15.

ZEFIRINO, santo

Romano
Papa dal 199 al 217

In qualche catalogo è chiamato Geferino ovvero Severino, ma il nome più preciso dovrebbe essere Zefirino. Romano, figlio di un certo Abondio, fu papa dal 199, nell'ultimo periodo dell'impero di Settimio Severo e sotto Caracalla. Con il primo ci furono improvvisamente per i cristiani tempi duri, dopo gli anni sereni del «protettorato» dell'imperatrice Giulia Domna. Infatti nel 202, anno del decennale del suo impero, furono indetti dei festeggiamenti, ma i cristiani in molte province si astennero dalle cerimonie «pro salute imperatorum» che erano perlopiù paganeggianti.
L'imperatore, irritato dal comportamento giudicato offensivo nei confronti della sua persona, emanò decreti speciali contro i cristiani renitenti, provocando una serie di persecuzioni che si placarono solo l'anno dopo, quando i cristiani vennero a più miti consigli partecipando a quelle celebrazioni che non fossero in contrasto con i loro principi.

Zefirino, appena eletto, nominò Callisto suo segretario e gli affidò l'amministrazione dei luoghi di culto messi a disposizione dai ricchi privati e salvaguardati dai diritti garantiti alla proprietà privata. Erano quelli i primi beni della Chiesa che usciva allora dalla clandestinità, beneficiando della tolleranza imperiale, pur sempre vivendo ai margini della legalità e rischiando, nell'uscire allo scoperto, gli improvvisi cambi di umore da parte del potere e della stessa società.
In particolare Callisto fu incaricato di riorganizzare il cimitero che stava allora sulla via Salaria, trasportandolo sull' Appia, vicino ai cimiteri già esistenti di Pretestato e Domitilla: lo strutturò in modo che poi vi fossero sepolti i pontefici in quella che venne chiamata la «Cripta dei papi», ospitando numerosi vescovi di Roma tra il 235 e il 314.
Sotto Zefirino si era diffusa l'eresia del monarchianismo patripassiano, derivante da Marcione e Noeto, che riteneva il Padre e il Figlio una sola persona, così che il Padre si era fatto uomo ed era stato crocifisso. Tenace nemico di questa eresia era Ippolito, discepolo di S. Lorenzo, il quale non ritenne sufficientemente energica la presa di posizione di Zefirino: lo accusò di lasciarsi prendere la mano da Callisto per qualsiasi decisione, di essere un ignorante e in pratica di favorire i monarchiani.
Stando a quanto riferisce lo stesso Ippolito, Zefirino avrebbe dichiarato di riconoscere «un solo Dio, Gesù Cristo, e fuori di Lui nessun altro che sia nato e abbia patito», espressione che andrebbe collegata, per apparire più chiara, con la dogmatica dichiarazione di Callisto: «Non il Padre è morto, ma il Figlio». Zefirino in tutta la questione si rivela più un uomo fornito di grande virtù che di grande cultura teologica, e probabilmente Ippolito aveva anche ragione a definirlo un ignorante. .
Piuttosto, come osserva il Seppelt, «l'interpretazione della formula usata da Zefirino sulla divinità di Cristo e l'unità di natura in Dio, nella quale si sente il consiglio e l'influenza di Callisto, dà apparentemente, in parte, ragione ad Ippolito, in quanto venne studiosamente espressa in modo da non accrescere il pericolo, che purtroppo persisteva. di uno scisma nella comunità dei fedeli di Roma, provocato dalla lotta che infuriava tra i due partiti». Si trattava di un modo di fare molto diplomatico e redditizio; infatti «regolandosi così egli ebbe dalla sua, secondo quanto i suoi stessi avversari confessarono, la maggioranza dei fedeli della Chiesa di Roma, i quali, turbati dalle sottili speculazioni dottrinarie, bramavano soltanto di mantenersi saldi nella fede ereditata dalla tradizione».
Il sospetto di fondo è che Ippolito fosse però animato in tutta la polemica da un risentimento personale nei confronti di Zefirino per la nomina di Callisto ad un posto di prestigio a cui egli aspirava. Il suo dispetto e rancore sarebbero aumentati di lì a breve tempo, alla morte di Zefirino, sfociando nel primo scisma della Chiesa di Roma.

Zefirino morì nel 217 e fu sepolto in un modesto mausoleo sopra il cimitero di Callisto.