234.

GREGORIO XV
Ludovisi

Nato a Bologna il 9.I.1554

Eletto papa il 9.II
e consacrato il 14.II.1621
Morto l'8.VII.1623

Conclave
I vari ambasciatori dei principi cattolici non la spuntarono neanche questa volta per piazzare il proprio candidato al soglio pontificio, nonostante quello francese si fosse attardato fino all'ultimo con i cardinali connazionali prima che il conclave iniziasse l'8 febbraio del 1621. Il Sacro Collegio era più che mai deciso ad eleggere una persona politicamente neutrale, dedita solo agli interessi della Chiesa cattolica. E così il 9 febbraio la scelta cadde su Alessandro Ludovisi.

Vita
Nato a Bologna il 9 gennaio 1554 da una nobile famiglia, era stato allievo del collegio Romano dei Gesuiti, il che era una garanzia nella continuità di una linea dottrinale. Laureato in diritto civile e canonico a Bologna, era stato eletto arcivescovo di quella città da Paolo V e quindi cardinale; non aveva una salute di ferro, e non pochi pensarono che il suo sarebbe stato un nuovo pontificato di passaggio. Sotto certi aspetti sarebbe stato così, considerando che avrebbe regnato solo due anni, ma avrebbe lasciato la sua impronta su significative iniziative; fu incoronato il 14 febbraio 1621 e assunse il nome di Gregorio XV.

Papato
Con lui il binomio papa-nipote nel solito nepotismo scandaloso non venne meno; e fu il turno di Ludovico Ludovisi (con lui nel ritratto del Domenichino, a sinistra), anch'egli allievo dei Gesuiti, eletto pochi giorni dopo l'incoronazione cardinale camerlengo e ricoperto di lucrosi e pingui benefici ecclesiastici. Le grandi ricchezze accumulate vennero impiegate da Ludovico nell'acquisto del ducato di Zagarolo dagli squattrinati Colonna, nella costruzione della splendida villa Ludovisi, e nella istituzione ormai di moda di una preziosa galleria di numerose antiche opere artistiche, tra cui il famoso "trono Ludovisi". Insomma la famiglia Ludovisi assurse ai fasti delle grandi famiglie, seguendo l'esempio dei Borghese, e forse in un rimorso di coscienza di tante ricchezze accumulate sulle spalle dei poveri contribuenti e con l'indebita appropriazione di territori della Chiesa, si dette ad opere di beneficenza. Lo stesso Ludovico distribuì annualmente 32.000 scudi presso istituti di carità e, a sue spese, nel periodo di carestia funzionarono presso il Laterano 150 letti ospedalieri con distribuzione del pasto ai poveri. In particolare, per ripagare la Chiesa di quanto gli aveva estorto, edificò la chiesa di S. Ignazio, che sarebbe stata officiata dai Gesuiti; e così il traffico del denaro chiudeva il suo circolo. Un papa gesuita aveva arricchito un nipote gesuita, il quale aveva ricompensato l'Ordine con una nuova chiesa, dopo quella già in funzione del Gesù.

Anche Gregorio XV, eletto in virtù del suo carattere pacifico e perché al di fuori di ogni corrente politica, finì come il suo predecessore per superare un'iniziale neutralità tra le nazioni nella guerra dei Trent'Anni e spingere le forze cattoliche dell'impero all'offensiva. Si mostrò così disposto a contribuire economicamente all'impresa, impegnandosi a versare all'imperatore e alla lega cattolica circa due milioni di fiorini in due anni e mezzo. Senza contare che questa posizione comportò contrasti di fondo con la Francia guidata allora dal famoso cardinale Richelieu, e la diplomazia pontificia dovette fare salti mortali per evitare i rischi di rinnovati scismi in seno agli Stati cattolici.

Questo anche grazie al fatto che Gregorio XV seppe in fondo non perdere di vista quello che doveva restare il compito precipuo, l'attuazione dell'opera missionaria; ciò si concretizzò nella fondazione della congregazione della Propaganda Fide che divenne appunto l'organo centrale per tutti i territori di missione. Essa fu istituita il 6 gennaio 1622 "nella persuasione che il più alto compito del Pastore è la diffusione della fede cristiana", secondo le sue stesse parole; ed in effetti questa istituzione costituisce una pietra miliare nella storia della Chiesa di Roma ed una svolta nell'evangelizzazione universale. È un'opera d'ispirazione profondamente cristiana, anche se evidentemente comportò nello stesso tempo un impegno civile per l'attuazione dei programmi di missione, mediante compromessi nelle terre da evangelizzare.

I compromessi hanno lasciato il segno del martirio, ma anche determinato l'ingerenza della Santa Sede in problemi interni di certe nazioni, in un coinvolgimento politico delle finalità religiose.

È anche merito di Gregorio XV aver dato due rinnovate costituzioni per l'elezione pontificia, che appariva sempre più in balia dei tre grandi Stati cattolici di allora. La Aeterni Patris del 1621 e la Decet Romanorum Pontificem del 1622 ribadivano la clausura e la maggioranza del due terzi, fissando inoltre la procedura e la prescrizione della scheda; il tutto secondo un dettagliato cerimoniale. Tali norme restarono sostanzialmente in vigore fino al nostro secolo, ma fu un'illusione quella di Gregorio XV di avere in tal modo allontanato le potenze cattoliche dall'immischiarsi nell'elezione. La loro intromissione assunse piuttosto una forma nuova e consistette nel diritto di veto a cui avrebbero fatto ricorso pur sempre per opporsi a qualche candidato sgradito. Insomma la Chiesa di Roma non riusciva a scrollarsi di dosso le ingerenze del potere laico nella scelta del suo capo, perché a monte persistevano dei compromessi che, nonostante riforma e controriforma, seguitavano a condizionare in mille altre maniere la sua funzione "pastorale" nel mondo.

Gregorio XV morì l'8 luglio 1623 nel palazzo del Quirinale e fu sepolto nella chiesa di S. Ignazio.