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MARCELLO II
Marcello Cervini

Nato a Montepulciano nel 1501

Eletto papa il 9
e incoronato il 10.IV.1555
Morto l'1.V.1555

Il successore di Giulio III fu eletto per acclamazione, confermata da segreta votazione, il 9 aprile 1555 in un conclave piuttosto breve, e questo perché, nella logica reazione alla crisi della riforma, si puntò su un uomo che avesse indiscutibilmente le doti per attuarla. Questi era appunto il cardinale Marcello Cervini; nato a Montepulciano, presso Siena, nel 1501, era un prelato di grande prestigio, con un passato illibato, tutto contraddistinto da doti spirituali, messe in mostra nella Segreteria di Stato e nella presidenza del concilio di Trento.
Fu incoronato il 10 aprile e non mutò nome "per far comprendere che la nuova dignità non lo aveva fatto in nulla cambiare", dice Paolo Sarpi; si chiamò pertanto Marcello II. '

Grandi cose si attendevano da lui gli autentici riformisti contemporanei, dei quali si può ritenere portavoce il cardinale Girolamo Seripando, che così esprimeva la felicitazione per la scelta del nuovo papa: "Avevo pregato perché venisse un papa, che potesse togliere dall'avvilimento in cui erano cadute le belle parole: Chiesa, Concilio, Riforma. Con questa elezione, ritengo soddisfatto il mio desiderio; sembra che il mio desiderio sia diventato realtà".
Durò poco questa gioia, perché quello di Marcello fu uno dei più brevi pontificati della storia; venti giorni d'illusione dietro a un papa antinepotista ante litteram, che aveva proibito ai suoi parenti di venire a Roma, ed intenzionato a tenersi lontano dalla politica per affermare esclusivamente il significato tutto spirituale del vicario di Cristo e conciliare nella pace i popoli come padre comune della cristianità.
Testimoniò la sua semplicità d'animo la stessa incoronazione, che volle priva di ogni festeggiamento, devolvendo il denaro previsto per la circostanza a beneficio dei poveri; inoltre dette subito ordine d'impostare la vita di corte morigeratamente, bandendo ogni lusso e togliendo dalla tavola qualsiasi vasellame d'oro e d'argento. Alle funzioni della Settimana Santa si recò a piedi a S. Pietro nonostante fosse "alquanto infermuccio, specialmente perché aveva una piaga segreta in una gamba", come annota un cronista contemporaneo. Soffriva in silenzio, augurandosi di poter guarire; ma non fu così.

Sembrava un destino che i pontefici animati dal rinnovamento della Chiesa secondo lo spirito evangelico dovessero regnare così poco; era accaduto lo stesso con Pio III e Adriano VI. Marcello II morì l'1 maggio 1555 e fu sepolto nelle Grotte Vaticane in un semplice sarcofago cristiano antico, come avrebbe desiderato.


Sarcofago di Marcello II nelle Grotte Vaticane

Il ricordo di questa esemplare figura di pontefice riaffiora in una delle composizioni musicali più famose della Chiesa, quella Messa a sei voci che gli dedicò Giovanni Pierluigi da Palestrina, il quale, pur non essendo un religioso, occupava su nomina di Giulio III la carica di Maestro di Cappella e temendo i rigori del nuovo papa pensò bene di ingraziarselo dedicandogli la messa appena composta, che fu cantata in S. Pietro nel giorno di Pasqua; e fu l'unico lusso che Marcello II si concesse in un inno di lode a Dio.