75.

EUGENIO I, santo

Romano
Papa dal 10 agosto 654
al 2 giugno 657

Presbitero romano dell'Aventino, Eugenio I fu consacrato papa il l0 agosto del 654 per espressa volontà dell'imperatore Costante Il: il pontefice Martino I era ancora in viaggio per Costantinopoli, ancora doveva subire il processo ed essere condannato, ma già l'imperatore lo considerava decaduto.
La prepotenza bizantina non trovò evidentemente resistenza non solo nel clero romano, ma nello stesso Eugenio che potrebbe essere facilmente accusato, se non di tradimento, perlomeno di mancanza di rispetto nei confronti di un papa, esautorato dalle sue funzioni dall'imperatore, ma che doveva essere considerato ancora il pontefice ufficiale dai suoi vescovi e preti.
Eugenio aveva il dovere di rifiutare la nomina e rispettare la tradizione che in assenza del pontefice, come Martino stesso confidava, "dovevano reggere la sede l'arcidiacono, l'arciprete e il primicerio". E così, per più di un anno ci furono contemporaneamente un papa prigioniero e detronizzato, ma pur sempre vicario di Cristo in terra, e un papa voluto dall'imperatore.

Non si hanno elementi per giudicare il comportamento di Eugenio I; era stato comunque apocrisario a Costantinopoli e l'esperienza doveva essergli servita perché si rendesse conto da quali disordini la Chiesa nel suo insieme fosse angustiata col dispotismo imperiale. Unica scusante potrebbe essere quella che egli temesse al limite l'elezione di un pontefice monotelita. Ma certo il senso del "potere" dovette soggiogarlo.
Inizialmente infatti si mostrò accondiscendente; i suoi apocrisari a Bisanzio approvarono una nuova formula inventata dal patriarca Pirro, già dichiarato eretico da Teodoro I, nella quale si parlava di due distinte volontà delle nature del Cristo, ma se ne aggiungeva una terza come "persona". Più grave ancora il fatto che questi apocrisari riammisero Pirro nella comunità ecclesiastica. Forse questo comportamento aveva il fine di salvare la vita di Martino I, che invece si opponeva decisamente ad una simile riabilitazione del patriarca; ma è difficile pensare che gli apocrisari abbiano agito in tutto e per tutto di testa loro. Piuttosto Eugenio I potrebbe essere arrivato nella circostanza a mostrarsi, per usare le parole del Liber pontificalis, fin troppo "benevolo, dolce, pieno di mansuetudine", finendo per fare una figura meschina.
Però, morto Pirro e succedutogli come patriarca Pietro, quando nel 656 questi inviò al papa una sua "professione di fede" molto ambigua sulla dottrina delle volontà di Cristo, il clero e il popolo romano si risentirono e consigliarono il papa di respingere lo scritto del patriarca. E non è che Eugenio si convinse seduta stante; si dovette arrivare ad un'azione di forza nei suoi confronti, minacciando d'impedirgli di recitare la messa in S. Maria Maggiore se non avesse prima promesso di respingere l'incriminata Sinodica.
E' quanto egli fece, cosciente dei rischi a cui probabilmente andava incontro; e riscattò con quell'atto un pontificato nato da un compromesso e portato avanti in maniera dimessa. D'altronde la morte lo salvò dall'eventualità di un martirio simile a quello del suo predecessore e per il quale forse non aveva la stoffa. Morì il 2 giugno del 657 e fu sepolto in S. Pietro.

E dire che la Chiesa lo santificò! A distanza di tredici secoli dalla sua morte Roma gli dedicò anche una chiesa nel viale delle Belle Arti, in prossimità di villa Giulia; offerta nel 1942 dal mondo cattolico all'allora papa Pio XII, Eugenio Pacelli, nel venticinquesimo anniversario della sua consacrazione episcopale, essa fu ultimata e solennemente inaugurata nel 1951.