Scarse le notizie su questo papa; figlio di Anastasio, un nobile romano, è chiamato
anche Catelino che, se dovesse identificarsi con il suo vero nome, indurrebbe a pensare
che da pontefice abbia adottato, secondo nella storia dei papi, un nome diverso; fu consacrato
infatti come Giovanni III. Ma forse Catelino era un soprannome.
La cosa certa è che terminò i lavori della basilica dei Ss. Filippo e Giacomo,
elevando la chiesa a titolo cardinalizio con una bolla che ne definiva i confini.
Inoltre Lorenzo, vescovo di Milano, gli rese omaggio nel 572 componendo lo scisma esistente
con Roma; restò in piedi quello con Aquileia.
L'avvenimento più importante del suo pontificato fu la discesa dei Longobardi in Italia,
che iniziò con il re Alboino nel 568; si svolse indisturbata, perché nel 567
Narsete era stato richiamato a Costantinopoli dal nuovo imperatore Giustino II.
Il Liber pontificalìs ci tramanda sul vecchio generale una storia diversa,
in parte ricordata anche da Paolo Diacono, secondo la quale Narsete fuggì da Roma e
se ne andò a vivere in Campania, rifiutandosi di tornare a Costantinopoli; i Romani,
sotto l'incubo di un assedio longobardo, convinsero Giovanni III a raggiungere Narsete
e supplicarlo di tornare a Roma per difenderla. Pare che l'ambasceria dette i suoi buoni
frutti; Narsete si stabilì a Roma in una casa presso un cimitero non chiaramente
identificabile ed assistette alla consacrazione dei vescovi. La realtà è che Roma
non aveva più un esercitò bizantino in pianta stabile e quindi la leggenda finisce
per presentarci un Narsete "assistente al soglio pontificio" con qualità militari
ormai inesistenti.
Del resto Alboino avanzava tranquillo; nel 569 era a Milano e nel 572 entrava a
Pavia, dopo tre anni di assedio, facendone la capitale del regno longobardo in Italia.
Quello stesso anno Alboino però veniva assassinato dalla moglie Rosmunda; era anche ucciso
il nuovo re Clefi e per dieci anni i Longobardi restarono senza un re, affidati nelle
loro scorrerie ai vari duchi. Faroaldo, duca di Spoleto, nel 573 calava su Roma e si
accampava intorno alle mura impegnandosi in uno stressante assedio. I luoghi sacri,
i conventi e i beni della Chiesa sparsi nella penisola erano ormai abbandonati a
se stessi: "Come una spada tolta dal fodero, così le orde selvagge piombavano su di noi",
ricorda Gregorio Magno, allora semplice diacono,
"gli uomini cadevano dappertutto come mietuti, le città rimanevano spopolate,
i castelli distrutti, bruciate le chiese, rasi al suolo i monasteri di uomini e donne.
Ora i campi erano deserti e tutto il paese languiva nell'abbandono, perché nessuno più
lo lavorava; anche i possidenti erano scomparsi, e dove prima abitavano gli uomini,
ora pascolavano in solitudine animali selvaggi",
In questa situazione drammatica Giovanni III moriva il 13 luglio del 574;
veniva sepolto in S. Pietro.
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