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LEONE VIII

Papa dal 963 al 965

Leone VIII era un semplice laico; abitava sul clivus Argentarii, ovvero la "salita di Marforio". Protoscrinario, aveva partecipato all'ambasceria inviata da Giovanni XII ad Ottone per reclamare circa la sua invasione delle terre della Chiesa, quando si trovava all'assalto del castello di San Leo.

Salì improvvisamente alla ribalta nel concilio-processo che Ottone III convocò in Roma il 6 novembre del 963 e, una volta decisa la deposizione di Giovanni XII, egli fu scelto come papa dall'imperatore, pur essendo un laico, per l'illibatezza dei costumi e le indubbie doti di onestà, non potendo elevare al soglio pontificio al posto di Giovanni XII altri che una persona assolutamente proba.
Come in altre occasioni, l'handicap del suo stato laicale fu superato nel giro di due giorni: eletto il 4 dicembre, ricevette con procedimento sommario dal vescovo-cardinale di Ostia, Siccone, i vari ordini di ostiario, lettore, accolito, suddiacono, diacono e prete. Così il 6 dicembre fu consacrato papa.

Chiaramente la sua candidatura non godeva dell'appoggio popolare, principalmente perché imposta dall'imperatore; così Ottone pensò, in un primo tempo, di assistere da vicino il suo papa, per bloccare eventuali sollevazioni popolari. E difatti, trascorse le festività natalizie, il 3 gennaio del 964 si ebbe una vera e propria rivolta del popolo, sobillata indirettamente da Giovanni XII, dalla lontana Corsica, ove era rifugiato grazie ad alcuni suoi intermediari di fiducia a livello di ottimati. Il Vaticano fu preso d'assalto, ma gli imperiali respinsero con facilità gli assalitori, rovesciando le barricate innalzate a ponte Sant'Angelo e dando inizio a una vera e propria strage.
Il massacro fu sospeso solo grazie all'intercessione di Leone VIII, che sperava di accattivarsi l'animo del popolo chiaramente a lui ostile. Il giorno dopo i Romani implorarono il perdono di Ottone e giurarono obbedienza a Leone sulla tomba di San Pietro. Il papa volle dimostrare le sue buone intenzioni e fece liberare gli ostaggi; Ottone si trattenne ancora in Roma una diecina di giorni e, ritenutosi ormai tranquillo per la sicurezza del papa, partì alla volta di Spoleto per dare l'assalto a quella città ove si era insediato Adalberto.
In realtà "lasciava la città in preda all'esasperazione e il papa indifeso come un agnello tra i lupi", nota il Gregorovius. "Il sangue versato il 3 di gennaio non fu mai dimenticato; esso alimentò l'odio contro gli stranieri e i Romani, la cui insurrezione era stata così duramente repressa, non appena videro in libertà i loro ostaggi e allontanarsi l'imperatore, s'affrettarono a dare soddisfazione alla loro sete di vendetta."
Essi infatti richiamarono Giovanni XII, mentre Leone VIII riusciva a malapena a scappare, rifugiandosi a Camerino presso l'imperatore. Questa fuga lo salvò da una più che probabile morte, ma gli fece perdere il pontificato, perché Giovanni XII, appena entrato in città, s'insediò di nuovo al suo posto e, nel concilio del 26 febbraio, lo fece deporre. Peraltro la morte di Giovanni XII, avvenuta il 14 maggio, non valse a sistemare ogni cosa, vanificando quella deposizione. Il popolo romano, infatti, ancora una volta sfidò l'imperatore; seguitò a non voler riconoscere Leone come papa e, in un ennesimo concilio, il clero e la nobiltà romana elessero papa Benedetto V, il 22 maggio del 964.
Ottone non intendeva ovviamente riconoscere questo papa voluto dai Romani e cinse Roma d'assedio; la città si arrendeva il 23 giugno del 964 e quel giorno stesso veniva convocato un concilio che deponeva Benedetto V.

A questo punto è logico chiedersi che valore potesse avere questo concilio, nonché quello del 26 febbraio, ambedue retti da papi deposti; lo stesso evidentemente che aveva avuto quello del 963 presieduto dall'imperatore. Nell'Annuario pontificio Giovanni XII è considerato regnante fino al giorno della sua morte; ma allora non dovrebbe essere ritenuta valida la sua deposizione e la relativa consacrazione di Leone VIII, che invece viene considerato papa dal 6 dicembre del 963 alla sua morte, avvenuta l'1 marzo del 965; d'altronde, se non si riconosce la deposizione di Leone VIII, non si può ritenere papa Benedetto V, che invece l'Annuario classifica regnante dal 22 maggio del 964 al giorno della sua morte, il 4 luglio del 966, data in cui oltretutto, come vedremo, sarà già stato eletto il suo successore Giovanni XIII.
La questione in definitiva appare molto confusa; ho creduto opportuno non allontanarmi dalle indicazioni dell'Annuario e tantomeno considerare Leone VIII un antipapa, come azzardano alcuni testi anche contemporanei. La presente segnalazione valga a chiarire, se non altro, a coloro che si fossero già posti interrogativi sull'argomento nella lettura di queste pagine, quanto difficile possa risultare a volte, anche a livello ufficiale, il riconoscimento di un papa ovvero di un antipapa e gratuito l'uso di un termine o dell'altro.
Il concilio del 23 giugno ha una sua storia che mi è parso più significativo raccontare nella biografia di Benedetto V, e ad essa pertanto rinvio il lettore; per quanto riguarda Leone VIII, segnalerò che Ottone, una volta sistemata la questione della deposizione di Benedetto, emise un circostanziato decreto sull'elezione pontificia con il quale si ordinava ai Romani la totale rinuncia ad ogni loro diritto elettivo. Il papa si rassegnò ad obbedire; in pratica con questo decreto non si parla più di "libere elezioni" e il papato diventa "una specie di Reichkirche annessa all'impero", come osserva il Knowles; per un certo periodo chi saràelevato al soglio pontificio dovrà render conto della sua condotta agli imperatori tedeschi.
Ottone, forte di questo decreto, se ne andò via da Roma l'1 luglio portandosi dietro il deposto Benedetto V e lasciando Leone VIII in una situazione incresciosa nel rapporto con la cittadinanza, dalla quale fortunatamente la morte lo liberò 1'1 marzo del 965.