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GIOVANNI XXI
Pietro Juliani (Pietro Ispano)

nato a Lisbona nel 1220

Eletto papa l'8, consacrato il 20.IX.1276
morto il 20.V.1277

Filosofo, scienziato e mago, tentò di rendere operante l'unione, sancita dal concilio di Lione, tra la Chiesa bizantina e la romana. Morì schiacciato dal crollo di una stanza del palazzo papale di Viterbo

Erano passati dieci giorni dalla morte di Adriano V e i cardinali presenti a Viterbo non avevano provveduto ad accordarsi per eleggere un nuovo papa, sicché il podestà della città pensò di chiuderli in conclave in applicazione della costituzione Ubi periculum. Ma i cardinali protestarono e resero nota l'abrogazione del decreto; Carlo d'Angiò, che si trovava nei pressi di Viterbo, per mettere in fermento gli abitanti scontenti e spingerli a segregare i porporati, fece diffondere la voce che Adriano V aveva sospeso l'abrogazione in punto di morte. I cardinali rilasciarono immediatamente una dichiarazione ufficiale, che naturalmente provocò una serie di tumulti; solo quando fu ristabilito l'ordine, il Sacro Collegio tornò a riunirsi il 15 settembre 1276 per eleggere il successore di Adriano V, e il giorno stesso scelse il portoghese Pietro Juliani, cardinale e vescovo di Tuscolo.

Noto come Pietro Ispano, avrebbe dovuto chiamarsi più propriamente Pietro Lusitano, essendo nato a Lisbona tra il 1205 ed il 1215, ma più probabilmente verso il 1220; dopo aver completato i suoi studi a Salerno e a Parigi (dove aveva scritto a Parigi un trattato di logica, che fu base per l'insegnamento di questa dottrina per due secoli) e forse a Montpellier, nel 1245 circa giunse a Siena dove divenne professore di medicina nello studio locale. Divenuto arcivescovo di Braga nel 1273, fu subito dopo nominato cardinale di Tuscolo da Gregorio X, al quale succedette il 20 settembre 1276 col nome di Giovanni XXI, saltando a pie' pari un XX mai esistito sul trono di Pietro. 

Figura illustre di umanista e di logico, interessato anche alla medicina e alle scienze naturali, come tanti del suo tempo impegnati in questo campo, è regolarmente classificato come "mago" dai cronisti contemporanei i quali "trattandolo di volta in volta da erudito e da ignorante", secondo quanto annota il Gregorovius, "lo chiamano pazzo sapiente seduto sulla cattedra santa, uomo senza scrupoli e dignità, amante delle scienze e dispregiatore del monachesimo". Ritorna con lui in pratica la leggendaria figura di un "papa mago" che ci riporta con la mente a Silvestro II; l'ignoranza popolare non disarma evidentemente, e la scienza è ancora, sia pure a distanza di quasi tre secoli, terreno di fertile fantasia per stregonerie e diavolerie.

Pietro Ispano era comunque un uomo estraniato dal mondo politico-ecclesiastico; da papa promosse l'iniziativa del vescovo di Parigi Stefano Tempier, per il controllo dell'ortodossia teologica dei maestri parigini, che culminò il 7 marzo del 1277 con la pubblicazione di un decreto mirante a frenare le tendenze innovative in materia di antropologia teologica e nei rapporti tra cosmologia e teologia. Ma tutto preso dall'attività scientifico-letteraria, non aveva alcuna esperienza degli affari curiali. Si appoggiò pertanto al cardinale Giovanni Gaetano Orsini, che preparò in pratica il terreno al proprio pontificato.
E cominciò col fargli rinnovare l'abrogazione della Ubi periculum, precisando che quella costituzione sarebbe stata sostituita con una più appropriata; la decisione fu molto criticata da diversi episcopati e venne sollevato persino il quesito se la Curia avesse o meno il diritto di abolire un decreto conciliare. Contemporaneamente Giovanni XXI istituì una commissione d'inchiesta sui tumulti di Viterbo precedenti la sua elezione, con l'incarico di ricercarne i colpevoli.
Carlo d'Angiò si preoccupò di rinnovare al papa il giuramento feudale, ma da parte di Giovanni XXI non ci fu un'esplicita dichiarazione di conferma circa il mantenimento delle cariche di senatore a Roma e vicario in Toscana, come con i precedenti pontefici, anche se non fu emanato un decreto che ne stabilisse l'abrogazione. Era in ogni caso il segno di un cambiamento di rotta al vertice della politica pontificia.
L'imperatore Rodolfo d'Asburgo peraltro non ebbe tempo di entrare in trattative col papa prima della sua morte; la stessa sorte subì la rinnovata ambasceria a Costantinopoli. Il patriarca di quella città giurò in un concilio, presenti i legati pontifici, il riconoscimento del primato romano e della religione cattolica e si arrivò ad un accordo preciso tra le due Chiese su un piano strettamente religioso; ma Michele VIII non riuscì ad avere una risposta alle richieste di garanzie fatte al papa nei confronti delle mire espansionistiche di Carlo d'Angiò sul suo impero. Quando i legati pontifici giunsero a Roma, Giovanni XXI era già morto a Viterbo il 20 maggio del 1277 a causa delle ferite riportate durante il crollo di una stanza del suo palazzo di Viterbo; fu sepolto nella cattedrale di quella città.


"Pietro Spano, lo qual giù luce in dodici libelli" (Dante, Paradiso, XII, 134-135).

