56.

GIOVANNI II

Romano
Papa dal 2 gennaio 533 all'8 maggio 535


Primo papa a cambiare nome

È un fatto che simonia e mercimonio erano diventati nel clero il sistema normale per definire l'elezione di un papa e sembrava proprio che lo Spirito Santo poco c'entrasse nell'ispirazione per questo o quel candidato, come era accaduto ai tempi di papa Fabiano; il Senato si era ormai imposto come rappresentante del laicato e del popolo romano, facendo valere il suo diritto di voto nelle questioni ecclesiastiche. Dovevano essere sottoposte alla sua approvazione anche le deliberazioni dei concili, nei quali era subentrato, sotto certi aspetti, all'autorità regia: non fa meraviglia quindi che certi ecclesiastici per corrompere i senatori più influenti arrivassero a vendere i beni della Chiesa.
Il decreto emesso dal Senato sotto Bonifacio II, nella denuncia di una situazione del genere, costituiva un'umiliante lezione di morale rivolta dall'autorità civile a quella clericale. Il re Atalarico approvò quell'editto senatorio appena venne eletto al soglio pontificio un umile prete di S. Clemente di nome Mercurio o Mercuriale. Questo nome comunque non sembrò adatto all'alta dignità così che questi fu il primo vescovo di Roma che, una volta nominato, cambiò il nome. E fu Giovanni II; venne consacrato il 2 gennaio del 533.

Atalarico inviò a Giovanni una lettera nella quale, mentre approvava il decreto ed esaltava la libertà di scelta del clero e del popolo romano per la degna elezione di un pontefice, teneva a sottolineare che se ne riserbava la conferma e metteva a disposizione dei dignitari regi una considerevole somma di denaro con cui procurare suffragi al candidato da essi prescelto. Infatti "se si fossero verificate dispute tra clero e laicato per una elezione e la lite fosse stata sottoposta alla corte, ordinava che per le spese di questa lite, trattandosi del romano pontefice, non si poteva impiegare più di tremila scudi". Come a dire che, simonia a parte, il denaro era sempre incombente sulle decisioni finali visto che era prestabilito un "fondo spese" proveniente dalla riserva regia.
Per cui l'ordine inviato al prefetto di Roma, Salvonzio, di incidere in marmo sia il suo editto sia il decreto senatorio, perché fossero esposti sulla facciata della basilica di S. Pietro, non poteva comporre definitivamente la vertenza: era un'illusione.

Nel 534 inoltre Atalarico moriva; sua madre Amalasunta, pur di salvare il regno dei Goti, sposava il cugino Teodato che le era chiaramente ostile. Un clima d'incertezza gravava sull'Italia.

Dall'Oriente il nuovo imperatore Giustiniano fece sentire la sua voce, per ora su questioni di fede, tenendo a manifestare al papa la propria ortodossia. Lo fece emanando un editto in cui esponeva la sua dottrina sulla Trinità, secondo i dogmi cattolici, che non poté non avere l'approvazione di Roma, e inoltre inviò con un'ambasceria doni preziosi per la basilica di S. Pietro. Roma si preparava ad entrare nell'orbita bizantina.

Giovanni II morì 1'8 maggio del 535 e fu sepolto in S. Pietro.

Il suo nome non figura né sul Martirologio Romano né sul Calendario Universale dei Santi.