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SILVERIO, santodi Frosinone
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La notizia della morte di Agapito avvenuta a Costantinopoli giunse a Roma, dove il re
goto Teodato attendeva invano un risultato favorevole della sua ambasceria all'imperatore;
egli impose in tutta fretta l'elezione del suddiacono della Campania, Silverio
(figlio di papa Ormisda), e anche
la parte del clero che non approvava questa scelta si vide costretta ad accettare.
Fu consacrato l'l giugno del 536.
Ma il regno goto era al tramonto; Teodato veniva destituito dai soldati e finiva assassinato mentre fuggiva da Roma. Il nuovo re, Vitige, ritenne opportuno ritirarsi col grosso dell'esercito a Ravenna per preparare un'offensiva più concreta contro Belisario che era ormai arrivato a Napoli. Silverio consigliò il Senato a non tentare inutili resistenze di fronte ai Bizantini e giunse anzi ad invitare Belisario a raggiungere Roma: questi entrava nella città attraverso la porta Asinaria nella notte tra il 9 e il l0 dicembre del 536, mentre l'ultima guarnigione gota usciva per la porta Flaminia. Roma tornava di nuovo nell'orbita imperiale: "Belisario si installò sul Pincio, di dove", come segnala Procopio, "dato uno sguardo alla città piena ancora di quasi tutti gli antichi monumenti ordinò subito che si incominciasse ad approvvigionarla, che si ponesse mano alla restaurazione e alla fortificazione delle mura". Vitige sarebbe tornato quanto prima per tentare la riconquista della città. E infatti il re goto arrivò ai primi di marzo del 537 con 150.000 uomini e pose la città sotto un assedio che sarebbe durato un anno. All'interno delle mura si perpetrava intanto una vergognosa ingiustizia nei confronti del papa, manovrata a distanza dalla moglie di Giustiniano, Teodora, desiderosa di far rieleggere il monofisita Antimo a patriarca di Costantinopoli. Sapendo che Silverio era irremovibilmente legato alla linea di Agapito I, l'imperatrice contava molto per le sue tendenze ereticali sul diacono romano Vigilio, già nunzio apostolico a Bisanzio e designato a suo tempo da Bonifacio II come successore. Questi infatti si mostrava propenso ad accontentare i desideri di Teodora, una volta che avesse ottenuto finalmente la carica pontificia.
Egli arrivò a Roma con un piano ben preciso. Aiutato da Antonina, moglie di Belisario,
riuscì a far passare come autenticamente scritte di pugno da Silverio delle lettere
spedite a Vitige, nelle quali il papa invocava l'intervento del re goto per liberare
Roma dai Bizantini. Sentendosi in pericolo, Silverio si rifugiò nella chiesa di
S. Sabina sull' Aventino, ma Belisario lo convocò nella sua residenza sul Pincio per
discolparsi. Qui giunto, Silverio fu introdotto con Vigilio, che apparentemente mostrava
di assisterlo in quei tragici momenti, in una delle stanze interne dove Antonina se
ne stava sdraiata su un letto con Belisario seduto ai suoi piedi. La donna coprì
di insulti il papa e Belisario non riconobbe le discolpe di Silverio; fece entrare
un suddiacono di nome Giovanni che, condotto il pontefice in una stanza attigua,
gli tolse il pallio, lo spogliò degli abiti vescovili e gli fece indossare
una tonaca da monaco. Intanto un altro diacono, Sirio, annunciava al clero che il
papa era stato riconosciuto colpevole e deposto; Belisario lo relegava, ridotto ormai
allo stato di semplice monaco, a Patara in Licia. Il 29 dello stesso mese il clero,
sotto l'imposizione di Belisario, eleggeva nuovo pontefice Vigilio; il complotto di
Teodora aveva raggiunto lo scopo.
Anche se non figura nel "martirologio" viene ricordato come santo il 20 giugno. |