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URBANO IV
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I cardinali riuniti a Viterbo alla morte di Alessandro IV ci misero tre mesi per trovare un
successore; non avendo raggiunto la maggioranza a favore di uno di loro, si accordarono
infine il 20 agosto del 1261 su un elemento estraneo al Sacro Collegio, il francese
Jacques Pantaleon, patriarca di Gerusalemme, proprio allora presente in Curia per questioni
relative alla Terra Santa.
Era di umili origini; figlio di un calzolaio di Troyes, dove era nato verso il 1200, aveva studiato a Parigi ed era stato canonico a Leòn e arcidiacono a Liegi. Innocenzo IV lo aveva nominato vescovo di Verdun e, in qualità di legato in Germania, si era fatto apprezzare per la notevole attività religiosa e diplomatica, tanto da meritare la fiducia di Alessandro IV che dal 1255 lo aveva inviato in Terra Santa come patriarca di Gerusalemme. Fu consacrato papa il 4 settembre a Viterbo assumendo il nome di Urbano IV; non avrebbe mai messo piede a Roma. L'elezione di un francese era il concretizzarsi di un nuovo corso nelle relazioni politiche del papato, già preannunziato con Alessandro IV; il problema più urgente da risolvere veniva comunque da Roma, dove per la carica di senatore i guelfi avevano proposto Riccardo di Cornovaglia e i ghibellini Manfredi. C'era naturalmente lotta aperta tra le due fazioni con scontri armati, che riuscivano ad essere controllati a distanza dal papa; subentra una sorta di "sede vacante" del Senato e una commissione mista regge il governo del Comune per più di un anno. Nel frattempo Manfredi presenta ufficialmente al papa la propria candidatura a re di Sicilia con proposte allettanti sia su un piano finanziario, per quel che riguarda il tributo annuale feudale, sia su un piano politico, con i riconoscimenti territoriali ed un appoggio concreto ad una nuova crociata in Terra Santa. Ma ormai in seno alla Curia l'indirizzo politico era ben lontano dalla casa sveva, a parte la diffidenza e il timore che le proposte di Manfredi non fossero sincere; Urbano IV entra di nuovo in contatto col fratello del re di Francia Carlo d'Angiò per conferirgli la corona siciliana. A Roma di conseguenza i guelfi abbandonano la candidatura di Riccardo e appoggiano quella del conte francese, riuscendo a farlo nominare senatore a vita nell'estate del 1263, senza peraltro che l'elezione sia ufficialmente comunicata al papa.
Carlo d'Angiò accetta dunque la nomina di senatore, ma non viene subito a prenderne possesso; invia a Roma come vicario Jacques Gaucelin con un contingente di cavalieri provenzali che s'insedia in Campidoglio dal maggio del 1264. Morto però poco dopo il Gaucelin, il suo posto è assunto da Jacques Gantelme con l'appoggio di Giovanni Savelli. Vano risulta nella circostanza un estremo tentativo ghibellino di conquistare il Comune; Manfredi stesso abbozza un colpo di mano contro il pontefice ad Orvieto, ma deve arrestare la sua marcia di fronte a un consistente blocco dei punti nevralgici operato in tutto il Lazio da vescovi e baroni guelfi. Urbano si sentiva ugualmente insicuro; il contratto doveva ancora ottenere l'approvazione dell'episcopato francese per la cessione delle decime che per tre anni avrebbero finanziato l'impresa siciliana. La situazione in Germania inoltre appariva caotica: il papa non sapeva scegliere tra i due pretendenti alla corona, Alfonso di Castiglia e Riccardo di Cornovaglia, e rinviava ogni decisione al novembre del 1265, limitandosi a riconoscere entrambi come "prescelti re dei Romani", nonostante Riccardo fosse già stato incoronato re di Germania ad Aquisgrana nel 1257. Urbano trascorse gli ultimi mesi del suo pontificato nella vana attesa della ratifica del contratto di Carlo d'Angiò e, soprattutto, dell'arrivo di questi a Roma per ricoprire la carica di senatore, il che avrebbe forse potuto assicurargli finalmente l'insediamento in Laterano; seguita a questo scopo a scongiurare il conte di affrettare la sua venuta.
E così questo papa morì senza vedere in pratica attuata nessuna delle sue iniziative; il 9 settembre del 1264 aveva abbandonato Orvieto per paura di un'incursione ghibellina e durante il viaggio verso Perugia si ammalò gravemente. Il 2 ottobre del 1264 moriva appunto a Perugia e veniva sepolto, come Innocenzo III, nel duomo di quella città. |