48.

FELICE III

Romano
Papa dal 13.III.483 al 1.III.492

Da diversi anni l'elezione di un papa non creava disordini a Roma; avveniva normalmente attraverso la scelta fatta da tutto il popolo, che formava la comunità della Chiesa di Roma, e con la ratifica da parte di un funzionario imperiale che controllava la validità dell'elezione stessa. Non essendoci più in Occidente l'imperatore, Odoacre rivendicò il proprio diritto a tale ratifica come patrizio e re; mandò pertanto a Roma come plenipotenziario il prefetto Cecina Basilio, primo funzionario del regno, che convocò laici e clero nel mausoleo di Onorio, presso la basilica di S. Pietro.
Egli sbandierò un decreto sottoscritto, a quanto diceva, dal defunto Simplicio, in base al quale la nomina del papa da allora in poi sarebbe dovuta avvenire con la consulenza dei delegati regali. La cosa fu presa per buona e dalle consultazioni che seguirono uscì eletto Felice III, un romano della nobile stirpe degli Anici. La consacrazione avvenne il 13 marzo del 483.
Durante i nove anni del proprio pontificato si giovò dell'aiuto dell'arcidiacono Gelasio, suo futuro successore, dando nuovamente alla sede di Roma un po' di quella energica posizione di prestigio che non aveva più avuto dai tempi di Leone Magno.
Felice III s'impegnò nella questione della Chiesa d'Oriente e cercò con fermezza di risolvere quanto dava adito agli attriti tra le due Chiese. Roma infatti esigeva ancora spiegazioni sulla deposizione di Talaia da vescovo di Alessandria e chiarimenti sull'Henoticon. A questo scopo furono mandati a Costantinopoli due vescovi come legati pontifici con lettere all'imperatore Zenone e al patriarca Acacio, con le quali si richiedeva una reintegrazione di Talaia e si ribadiva la dottrina del concilio di Calcedonia; la lettera ad Acacio conteneva rimproveri sul suo conto e un invito a recarsi a Roma per giustificare il proprio comortamento.
Acacio non si dette per vinto e, d'accordo con Zenone, intimidì e corruppe i legati che finirono per astenersi da una pubblica condanna nei suoi confronti, assistendo alle funzioni da lui celebrate e non reclamando all'inserimento del nome di Pietro Mongo, quale successore di Talaia, tra i Dittici, cioè nell'elenco ufficiale dei vescovi riconosciuti ortodossi.
La Chiesa di Roma era stata in pratica presa in giro con la figura meschina dei suoi rappresentanti; e Felice, appena venuto a conoscenza della cosa tramite i fedeli monaci ortodossi, decretò la scomunica e la deposizione dei legati nonché di Acacio. Essa fu comunicata a Costantinopoli da un nuovo delegato. Acacio, per tutta risposta, fiducioso nell'appoggio di Zenone, si rifiutò di riconoscere la validità della scomunica, riuscendo a corrompere anche il nuovo legato pontificio.
E fu aperta rottura tra Roma e l'Oriente con un vero e proprio scisma tra le due Chiese, che fu detto "acaciano" e durò dal 484 al 519.
Un discorso a parte determinò la posizione di Zenone; il papa non volle scomunicarlo, anche se egli era il diretto responsabile dell'Henoticon, avendolo promulgato. Ma si trattava pur sempre dell'imperatore, ed erano di là da venire i tempi medievali in cui il papa non ci penserà due volte a deporre o scomunicare un imperatore anche non per motivi di eresia. Felice si limitò a fargli una paternale, a parlargli appunto come un padre ad un figlio. Per la salvezza della sua anima lo consigliò di sottomettersi nelle cose di Dio agli ordini dei vescovi di Cristo: "Smetti dunque di voler dominare sugli ordinamenti di colui al quale, secondo il divino volere, la tua benignità deve sottomettersi con pia devozione, altrimenti supererai il limite della disposizione divina con vituperio del legislatore stesso".
Ma Zenone fece orecchie da mercante; anzi, spinse Teodorico, re degli Ostrogoti, a cacciare dall'Italia Odoacre, colpevole di aver influito sull'elezione di Felice III: la lotta tra i due fu lunga e dopo uno scontro favorevole a Teodorico nel 490, Odoacre si rinchiuse a Ravenna, resistendo all'assedio per tre anni. Odoacre fu ucciso e Teodorico divenne re d'Italia nel 493, quando Zenone era già morto ed era diventato papa Gelasio I.

Felice III morì l' l marzo del 492 e fu sepolto, unico papa della storia, nella basilica di S. Paolo. Come santo compare nel Calendario universale della Chiesa con memoria facoltativa.