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VITALIANO, santodi Segni
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Vitaliano, nativo di Segni, fu consacrato papa neanche due mesi dopo la morte di Eugenio I; l'imperatore Costante II cercava di ristabilire con la Chiesa latina delle buone relazioni. Vitaliano da parte sua, di temperamento piuttosto conciliante, lo incoraggiò su questa nuova linea di condotta affrettandosi a manifestargli, tramite i legati inviati da Bisanzio, il proprio desiderio di riconciliazione.
E così Costante II accolse benevolmente i nunzi pontifici, confermò i privilegi dell'episcopato romano e mandò al papa un codice della Bibbia adorno d'oro e diamanti. Vitaliano fu consacrato il 30 luglio del 657. A rinsaldare questo vincolo tra papato e impero, Costante II venne a Roma in visita ufficiale nel 663, in concomitanza con una spedizione militare contro i Longobardi dell'Italia meridionale, destinata però a fallire. L'imperatore arrivò da Napoli lungo la via Appia e il papa gli andò incontro a sei miglia dalla città con tutto il clero e una delegazione di cittadini, con croci, bandiere e ceri accesi: Costante II fece la sua entrata trionfale in Roma il 5 luglio del 663. "È facile immaginare quale eccitazione producesse in quella città, così a lungo abbandonata, l'arrivo di sua maestà imperiale. La presenza di un monarca bizantino che aveva ancora tutto il diritto di farsi chiamare "imperatore dei Romani" era per essi un avvenimento eccezionale", come osserva il Gregorovius. Per quanto riguarda "i rapporti di Costante con la Chiesa, se pure non dichiaratamente ostili, erano però certamente molto tesi; essa aveva subìto dall'imperatore umiliazioni ed oltraggi d'ogni genere e aveva buone ragioni, quindi, di temerlo". Proprio per questo il papa ci appare in tono dimesso: "Vitaliano non ebbe l'ardire di ergersi contro l'imperatore greco come aveva fatto il vescovo Ambrogio, che dai gradini della chiesa di Milano aveva respinto Teodosio il Grande, macchiatosi del sangue dei ribelli; eppure", nota con tono di rimprovero il Gregorovius, "alla vista dell'odiato Costante egli dovette ricordarsi anche troppo bene che l'imperatore aveva assassinato il fratello, aveva condannato papa Martino a morire di fame". Ma in fondo "la triste condizione di Vitaliano e il suo atteggiamento ossequioso di fronte all'imperatore suscitano indulgenza e comprensione. Occorrevano ancora molti secoli perché questo spettacolo di umiltà si potesse convertire nel trionfo di Canossa". Tanto reciproco rapporto ossequioso, con funzioni solenni officiate in omaggio alla sovranità pontificia ed imperiale, restò in pratica un fatto esteriore; Costante II infatti lasciò Roma il 17 luglio, dopo aver fatto la sua parte di bottino, e cioè depredando quanto era ancora possibile portar via dagli antichi tesori "pagani"; giunse persino ad asportare le tegole di ferro dal tetto del Pantheon, già consacrato in verità a tempio cristiano. Inoltre, una volta raggiunta Siracusa, dove decise di porre la propria residenza, per rinnovare probabilmente i tentativi contro i Longobardi, ma in realtà per godere in santa pace di quanto aveva depredato, finì per apportare un duro colpo al prestigio della sede episcopale di Roma. Dispose infatti con una legge speciale che dal primo maggio del 666 la Chiesa di Ravenna si considerasse autonoma; l'arcivescovo di quella sede avrebbe ricevuto dall'imperatore, come ornamento onorifico, il pallio. Si creava in definitiva una specie di scisma tra Roma e Ravenna: il primo ad arrogarsi di questa autorità fu l'arcivescovo Mauro che, non tenendo in alcun conto l'anatema lanciatogli contro da Vitaliano, scomunicò lui stesso il papa. Ma due anni dopo, nel 668 Costante II veniva assassinato a Siracusa; l'esercito proclamava imperatore Mesecio, ma il papa mobilitò tutte le forze clericali perché a Bisanzio fosse riconosciuto come imperatore Costantino IV Pagonato, figlio di Costante II e legittimo erede al trono. E così avvenne. Questo comportamento di Vitaliano, nonostante tutte le angherie di Costante II nei suoi confronti, determinò in Costantino Pagonato un sentimento di eterna gratitudine nei confronti del papato. Per il momento non si registrarono vantaggi, perché l'imperatore era troppo impegnato militarmente nel frenare l'avanzata degli Arabi, con i quali riuscì a concludere una pace solo nel 678. Vitaliano nel frattempo si occupò con zelo della Chiesa anglosassone, che si allineò a Roma nella liturgia oltre che nell'ortodossia. Vitaliano morì il 27 gennaio del 672 e fu sepolto in S. Pietro. |