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ALESSANDRO VIII
Pietro Ottoboni

Nato a Venezia 1l 22.IV.1610

Eletto papa il 6.X.1689
e consacrato il 16.X.1689
Morto l'1.II.1691

Quasi due mesi durò il conclave per eleggere il successore di Innocenzo XI; oltre alla Francia e alla Spagna, questa volta anche l'Austria mandò un suo inviato. I cardinali volevano eleggere un uomo di Chiesa più che un politico e finirono per trovarsi d'accordo sul cardinale Pietro Ottoboni; il re Sole da principio non gradiva la sua candidatura perché aveva appoggiato l'operato di Innocenzo XI sulla questione delle "regalie" e stava per porre il veto.
Poi, quando l'Ottoboni si lasciò andare ad alcune critiche nei confronti del rigorismo del defunto pontefice, proprio davanti ai rappresentanti francesi, si guadagnò le simpatie del re Sole. Questi finì per caldeggiarne addirittura l'elezione quando suo nipote si fece garante presso l'ambasciatore francese di uno spirito accondiscendente dello zio ai desideri del sovrano. Eletto il 6 ottobre 1689, fu consacrato il 16 con il nome di Alessandro VIII.


Stemma di
Alessandro VIII

Pietro Ottoboni era nato a Venezia il 22 aprile 1610. Venuto a Roma a vent'anni in cerca di fortuna, si era affermato come giurista, occupando posti di rilievo nella Curia, finché Innocenzo X lo aveva elevato alla porpora nel 1652. Nel prestigio raggiunto non aveva dimenticato i suoi parenti e la città natale, inviando fin da cardinale sussidi in denaro alla patria natia e procurando affari al fratello Antonio e al figlio di questi, che portava il suo stesso nome. E tanto meno se ne dimenticò da papa, con un trionfale ritorno del nepotismo sulla cattedra di Pietro.

 Alessandro VIII regnò solo 16 mesi ma gli furono sufficienti per far arricchire scandalosamente i parenti, cancellando in così breve tempo l'impegno risanatore attuato in questo campo dal suo predecessore. Appena eletto infatti li convocò a Roma, affrettandosi a investirli di uffici altamente remunerativi; il fratello fu nominato generale della Chiesa e il nipote Pietro, appena diciottenne, ebbe la porpora cardinalizia. Per quest'ultimo Pasquino disse:

Pietro spogliò Pietro, per vestire Pietro.
E infatti questo cardinale aveva impiantato un tenore di vita così alto che non gli bastavano mai i soldi; tra il gioco e le feste che organizzava da gran mecenate, bussava in continuazione a quattrini dallo zio, che non glieli negava. Alessandro sembrava che avesse fretta di arricchire i parenti; data l'età avanzata, temeva di morire prima di averli accontentati. E così era solito ripeter loro, incitandoli ad arraffare: "Affrettiamo al possibile, perché sono sonate le 23 hore!". .

L'aspetto ridicolo, come al solito in questi casi, non mancò nella ripartizione degli incarichi; così Marco, figlio di un altro fratello del papa, per quanto gobbo e zoppo, si ritrovò sovrintendente delle galere pontificie, nonché duca di Fiano e sposato con Tarquinia Colonna, pronipote del cardinale Altieri.

Il re Sole intanto aspettava che Alessandro VIII mantenesse le promesse fatte e mostrava tutte le sue buone intenzioni restituendo Avignone e rinunciando alla "libertà di quartiere" per la propria ambasciata a Roma. Ma il papa più di elevare alla porpora il vescovo di Beauvais, Toussant de Forbin Janson, che premeva molto al sovrano, non faceva. Il clero francese strepitava perché non arrivavano le ordinazioni ecclesiastiche per i vescovi che avevano preso parte all'assemblea del 1682.

Come ricorda Mario Dell' Arco "Pierre-Philippe de Coulanges prese in giro i suoi connazionali sdebitando Alessandro dall'accusa di aver mancato alle promesse fatte in conclave per essere eletto, e consigliandoli di aspettare con pazienza le bolle che avrebbero tolto l'interdetto al clero francese" con questa canzone:

Pour vouloir trop se presser, 
bien souvent on récule;
cessez de vous tracasser,
c'est le moyen d'avancer
   des bulles, des bulles, des bulles.

De l'heureux choix d'Ottobon 
n'ayez plus de scrupules,
sous ce pape sage et bon
va renaitre la saison
des bulles, des bulles, des bulles,

Prélats, nous serions d'avis
de ménager vos jules,
mais le cardinaux ont pris
grand dégout pour le gratis
   des bulles, des bulles, des bulles. 
(Per voler troppo affrettarsi, molto spesso si rincula; smettetela di angustiarvi, questo è il modo d'inoltrar delle bolle, delle bolle, delle bolle. Della scelta felice d'Ottoboni non abbiate più scrupoli, sotto questo papa buono e saggio rinascerà la stagione delle bolle, delle bolIe, delle bolle. Prelati, saremmo dell'idea che risparmiaste i vostri giuli, ma i cardinali anno preso gran disgusto per lo sbafo delle bolle, delle bolle, delle bolle.)

Con la bolla "Inter multiplices", Alessandro si oppose anzi alla libertà della Chiesa gallicana.

Ricorda ancora Dell' Arco che "la canzone di De Coulanges fece il giro di Roma, e Pasquino non poté non riconoscere che lo spiritoso cavaliere s'era burlato con molto gusto dei signori francesi e della vana loro attesa delle bolle papali. Inoltre volle dire la sua, e aggiunse ai versi questa coda":

Aux promesses d'Ottobon 
ne soyez pas crédules;
je connais le Pantalon
et vous n'aurez que la chanson
   des bulles, des bulles, des bulles. 
(Non credete alle promesse di Ottoboni; lo conosco Pantalone e voi non avrete altro che la canzone delle bolle, bolle e bolle.)

E infatti Alessandro VIII non concesse proprio nulla e almeno in questo non tradì l'operato d'Innocenzo XI; e ritornando sulla questione delle proposizioni gianseniste, nel 1690 ne condannò altre, raccomandando al re Sole d'imporre con autorità il rispetto dell'ortodossia.

Venezia seguitava la sua crociata "privata" contro i Turchi e Alessandro provvide a ricoprire la patria di sussidi in denaro, oltre all'invio di sette galere e 2000 fanti per la campagna militare in Albania.

Sembrava tutto avvenire in fretta nel suo pontificato, in una corsa dannata contro la morte; Alessandro ebbe anche tempo per un'opera di cultura, acquistando a proprie spese per la biblioteca Vaticana la libreria della defunta Cristina di Svezia. Riuscì a farsi ben volere dai contadini; ridusse al minimo la tassa sul macinato e concesse il libero commercio del grano. Per questo gli furono coniate delle monete con l'iscrizione: "Re frumentaria restituta". .

La morte lo colse l'l febbraio 1691 e fu sepolto in S. Pietro. Pasquino riassunse così il suo breve ma intenso pontificato:

Qui giace un venetiano, fra i politici il più fino,
che, successor di Pietro in Vaticano,
sanò pazzi, raddrizzò zoppi,
inaltò ragazzi, e risvegliò li morti.
Nacque e visse meschino, regnò mondano.
Morte di vino.