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AGAPITO I, santoRomano
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Alla morte di Giovanni II, fu eletto il suo arcidiacono, il romano Agapito, figlio del
prete Giordano che era stato rettore della chiesa
dei SS. Giovanni e Paolo sul Celio e seguace di Simmaco, ucciso per questo in uno dei tumulti
sorti nella città
ai tempi dello scisma. Apparteneva alla stessa famiglia di Felice IV e aveva una casa
sul Celio, vicino alla chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo, ove aveva raccolto una biblioteca
di opere dei santi Padri. Fu consacrato il 13 maggio del 535.
La prima cosa che si affrettò a compiere fu la convocazione di un concilio, al quale egli si presentò con l'anatema contro Dioscuro prelevato dall'archivio del Vaticano e lo dette alle fiamme. Con questo gesto egli proclamava ingiusta la scomunica estorta a Bonifacio II dai suoi fautori e inoltre condannava ulteriormente l'idea della designazione di un successore fatta da un pontefice in vita. Ma riguardo all'elezione pontificia sarebbe tornata a farsi viva la condizionante longa manus imperiale; ormai era solo questione di tempo. Giustiniano aveva riconquistato l'Africa strappandola ai Vandali e minacciava l'Italia; Teodato aveva assassinato Amalasunta e l'imperatore, con la scusa di vendicarne la morte, allestiva una campagna militare contro i Goti. Il suo generale Belisario nel 535 sbarcava in Sicilia e la conquistava; puntava decisamente verso la penisola. Teodato, incapace di opporsi militarmente, cercò di frenare l'avanzata inviando a Costantinopoli un'ambasceria affidata al papa, che convincesse l'imperatore a desistere dal suo proposito. Agapito si sottomise a malincuore all'ordine di mettersi in viaggio; oltretutto, non avendo denaro per affrontare le spese del viaggio, fu costretto ad impegnare gli arredi sacri di S. Pietro. Giunto a Costantinopoli, fu accolto con le solenni onoranze già riservate a Giovanni I; ma per quanto ben accolto, egli non riuscì a convincere Giustiniano a rinunciare alla campagna d'Italia; l'imperatore si accingeva anzi ad un'azione più decisiva. Un successo il papa l'ottenne nelle questioni religiose che pure vennero affrontate; non volle comunicare con il
patriarca Antimo, protetto dall'imperatrice Teodora e segretamente propenso, come lei, al monofisismo. Riuscì così a farlo sostituire con Menas, un monaco di sicura fede ortodossa, da lui stesso solennemente consacrato nel marzo del 536.
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