La IIIª Guerra Punica

riferimenti cronologici:
guerre puniche 264 - 146 a.C.
terza guerra punica 149 - 146 a.C.
Annibale 247 - 183 a.C.

Argomenti principali:
Verso la terza guerra punica
Il pretesto
La nuova spedizione
L'assedio
Cartagine: un triste epilogo

 

Verso la terza guerra punica

Dopo la fine della seconda guerra punica, Cartagine aveva completamente rinunciato alle sue idee di espansione marittima e anche al suo impero commerciale, dedicandosi in modo intensivo all'agricoltura.

Con questa nuova vocazione agricola era riuscita in pochi anni a sviluppare nuova ricchezza e prosperità nonostante il pesante debito di guerra da pagare a Roma.

Questa nuova prosperità preoccupava i grandi aristocratici romani, legati all'agricoltura da vincoli antichi e forse interessati a sfruttare le fertili terre del territorio Africano.

A capo di questo movimento era Marco Porcio Catone che si dimostrava inflessibile quando chiedeva al Senato di distruggere in modo definitivo Cartagine.

"Ceterum censeo Carthaginem essa delendam" ("e io ritengo che Cartagine debba essere distrutta"): così finivano tutti gli interventi di Catone, qualunque fosse l'argomento in discussione.

A lui replicava debolmente Cornelio Scipione Nasica, cugino di Scipione Africano, che concludeva ogni suo discorso dicendo "io sono convinto che Cartagine debba vivere".

Il pretesto

Intanto Cartagine continuava a soffrire delle continue incursioni di Massinissa, Re di Numidia e alleato dei Romani, che continuava ad appropriarsi di parte del territorio punico.

I Cartaginesi continuavano a rivolgersi a Roma per ottenere il diritto a difendersi; il trattato di pace stipulato alla fine della seconda guerra impediva infatti a Cartagine di scendere in guerra se non espressamente autorizzata dal Senato di Roma.

Esasperati dall'indifferenza di Roma, nel 150 a.C. entrarono in conflitto con Massinissa, creando il pretesto ideale affinché i Romani potessero attaccare la grande nemica africana, dando così soddisfazione all'implorazione catoniana.

La nuova spedizione

Nel 149 a.c., sotto la guida dei consoli Lucio Censorino e Manio Manilio, Roma invia in Africa un corpo di spedizione composto da 80.000 uomini. Della spedizione fa parte anche il tribuno militare Scipione Emiliano, adottato nella gens Cornelia dal figlio maggiore di Scipione Africano e ora diventato un alleato di Catone il Censore che ne tesseva le lodi.

Sbarcati ad Utica, i Romani si incontrarono con gli ambasciatori punici con i quali raggiunsero un accordo di pace che imponeva a Cartagine numerose condizioni tra cui la consegna di giovani ostaggi. Quando la terza guerra punica sembrava scongiurata, il console Censorino cambiò strategia ribadendo agli ambasciatori punici il proposito di distruggere Cartagine e imponendo loro l'evacuazione della città.

La nuova doccia fredda provocò una rivolta antiromana da parte della popolazione Cartaginese, la quale rifiutò di abbandonare la città e si preparò all'inevitabile scontro decisivo. La città venne fortificata e ovunque sorgevano improvvisate fabbriche d'armi; le donne offrirono addirittura i loro capelli per fabbricare delle corde.

L'assedio

Così cominciò l'assedio di Cartagine, che non sarebbe stato così facile come i Romani si erano probabilmente immaginati.

Nel 148 a.C., Scipione Emiliano divenne console pur non avendo l'età giusta; il fascino di un nuovo Scipione rappresentava per il popolo Romano una sufficiente garanzia di successo.

Tornato in Africa si rese protagonista della costruzione di un grande molo con il quale intendeva bloccare l'accesso al porto di Cartagine, isolando completamente la città. Ma i Cartaginesi risposero con la costruzione di un grande tunnel con il quale riuscivano a uscire e a entrare nella città. Riuscirono addirittura a costruire nuove navi in un'insenatura nascosta.

Cartagine: un triste epilogo

Solo nel 146 a.C. le truppe al comando di Scipione Emiliano ebbero ragione dei loro avversari e riuscirono a penetrare in città, anche grazie all'abilità del "legato" Caio Lelio. La battaglia proseguì casa per casa, ma alla fine i Romani riuscirono ad espugnare Cartagine che venne completamente distrutta.

Scipione Emiliano contemplava la distruzione con un velo di tristezza, pensando che un giorno tale destino sarebbe potuto toccare anche alla sua Roma.

L'Emiliano tornerà a Roma da grande trionfatore, anche se dietro di sé lasciò una scia di distruzione che aveva segnato il momento peggiore della già lunga storia di Roma.

Dopo più di un secolo finiva il grande conflitto tra Roma e Cartagine con la completa distruzione di quest'ultima e con la trasformazione del suo territorio in Provincia Romana.


Roma dopo la III guerra punica