132.

BENEDETTO V

Romano
Papa dal 22.V.964
al 4.VII.966

Benedetto V, cardinal diacono e uomo particolarmente erudito, tanto da meritare l'appellativo di grammaticus, fu eletto papa dal clero e dal popolo romano all'indomani della morte di Giovanni XII. I Romani compirono con questa elezione un atto di sfida nei confronti dell'imperatore Ottone che, fatto deporre Giovanni XII nel concilio del 6 novembre del 963, aveva imposto un proprio candidato nella figura di Leone VIII. I Romani non lo vollero riconoscere e lo considerarono deposto da Giovanni XII nel concilio del 26 febbraio del 964; volevano un "loro" papa e scelsero Benedetto, certi di vedere in lui colui che avrebbe difeso la libertà della Chiesa e di Roma dai soprusi imperiali.
Con ostentata sicurezza il popolo romano mandò dei propri ambasciatori a Rieti da Ottone per informarlo dell'elezione e con la preghiera di ratificarla. La risposta di Ottone non poté che essere negativa; ciononostante Benedetto V fu consacrato il 22 maggio.
Ottone si portò all'assedio di Roma con il grosso dell'esercito e in pratica la prese per fame. Il 23 giugno gli furono aperte le porte della città; il popolo temeva una punizione severissima, che invece non arrivò. Ci fu un magnanimo perdono, con l'immediata convocazione di un concilio in Laterano presieduto da Leone VIII, innanzi al quale Benedetto V apparve investe di accusato.
Egli fu condotto nella sala conciliare vestito degli abiti pontifici; l'arcidiacono gli chiese con quale diritto si era insignito della dignità pontificia, mentre era ancora in vita papa Leone VIII. Fu perciò accusato di aver violato il giuramento fatto all'imperatore, in base al quale si era impegnato a non eleggere alcun pontefice senza il suo consenso.
La risposta di Benedetto V fu breve e dal tono supplichevole: "Se ho mancato, abbiate pietà di me!". Pare che Ottone si commosse di fronte a quel rappresentante della Chiesa che, in ginocchio, invocava pietà e gli abbracciava le ginocchia; finì per difenderlo di fronte a un Leone VIII che appariva furente. Questi si avvicinò a Benedetto, gli stracciò il pallio e, presa dalle sue mani la ferula, la spezzò; per compiacere all'imperatore, che intercedeva per lui, gli lasciò lo stato di diacono, imponendogli però l'esilio.
Ottone se lo portò infatti in Germania, quando partì da Roma l'l luglio del 964, e lo mandò in esilio ad Amburgo, dove Benedetto visse sotto la sorveglianza del vescovo Adaldago. Morì il 4 luglio del 965 e fu sepolto ad Amburgo, ma nel 999 Ottone III provvide a far trasportare a Roma le sue spoglie con tutti gli onori propri della fama di santità che finì per assumere la sua persona.