestasse giuramento a Ball, la divinità suprema dei Cartaginesi, promettendo odio eterno nei confronti dei Romani.

"Odierò i Romani, come essi mi odieranno", questa la formula del giuramento che probabilmente condizionò tutta l'esistenza di Annibale, che diventerà il più grande ed irriducibile nemico di Roma.

La nave salpò dal porto di Utica, per approdare nel porto Iberico di Gades, la moderna Cadice. Qui cominciò l'avventura Iberica dei Barca, un'avventura che permise a Cartagine di tornare a recitare un ruolo importante nel mediterraneo e soprattutto di sanare le ferite post-belliche.

Infatti il territorio Iberico era un territorio molto ricco soprattutto di miniere di argento. E proprio il flusso costante di argento che si sviluppò dall'Iberia verso Cartagine, consentì alla città punica di fare fronte in modo praticamente indolore, ai pesanti debiti contratti nei confronti di Roma.

Tutto ciò ridiede grande popolarità allo stratega Cartaginese, che venne addirittura nominato proconsole di Iberia.

E in Iberia Amilcare poté anche riavviare la costruzione dell'esercito punico, preparandolo all'eventualità di un nuovo conflitto con Roma.

Ma la sua avventura durò solamente nove anni; nel 229 a.c. Amilcare trovò la morte a seguito di un'imboscata, costretto a fuggire annegò mentre tentava di guadare un fiume con il suo cavallo. Ad Amilcare, nel controllo del territorio Iberico, successe un componente della famiglia, Asdrubale il Bello, il quale aveva sposato una sorella del grande stratega Cartaginese.

Asdrubale continuò nella politica di espansione avviata da suo cognato e fondò anche una nuova capitale che chiamò "Nuova Cartagine" (Cartagena).

Ma la politica di espansione Cartaginese nel territorio cominciò a preoccupare i Romani e così nel 225 a.C., Asdrubale stipulò un trattato con gli odiati nemici che ratificava il dominio Cartaginese sui territori Iberici, ma nel quale Cartagine si impegnava a limitare la sua espansione ai territori a sud del fiume Ebro.

Tre anni più tardi i Romani stipulavano a loro volta un trattato di alleanza con la città di Sagunto, che si trovava a sud del fiume Ebro, in contrasto con quanto stabilito nell'accordo firmato con Asdrubale.

Nel 221 a.C., Asdrubale veniva assassinato nel suo palazzo da un indigeno sceso dalle montagne e, a soli 26 anni, Annibale veniva nominato, tra il tripudio dell'esercito, suo successore.

Da quel momento il giovane Barca cominciò ad agire nel rispetto del suo giuramento, cioè con la volontà di vendicarsi nei confronti di Roma.

Nel 219 a.C., pose sotto assedio e quindi conquistò la città di Sagunto, provocando la reazione di Roma, la quale inviò una delegazione a Cartagine per chiedere la consegna di Annibale, in caso contrario la guerra sarebbe stata inevitabile.

Annone come sempre si schierò dalla parte di Roma, ma il suo servilismo irritò anche i componenti del suo partito: il consiglio della città si schierò in difesa di Annibale.

Uno dei delegati Romani, Marco Fabio Buteone, si rivolse all'assemblea Cartaginese con un mossa d'effetto; mostrando una piega della sua toga disse:

"Qui dentro ho la guerra oppure la pace...cosa volete ?". Un rappresentante del partito popolare rispose: "Dacci quello che ti pare !". Allora l'anziano rappresentante di Roma disse senza equivoci "Va bene, vi darò la guerra !".

Iniziava così la seconda guerra tra Roma e Cartagine.