73.

TEODORO I

di Gerusalemme
Papa dal 24 novembre 642
al 14 maggio 649

L'elezione di Teodoro I, figlio di un vescovo di Gerusalemme, oriundo greco, fu imposta dall'esarca Isacco e la consacrazione avvenne il 24 novembre del 642. Scegliendo un greco, i Bizantini pensavano di aver partita vinta nell'affermazione dell'Ectesi imperiale. E invece Teodoro I non assecondò in alcun modo l'illusione del movimento monotelita, che a Bisanzio aveva trovato un valido difensore nell'imperatore Costante II, in stretta alleanza con il nuovo patriarca Paolo.
Il patriarca Pirro infatti, caduto in disgrazia presso l'imperatore, è stato sostituito e costretto ad abbandonare Costantinopoli; egli però non desiste, desidera a tutti i costi riconquistare il potere e cerca l'appoggio del papa. Finge di abiurare il monoteismo in un concilio in Africa, ove si era rifugiato, e si reca poi a Roma in veste di penitente alla tomba di S. Pietro per ufficializzare la sua professione di fede.
Teodoro I lo riceve con grandissimi onori e gli promette tutto il proprio appoggio; chiede a Paolo spiegazioni sulla sua deposizione e lo prega di farsi tramite presso l'imperatore delle sue rimostranze nella difesa di Pirro.
Costui capisce che però il tempo passa senza che egli ottenga nulla, e così cambia tattica; si rende conto che la cosa migliore è riconciliarsi con l'imperatore. Abbandona Roma e va a Ravenna dall'esarca; ritratta la sua abiura.
Teodoro, venuto a conoscenza della pagliacciata, convoca un concilio in S. Pietro e condanna l'apostata con una cerimonia di un'ufficialità terribile. Come ricorda Teofane, il papa avanzò fino alla tomba dell'apostolo, prese il calice e, fatta cadere nell'inchiostro una goccia del "sangue di Cristo", vi intinse lo stilo e firmò il solenne anatema. In quella circostanza scomunicò anche il patriarca Paolo, convinto seguace dell'Ectesi sebbene fosse riuscito a nascondere i suoi veri sentimenti al momento dell'insediamento.

L'imperatore Costante II si rese conto che il dissidio teologico tra Oriente e Occidente avrebbe potuto creare fratture insanabili anche sul piano politico; sintomo negativo in tal senso era il susseguirsi in Italia dei moti "indipendentisti". Dell'ultimo si era reso interprete il cartulario Maurizio che aveva rivolto la milizia romana contro l'esarca Isacco, e la rivolta era fallita solo per l'intraprendenza dell'esarca e perché le truppe di Ravenna erano rimaste fedeli a Bisanzio. L'Italia poteva sfuggire di mano all'impero anche per la sempre maggior consistenza militare e politica dei Longobardi; il loro re Rotari nel 643 aveva promulgato anche il famoso Editto che dava alle occupazioni di quel popolo un assetto giuridico.
Era in definitiva opportuno ristabilire la calma sul piano teologico o comunque cambiare tattica. Così Costante II abolì l'Ectesi sostituendolo nel 648 con un altro editto, il Typus, che non si occupava di questioni teologiche, ma proibiva addirittura la discussione su definizioni controverse minacciando pene gravissime a chiunque avesse infranto il divieto imperiale. Si tendeva in pratica a mettere il bavaglio al papa e a non farlo sentenziare ex cathedra; ognuno le sue opinioni "diverse" doveva tenerle per sé. Era un editto assurdo, destinato a scatenare altri risentimenti e non avrebbe certo raggiunto lo scopo.

Teodoro I morì il 14 maggio del 649, ancor prima di aver potuto prender visione del Typus. Fu sepolto in S. Pietro.