La conquista dell'Oriente

riferimenti cronologici:
guerre puniche: 264 - 146 a.C.
il periodo di pace tra la II e la III guerra punica: 201 - 149 a.C.
le conquiste in Oriente: 197 - 146 a.C.

Argomenti principali:
Comincia una pace difficile
Catone contro Scipione Africano
La Grecia chiede aiuto a Roma
Roma contro Filippo V di Macedonia
Roma contro Antioco III di Siria
La sconfitta definitiva della Macedonia
Verso la terza guerra punica

Comincia una pace difficile

Nel 201 a.C. si era chiusa una guerra terribile, durata più di 17 anni e caratterizzata da grandi battaglie nelle quali Roma aveva più volte rischiato di soccombere sotto i colpi delle truppe di Annibale. Ma Roma aveva saputo resistere e alla fine era riuscita ad aggiudicarsi la guerra.

La pace che ne era venuta fuori era riuscita a scontentare tutti, sia a Roma sia a Cartagine il trattato firmato trovava feroci oppositori. Il partito della guerra ad oltranza era molto forte in entrambe le città.

In ogni caso Roma, con la sua vittoria, acquisiva un nuovo ruolo e da grande potenza italica si trasformava in una grande potenza mediterranea, preparandosi a realizzare il suo grande destino di vera e unica potenza mondiale.

Sul fronte interno, quello italiano, le conseguenze della guerra provocarono una grossa trasformazione sociale; la guerra aveva provocato la distruzione di enormi risorse e impoverito soprattutto il sud della penisola. Le città che avevano tradito l'alleanza con Roma erano state distrutte mentre quelle che erano rimaste fedeli erano comunque ridotte allo stremo anche perché l'esercito negli anni si era accaparrato gran parte delle risorse, sia alimentari sia umane: tutto ciò aveva provocato il totale abbandono dei campi.

Iniziava così quel processo di concentrazione dei piccoli appezzamenti di terra che si trasformavano in grandi latifondi controllati dalla nobiltà. Questi latifondi venivano accresciuti anche affittando le parti migliori dell'agro pubblico formato dai terreni strappati ai nemici durante la guerra.

I latifondi venivano coltivati sopratutto dagli schiavi che sempre di più affluivano in Italia in virtù delle grandi vittorie militari Romane.

Sul fronte esterno, quello delle nuove province, l'espansione territoriale apriva nuovi scenari e comportava altrettante modifiche nel tessuto sociale ed economico della città. Dalle province arrivava nuova ricchezza, legata allo sfruttamento delle risorse naturali, si creavano nuove professioni, come gli appaltatori o i pubblicani (che avevano in appalto l'esazione delle tasse). Dalle regioni conquistate arrivavano poi un consistente numero di schiavi e quindi una grande disponibilità di manodopera a costo molto basso (il costo della sussitenza). La necessità di amministrare queste province, affidate ad un magistrato chiamato propretore, allargò notevolmente le possibilità di carriera politica. Diventare propretore significava anche garantirsi buone possibilità di arricchimento grazie all'ampio potere politico, giudiziario e militare di cui il magistrato Romano disponeva.

Catone contro Scipione Africano

Le conquiste militari ponevano poi un problema di equilibri all'interno della costituzione Repubblicana. Infatti i generali che si rendevano protagonisti di grandi vittorie acquisivano grande prestigio, grandi ricchezze e soprattutto un protagonismo politico che si contrapponeva al potere del Senato.

Il caso di Publio Cornelio Scipione diventato salvatore di Roma a soli 26 anni è emblematico: il popolo gli offerse il ruolo di console a vita che lui chiaramente rifiutò. Emblematica fu anche l'ostilità dichiarata nei suoi confronti della parte più conservatrice del Senato, guidata da Marco Porcio Catone: a pochi anni dalla sua grande impresa, Scipione fu costretto a ritirarsi a vita privata per evitare che l'ostilità del Senato si tramutasse in una condanna giudiziaria disonorevole.

Quindi con Scipione l'Africano, il Senato riuscì ad evitare che il potere personale acquisito dal generale avesse riflessi pesanti sulla vita politica, ma negli anni a seguire i senatori di Roma non riuscirono a frenare i tentativi di Mario, di Silla, di Pompeo e infine di Giulio Cesare che segnò il passaggio definitivo dalla Repubblica all'Impero.

