65.

SABINIANO

di Blera
Papa dal 13 settembre 604
al 22 febbraio 606

Diacono, nativo di Blera, nella Tuscia, Sabiniano era stato nunzio di Gregorio Magno a Costantinopoli intorno al 595, quando il patriarca di quella città, Giovanni, si era assunto il titolo di "ecumenico" in aperta sfida al pontefice di Roma. Sabiniano non si era comportato con fermezza nella condanna del patriarca, venendo meno alle direttive impartitegli dal papa che gli evidenziavano il pericolo scismatico di una tale iniziativa e fu rimproverato da Gregorio per questa sua debolezza.
"Mi meraviglio che la vostra carità si sia lasciata ingannare fino a questo punto dall'ipocrisia di Giovanni e dalle minacce infernali", gli scrisse. "Non avreste dovuto mai accettare e trasmettermi quelle lettere nelle quali il patriarca si dà il fastoso titolo di ecumenico. Non abbiate timore, disprezzate con tutto il cuore, per rispetto della verità, quanto vedete grande nel mondo contro la verità. Confidate nella grazia di Dio onnipotente e nell'aiuto dell'apostolo S. Pietro: acconsentire all'usurpazione di un simile titolo criminale equivarrebbe a perdere la fede." Dopo di che lo richiamò a Roma; è evidente che non avevano identità di vedute.
Sta di fatto che alla morte di Gregorio, Sabiniano fu eletto papa, anche se la sua consacrazione avvenne sei mesi dopo, il 13 settembre del 604, per il solito ritardo nell'approvazione imperiale che doveva arrivare da Bisanzio.

Il suo breve pontificato si svolse tutto in netto contrasto con quello del predecessore: gli uffici ecclesiastici della corte pontificia furono tolti ai monaci e riassegnati al clero secolare. Inoltre, seguitando ad imperversare la carestia, Sabiniano aprì, sì, i granai della Chiesa per sfamare la popolazione, ma soltanto a pagamento. Comprensibile la reazione a una simile decisione negli strati poveri della cittadinanza. Paolo Diacono nella sua Vita di S. Gregorio racconta che una delegazione si recò dal papa per protestare: "Apostolico Signore, il vostro santo predecessore Gregorio, nostro padre, aveva cura di alimentare il suo gregge; ci lascerete morire di fame?".
Sabiniano, seccato, rispose che Gregorio pur di essere lodato e aver fama di benefattore, avrebbe sfamato il mondo intero; era la risposta di un uomo morso dalla gelosia, invidioso del bene che quel popolo portava ancora verso il predecessore, verso colui che lo aveva anche rimproverato e destituito da un incarico di prestigio. E Sabiniano finì per odiare Gregorio Magno; di fronte al rinnovarsi delle lamentele, andò oltre nelle sue giustificazioni accusando quel papa, che il popolo riteneva un santo, di aver dissipato il patrimonio ecclesiastico; giunse così a screditarne la memoria, secondo quanto segnala il romano Giovanni Diacono, ordinando la distruzione di alcuni suoi scritti.
Ma Sabiniano non poteva finir bene: un'ingenua leggenda racconta che lo spirito di Gregorio gli apparve in sogno rimproverandolo, ma dolcemente, della sua condotta. La visione si sarebbe ripetuta per altre due notti, ma Sabiniano non mutò, a quanto pare, il suo comportamento. E così la quarta volta Gregorio si presentò più deciso e severo, e finì per ferirlo al capo con il pastorale: "Alcuni giorni dopo Sabiniano spirava in mezzo a orribili tormenti". Ma, leggenda a parte, Sabiniano morì il 22 febbraio del 606, probabilmente di morte violenta, vittima dell'insurrezione popolare; la cittadinanza certo finì per odiarlo. Perfino il suo cadavere dovette temere la furia del popolo affamato, perché il corteo funebre, mossosi dal Laterano, poté raggiungere S. Pietro per la tumulazione solo attraverso viuzze nascoste, a ridosso delle mura, lungo la porta S. Giovanni e ponte Milvio.