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URBANO VII
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Sisto V non aveva fatto in tempo a mandare in porto una legge draconiana sull'elezione
pontificia, e così i conclavi che si susseguirono continuarono ad essere perlopiù
"aperti"; li controllò per un certo periodo il re di Spagna, forte della sua garanzia
di strenuo difensore del cattolicesimo. I suoi ambasciatori ebbero la buona creanza
di non farsi notare nei paraggi del conclave in quel settembre del 1590, ma fecero
pervenire al Sacro Collegio una lista di cinque cardinali desiderati dal re.
Ci si accordò su Gian Battista Castagna, ben visto anche dal granduca di Toscana,
e fu eletto il 15 settembre 1590: avrebbe assunto il nome di Urbano VII.
Nato a Roma il 4 agosto 1521, era arrivato alla porpora solo nel 1583. Aveva tenuto l'arcivescovado di Rossano Calabro e, su un piano dottrinale, appariva molto vicino alla linea di Carlo Borromeo. A quanto pare, era di spirito molto caritatevole, se appena eletto fece distribuire gran parte del suo patrimonio ai poveri della città; aveva fatto capire al vasto parentado che non era aria per ottenere prebende e vita gaia, insistendo che, a parte il governo della Chiesa, il suo scopo principale sarebbe stato quello di dare assistenza ai bisognosi. La malaria se lo portò via dopo soli 13 giorni di pontificato; morì infatti il 27 settembre 1590, destinando l'eredità paterna alla confraternita dell'Annunziata, in S. Maria sopra Minerva, perché tale somma venisse distribuita come dote tra le ragazze da marito indigenti. Fu sepolto in questa chiesa in un monumento erettogli per gratitudine dalla stessa confraternita. |