Fu l' unica figura di papa ad essere apertamente lodata da Dante (Paradiso, XII, 135), in quanto uomo di spicco non solo in campo ecclesiastico, ma soprattutto in campo scientifico essendo l'autore di opere logiche e di un trattato medico dall'enorme fortuna: il Thesaurus Pauperum (Il tesoro dei poveri), una raccolta di ricette a capite ad calcem per i mali più diffusi. L'opera fu trascritta in più versioni e tradotta in diverse lingue fino a tutto il XVIII secolo.

Medico e filosofo
Dal punto di vista strettamente medico, la sua cultura ebbe a nutrirsi non solo dei grandi autori del passato - Galeno e Dioscoride ad esempio -, ma anche di quelli più recenti come i Salernitani. I suoi studi furono rivolti soprattutto alla definizione di una professione, quella del medico appunto, che fosse basata oltre che sulla physica nella sua definizione aristotelica - cioè lo studio filosofico della natura umana - , anche sulla pratica. A testimonianza di ciò, basti prendere proprio in considerazione quel Thesaurus Pauperum che i più vorrebbero definire troppo frettolosamente ed ingiustamente come un trattato di terapia popolare ad uso dei meno abbienti, ma che in realtà è opera di pratica utilità, ad uso degli esperti nell'ars medica - basti leggere con attenzione il lungo prologo della versione latina -, che devono stare attenti ai mutamenti fisici della natura umana, ma anche agli utilizzi di flebotomie e salassi, e che devono essere esperti nell'uso di medicinali semplici e composti e dei loro effetti sul paziente. Un'opera quindi atta ad offrire una risposta pratica ed immediata a problemi di comune diffusione.

Di grande fortuna e modernità la sua opera di logica e il suo commento al De animalibus di Aristotele. Tra gli scritti di medicina meritano di essere ricordati i Problemata, la Summa medicinae, il Liber de conservanda sanitate.

Logico
Ma Pietro Ispano apre territori di riflessione anche in campo logico: dopo il ritorno in Occidente del corpus aristotelico - ritorno avvenuto dopo secoli di oblio - grazie al contatto col mondo arabo (che già da tempo aveva eletto Aristotele a suo maestro), il mondo cristiano si mobilitò essenzialmente in due direzioni; da un lato vi fu chi - come Bonaventura - si rivelò nettamente ostile ad Aristotele; dall'altro vi fu chi - come Tommaso - vide in Aristotele il vertice dell'intelligenza umana, ravvisando nell'aristotelismo un sistema così compiuto e capace di render conto del mondo (più precisamente: di questo mondo) da non poter essere semplicisticamente liquidato come vana curiositas; il problema che si parava dinanzi era allora quello di coniugare l'aristotelismo col cristianesimo, epurando però la dottrina di Aristotele dalle fuorvianti interpretazioni date da Averroè. E se a Oxford si diede gran peso ai libri aristotelici sulla filosofia della natura, a Parigi, invece, l'attenzione si concentrò interamente su quelli logici, anche perché un decreto papale del 1215 proibiva di tenere lezioni sulla Metafisica e sugli scritti di filosofia della natura dello Stagirita. Ben si capisce, allora, perché Pietro Ispano, attivo a Parigi, si dedichi precipuamente alla logica: la sua opera più significativa in merito sono le Summulae logicales (in 12 libri), elogiate da Dante stesso (che di Pietro Ispano dice: "lo qual giù luce in dodici libelli", Paradiso XII 135), nelle quali è codificata la pratica didattica di usare, a scopo mnemonico, vocali, parole e versi per designare i tipi di proposizione e di sillogismo di cui aveva trattato Aristotele. Così A indica la proposizione affermativa universale, E l'universale negativa, I la particolare affermativa, O la particolare negativa. Mediante tali vocali sono coniate parole come Barbara, Celarent, Darii, Ferio, etc, le quali descrivono i modi validi delle quattro figure sillogistiche. Così, ad esempio, la parola "Barbara" - caratterizzata dalla presenza di tre A (Barbara) - richiama alla memoria il sillogismo avente come premessa e come conclusione proposizioni universali affermative. L'ultima parte delle Summulae logicales è dedicata allo studio delle proprietà dei termini linguistici, ovvero delle parole intese come segni delle cose. Di qui deriva l'espressione terminismo per designare il nuovo orientamento preso dalle ricerche logiche, la via moderna distinta dalla via antiqua. I termini singolarmente presi godono della proprietà di avere un significato (significatio). Così per esempio il significato del termine "uomo" consiste nel suo indicare e riferirsi a Socrate, a Platone, a Gorgia, e così via. Dalla significatio si distingue la suppositio, che è la proprietà assunta all'interno di una proposizione da un termine, già dotato di significatio, di stare per (in latino supponere pro) l'oggetto che esso indica. Si possono allora distinguere svariati tipi di suppositio: a) si ha la suppositio materialis quando un termine sta per l'espressione stessa, come nella proposizione "uomo è un nome"; b) si ha la suppositio simplex quando un termine è adoperato per l'universale indicato da esso, come nella proposizione "l'uomo è una specie", dove "uomo" sta per l'uomo in generale, non per qualche individuo in particolare; c) infine si ha la suppositio personalis quando il termine comune sta per gli individui, come per esempio nella proposizione "l'uomo corre", dove "l'uomo" sta per Socrate, Platone, Gorgia e così via. In questo modo viene sviluppata l'indagine del significato dei termini, che in età moderna sarà battezzata "semantica". Sviluppando la logica formale e terministica com'era stata impostata da Abelardo, Pietro Ispano esercitò una notevole influenza non solo sugli studiosi latini di logica nel Medioevo (pensiamo a Guglielmo da Ockham), ma anche sui logici bizantini: le sue Summulae logicales furono tradotte infatti in una Sinossi della logica aristotelica, attribuita fino a non molto tempo fa al bizantino Michele Psello.