Nella stessa città di Napoli, dove era morto Innocenzo IV, i cardinali si riunirono per
eleggere un successore; dopo soli sette giorni fu scelto all'unanimità Rinaldo della
famiglia Conti di Segni, nativo di Jenne presso Anagni, figlio di una sorella di Gregorio IX.
Lo zio stesso lo aveva creato cardinale diacono e in seguito vescovo di Ostia; fu
consacrato papa il 20 dicembre del 1254 con il nome di Alessandro IV.
Fin dai primi giorni del suo pontificato si capì che non era all'altezza della situazione: è probabilmente esatto il ritratto che ne fa il Gregorovius e cioè "un papa che non si curava di guerre, un signore corpacciuto e bonario, giusto e timoroso di Dio e però amante del denaro e debole". Si può ben capire come complicato dovette apparirgli il quadro politico che aveva dinanzi; infatti "provvisto di mediocre ingegno, il nuovo papa tentò di avanzare nella strada pericolosa tracciata per volontà di Innocenzo IV", addentrandosi in un labirinto di cui non possedeva assolutamente il filo d'Arianna per uscirne fuori.
Non sapendo come opporsi a Manfredi, che provvide a scomunicare, fece proposte a mezza Europa nel giro di un anno; da un lato tentava di accantonare i diritti ereditari di Corradino, assegnando nel febbraio del 1255 il ducato di Svevia ad Alfonso X di Castiglia, nipote del defunto re di Germania Filippo, e favorendo come candidati al regno di Germania prima Guglielmo d'Olanda e poi, alla morte di questi nel gennaio del 1256, Riccardo di Cornovaglia. Dall'altro rispolverava il 9 aprile del 1255 il contratto già stipulato da Innocenzo IV, e temporaneamente accantonato, con il re d'Inghilterra Enrico III, investendo il principe Edmondo del regno di Sicilia. Questo contratto peraltro, con il versamento di un anticipo sul tributo feudale, per il quale Enrico III era ricorso alle decime della Chiesa inglese, offrì al papa i mezzi necessari per poter proseguire contro Manfredi una guerra sconclusionata che si risolse in un nuovo disastro per l'esercito pontificio.
La sconfitta determinò in Inghilterra un'aperta opposizione all'accordo col papa: il re, di fronte ad una rivolta scatenata dagli stessi ambienti ecclesiastici, dovette rinunciare a prendere in considerazione la conquista militare del regno di Sicilia. Il contratto saltò e Manfredi fu così libero di organizzare progetti di più ampio respiro senza ostacoli da parte del papa.
Brancaleone signore di Roma |
Alessandro IV assistette infatti, incapace di porvi rimedio, al crollo di quanto la politica antisveva della Curia aveva finora procurato al papato; considerevoli territori dello Stato della Chiesa andavano perduti e Roma stessa non era più sotto la sovranità del pontefice. Vi governava il senatore Brancaleone degli Andalò, originario di Bologna, appoggiato dalla borghesia in un rinnovato spirito repubblicano; solo nel novembre del 1255 la nobiltà romana riuscì a far cadere la sua carica unica e ripristinare due senatori. Allora per un breve periodo il papa era potuto tornare a Roma. Poi tra un fronte e l'altro sorsero nuovi scontri all'ultimo sangue, nei quali era rimasto ucciso anche il senatore eletto dai nobili, e Brancaleone aveva restaurato con durezza il suo potere aperto agli interessi del popolo. Il papa era fuggito nuovamente da Roma verso Anagni e da lì a Viterbo, mentre Brancaleone si vendicava in maniera sconsiderata contro i nobili, abbattendo le splendide innumerevoli torri, circa 140, che abbellivano la città.
Manfredi nel frattempo aveva stabilmente unito nelle sue mani il dominio sulla Sicilia e l'Italia meridionale e non aveva alcuna intenzione di fungere da reggente per Corradino, che viveva nella lontana Germania e, a quanto pare, era stato ripudiato dal papa come "figlioccio". Fece addirittura diffondere la voce che il fanciullo fosse morto e il 10 agosto del 1258 fu eletto re dal Parlamento di Palermo, ricevendo l'incoronazione e l'unzione da parte di vari arcivescovi.
Alessandro IV dichiarò nulla l'incoronazione di Manfredi perché scomunicato e lanciò l'anatema contro gli arcivescovi, ma la reazione ghibellina fu tale in tutta Italia che il papa non seppe assolutamente districarsi; i Comuni guelfi erano abbandonati a se stessi e in Toscana furono sconfitti nella famosa battaglia di Montaperti nel 1260. Vasti territori dello Stato della Chiesa passavano sotto il controllo di Manfredi, dalla marca di Ancona al ducato di Spoleto e alla Romagna; anche l'Italia settentrionale diventava improvvisamente ghibellina e persino Milano, tradizionalmente antisveva, accettava la signoria di Manfredi.
A Roma, morto Brancaleone,e rovesciata una temporanea carica senatoriale dello zio, i nobili erano riusciti a nominare senatori due della propria fazione, ma non si mostrarono favorevoli al ritorno del papa. Nelle elezioni del 1261 fu lotta aperta tra guelfi e ghibellini: i primi, con l'appoggio del collegio dei cardinali, riuscirono a far nominare senatore a vita Riccardo di Cornovaglia, già eletto re di Germania, ma i ghibellini gli contrapposero Manfredi. Il papa dimostrò una volta di più la sua inettitudine e decise di lasciare la propria sede, tornando nuovamente a Viterbo; là avrebbe terminato quel poco edificante pontificato, illuminato su un piano strettamente religioso dal riconoscimento in una bolla della realtà effettiva delle stimmate di S. Francesco d'Assisi, minacciando peraltro di scomunica chi l'avesse negata, e dalla canonizzazione di S. Chiara.
Morì appunto a Viterbo il 25 maggio del 1261; fu sepolto nella chiesa di S. Lorenzo.
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