Comunque Roma, dopo la guerra con Cartagine era avviata ad un'era di grandi conquiste militari con le quali espandere il suo potere in tutto il mediterraneo, che rappresentò la prima grande frontiera della grande espansione Romana.

La Grecia chiede aiuto a Roma

La prima occasione fu la richiesta d'aiuto che proveniva da alcune città della Grecia che invocavano la protezione Romana nei confronti di Filippo V di Macedonia.

Questa richiesta di aiuto provocò uno scontro politico tra la fazione più progressista del Senato, guidata da Scipione l'Africano e Tito Quinzio Flaminino, e quella più conservatrice, guidata da Marco Porcio Catone che vedeva la Grecia e la sua cultura come il fumo negli occhi.

Roma contro Filippo V di Macedonia

Alla fine prevalse lo logica interventista, anche perché Filippo V di Macedonia si era alleato con Antioco III di Siria, grande sovrano orientale e che mirava ad espandersi verso i regni di Pergamo e di Egitto; questa alleanza rischiava di diventare una seria minaccia per Roma.

Le truppe macedoni furono sbaragliate nel 197 a.C. a Cinofecale (Tessaglia),  da una spedizione militare guidata proprio da Tito Quinzio Flaminino che con questo atto pose la Grecia sotto la protezione Romana.

Roma contro Antioco III di Siria

Ma la vittoria su Filippo V di Macedonia non aveva frenato la volontà espansionistica di Antioco III che oltretutto si avvaleva di un grande stratega militare: Annibale, fuggito da Cartagine e rifugiatosi proprio in Siria.

La spedizione venne affidata a Lucio Cornelio Scipione, fratello del più illustre Africano al quale il Senato aveva invece negato il comando. Era chiaro per tutti che se formalmente il comando era affidato a Lucio, il comando effettivo sarebbe stato esercitato da Publio che figurava come luogotenente del fratello.

Le velleità di Antioco si scontrarono con la potenza dell'esercito Romano e le truppe Siriache vennero prima sconfitte alle Termopili da Marco Acilio Glabrione, poi dagli Scipioni nel 190 a.C. presso Magnesia e infine in uno scontro navale presso Chio.

La Siria non venne ridotta al rango di una provincia Romana, ma le sue ambizioni vennero in ogni caso ridimensionate a vantaggio dei regni di Pergamo e Rodi.

La vittoria permise a Lucio Cornelio Scipione di fregiarsi dell'appellativo di Asiatico.

Al ritorno da questa spedizione i fratelli Scipione vennero accusati di essersi impadroniti di un'ingente somma di denaro e subirono un processo. L'Africano venne assolto dall'accusa mentre suo fratello venne condannato. Questo ulteriore attacco alla sua persona e alla sua famiglia indusse l'eroe che aveva sconfitto Cartagine ad abbandonare la ribalta politica.

La sconfitta definitiva della Macedonia

Nel 178 a.C. la Macedonia, sotto la guida di Perseo, figlio del defunto Filippo V,  cominciò una politica fortemente anti-romana, che produsse come conseguenza  una nuova guerra. Era il 171 a.C. quando scoppiò il conflitto che si concluse appena tre anni dopo. Nel 168 a.C., presso Pidna, le truppe Romane comandate dal console Lucio Emilio Paolo sbaragliarono i loro avversari e catturarono anche il Re Perseo. Alcuni anni più tardi, nel 148 a.C., anche la Macedonia perderà definitivamente la sua indipendenza, diventando provincia Romana.

Anche la Grecia finì sotto gli strali di Roma, a causa dell'atteggiamento ambiguo di alcune sue importanti città. Per garantirsi in futuro la loro fedeltà, Roma pretese la consegna di ostaggi illustri e tra questi lo storico Polibio.

Nel 146 a.C. Roma attaccò la lega Achea conquistando la città di Corinto e creando la provincia di Acaia: finiva così l'indipendenza delle città greche.

Verso la terza guerra punica

Ma quello che si andava configurando era un nuovo conflitto con la grande avversaria dell'ultimo secolo: Cartagine. 

Marco Porcio Catone si dimostrava inflessibile quando chiedeva al Senato di distruggere in modo definitivo Cartagine.

"Ceterum censeo Carthaginem essa delendam" ("e io ritengo che Cartagine debba essere distrutta"): così finivano tutti gli interventi di Catone, qualunque fosse l'argomento in discussione.