182.

URBANO IV
Jacques Pantaleon

nato a Troyes, in Francia
Eletto papa il 20.VIII
e consacrato il 4.IX.1261
Morto il 2.X.1264

Non mise mai piede a Roma

I cardinali riuniti a Viterbo alla morte di Alessandro IV ci misero tre mesi per trovare un successore; non avendo raggiunto la maggioranza a favore di uno di loro, si accordarono infine il 20 agosto del 1261 su un elemento estraneo al Sacro Collegio, il francese Jacques Pantaleon, patriarca di Gerusalemme, proprio allora presente in Curia per questioni relative alla Terra Santa.

Era di umili origini; figlio di un calzolaio di Troyes, dove era nato verso il 1200, aveva studiato a Parigi ed era stato canonico a Leòn e arcidiacono a Liegi. Innocenzo IV lo aveva nominato vescovo di Verdun e, in qualità di legato in Germania, si era fatto apprezzare per la notevole attività religiosa e diplomatica, tanto da meritare la fiducia di Alessandro IV che dal 1255 lo aveva inviato in Terra Santa come patriarca di Gerusalemme. Fu consacrato papa il 4 settembre a Viterbo assumendo il nome di Urbano IV; non avrebbe mai messo piede a Roma. L'elezione di un francese era il concretizzarsi di un nuovo corso nelle relazioni politiche del papato, già preannunziato con Alessandro IV; il problema più urgente da risolvere veniva comunque da Roma, dove per la carica di senatore i guelfi avevano proposto Riccardo di Cornovaglia e i ghibellini Manfredi. C'era naturalmente lotta aperta tra le due fazioni con scontri armati, che riuscivano ad essere controllati a distanza dal papa; subentra una sorta di "sede vacante" del Senato e una commissione mista regge il governo del Comune per più di un anno. Nel frattempo Manfredi presenta ufficialmente al papa la propria candidatura a re di Sicilia con proposte allettanti sia su un piano finanziario, per quel che riguarda il tributo annuale feudale, sia su un piano politico, con i riconoscimenti territoriali ed un appoggio concreto ad una nuova crociata in Terra Santa. Ma ormai in seno alla Curia l'indirizzo politico era ben lontano dalla casa sveva, a parte la diffidenza e il timore che le proposte di Manfredi non fossero sincere; Urbano IV entra di nuovo in contatto col fratello del re di Francia Carlo d'Angiò per conferirgli la corona siciliana. A Roma di conseguenza i guelfi abbandonano la candidatura di Riccardo e appoggiano quella del conte francese, riuscendo a farlo nominare senatore a vita nell'estate del 1263, senza peraltro che l'elezione sia ufficialmente comunicata al papa.

Carlo d'Angiò senatore di Roma
in attesa di diventare Re di Sicilia
Urbano IV si trova ad Orvieto e comunque non ha più alcun potere civile in Roma, avendo perso l'investitura del Senato dai tempi di Brancaleone; si tratta però di un doppio gioco di Carlo che, mentre tratta con i Romani, nello stesso tempo acconsente ad accettare l'investitura feudale della Sicilia. Il papa ci resta male ma, di fronte al pericolo di un insediamento di Manfredi, finisce per accettare il fatto compiuto e cancellare, negli accordi che si stavano stipulando per l'investitura, l'articolo che vietava al conte d' Angiò di assumere a Roma la carica di senatore. Ottiene però che essa sia mantenuta solo per un massimo di cinque anni, con la decadenza immediata non appena Carlo conquisterà il regno di Sicilia; da allora sarebbe spettata nuovamente al papa l'assegnazione della nomina senatoriale. L'inadempienza di questi impegni avrebbe comportato la scomunica, l'interdetto e la perdita del feudo; veniva peraltro ridotto il tributo feudale a 2.000 once d'oro l'anno e presa in considerazione l'eventualità di un condono totale o parziale delle 50.000 sterline richieste dalla Chiesa a conquista effettuata. Il contratto viene firmato il 15 agosto del 1264.
Carlo d'Angiò accetta dunque la nomina di senatore, ma non viene subito a prenderne possesso; invia a Roma come vicario Jacques Gaucelin con un contingente di cavalieri provenzali che s'insedia in Campidoglio dal maggio del 1264. Morto però poco dopo il Gaucelin, il suo posto è assunto da Jacques Gantelme con l'appoggio di Giovanni Savelli. Vano risulta nella circostanza un estremo tentativo ghibellino di conquistare il Comune; Manfredi stesso abbozza un colpo di mano contro il pontefice ad Orvieto, ma deve arrestare la sua marcia di fronte a un consistente blocco dei punti nevralgici operato in tutto il Lazio da vescovi e baroni guelfi.

Urbano si sentiva ugualmente insicuro; il contratto doveva ancora ottenere l'approvazione dell'episcopato francese per la cessione delle decime che per tre anni avrebbero finanziato l'impresa siciliana. La situazione in Germania inoltre appariva caotica: il papa non sapeva scegliere tra i due pretendenti alla corona, Alfonso di Castiglia e Riccardo di Cornovaglia, e rinviava ogni decisione al novembre del 1265, limitandosi a riconoscere entrambi come "prescelti re dei Romani", nonostante Riccardo fosse già stato incoronato re di Germania ad Aquisgrana nel 1257.

Urbano trascorse gli ultimi mesi del suo pontificato nella vana attesa della ratifica del contratto di Carlo d'Angiò e, soprattutto, dell'arrivo di questi a Roma per ricoprire la carica di senatore, il che avrebbe forse potuto assicurargli finalmente l'insediamento in Laterano; seguita a questo scopo a scongiurare il conte di affrettare la sua venuta.
Introduce la Festa
del Corpus Domini
Nel frattempo compie un'opera di carattere strettamente religioso, l'introduzione nella liturgia ecclesiastica della festa del Corpus Domini, già oggetto di particolare culto a Liegi sulla base delle visioni della monaca agostiniana Giuliana di Liegi. Tommaso d'Aquino riceve l'incarico di compilarne l'uffizio con una serie di inni, ma l'effettiva totale instaurazione liturgica del Corpus Domininon avviene per ora, a causa della morte del papa; essa sarà operante nel concilio di Vienne del 1311 con il rinnovo della bolla d'introduzione di Urbano IV.

E così questo papa morì senza vedere in pratica attuata nessuna delle sue iniziative; il 9 settembre del 1264 aveva abbandonato Orvieto per paura di un'incursione ghibellina e durante il viaggio verso Perugia si ammalò gravemente. Il 2 ottobre del 1264 moriva appunto a Perugia e veniva sepolto, come Innocenzo III, nel duomo di quella città.