156.

ALESSANDRO II
Anselmo da Baggio

Papa dal 1°.X.1061
al 21.IV.1073

Alla morte di Niccolò II una delegazione della nobiltà romana, con a capo il conte Gherardo di Galeria, si recò alla corte imperiale per sollecitare la nomina del nuovo pontefice; insieme ad essa si presentarono anche i rappresentanti dei vescovi lombardi chiedendo ufficialmente l'elezione del cancelliere Guiberto. Ma ancor prima che si prendesse una decisione, a Roma Ildebrando, in aperta sfida alla corte imperiale, applicando il decreto del 1059, convocò i cardinali e fece eleggere papa il vescovo Anselmo di Lucca; era una persona in fondo ben vista alla corte imperiale e nello stesso tempo risultava applicato il nuovo metodo elettivo. Ildebrando sperava in tal modo di esser riuscito a salvare la posizione dei riformatori. A Roma si misero subito in moto le opposte fazioni, ma il neoeletto poté tranquillamente essere incoronato, sotto la protezione delle truppe di Riccardo di Capua prontamente accorso, l'1 ottobre del 1061 in San Pietro in Vincoli: assunse il nome di Alessandro II.
Per tutta risposta i vescovi germanici e alcuni lombardi, sotto la guida di Guiberto, in un concilio a Basilea il 28 ottobre del 1061 riconoscevano al decenne Enrico IV il titolo di patricius e dichiaravano illegale l'elezione di Alessandro II, elevando al papato il vescovo Cadalo di Parma che si attribuiva il nome di Onorio II; si attuava così uno scisma in piena regola.
Era però indispensabile un riconoscimento generale di Onorio II e quindi occorreva che Cadalo si recasse a Roma per l'incoronazione; egli riuscì ad arrivare nei pressi di Roma, protetto dalle truppe lombarde, solo nel marzo del 1062. Si arrivò ad uno scontro con le truppe romane allestite dallo stesso Ildebrando nell'aprile, alla fine del quale Onorio II poté impossessarsi della Città Leonina con la chiesa di San Pietro. Vi restò pochi giorni però, riuscendo nella Campagna romana alla ricerca di rinforzi in previsione dell'arrivo dei Normanni.
Ai primi di maggio interveniva invece il duca Goffredo di Toscana, ben visto dalle due parti, e quindi facilitato nell'intento che aveva di arrivare ad una composizione della contesa; egli riuscì a convincere i due pretendenti al soglio pontificio a ritirarsi nei loro vescovadi per rimettere la decisione al parlamento di Augusta.

In Germania nel frattempo si era verificato una specie di colpo di stato dei principi germanici, diretto dall'arcivescovo Annone di Colonia, che aveva tolto la reggenza all'imperatrice e preso sotto la sua "protezione" il giovane re.
Annone convocò il parlamento per la fine di ottobre e affidò l'istruttoria a suo nipote, il vescovo Burcardo di Halberstadt; questi dichiarò del tutto regolare l'elezione di Alessandro II. Immediatamente il papa, venuto a conoscenza dei termini dell'istruttoria, senza aspettare la sentenza del parlamento, ringraziò a suo modo gli artefici del riconoscimento, conferendo a Burcardo l'arcivescovado di Pallium e ad Annone l'arcicancellierato della Chiesa di Roma. Nell'aprile del 1063 Alessandro II s'insediava in Roma, scortatovi dalle truppe del duca Goffredo, e convocava un concilio in Laterano; in esso lanciò la scomunica contro Onorio II e rinnovò i canoni contro la simonia e il matrimonio del clero.
Ma Onorio II non si dette per vinto e, riunito un concilio a Parma, lanciava a sua volta la scomunica contro Alessandro II. Inoltre, ricevuti sostanziosi aiuti finanziari da una parte della nobiltà romana, riuscì a riorganizzare un piccolo esercito, calare nuovamente su Roma e impossessarsi ancora una volta della Città Leonina. Alessandro II, difeso dalle truppe normanne, si era asserragliato in Laterano; Onorio sperava fortemente in un aiuto da parte della corte germanica, ma era un'illusione, considerando la posizione ormai chiaramente a lui ostile di Annone e di Burcardo.
Nonostante ciò, l'appello di Cadalo non restò inascoltato e si volle dare alla questione un definitivo assetto, specie per l'intervento di Adalberto di Brema, avverso ad Annone. Si riunì un concilio di vescovi italiani e tedeschi a Mantova il 31 maggio del 1064, nel quale Alessandro II fu definitivamente riconosciuto all'unanimità come papa legittimo. Onorio II comunque non si arrese e seguitò fino alla morte, avvenuta nel 1072, a mantener vive le sue pretese; ma non poté più contare su un seguito adeguato e lo scisma in seno alla Chiesa d'Occidente fu definitivamente superato.

Il pontificato di Alessandro II riportò la Chiesa di Roma nel contesto europeo; nel 1066 (battaglia di Hastings) l'Inghilterra, dominata da un partito contrario alla riforma, veniva conquistata dal duca normanno Guglielmo e il papa si affrettò ad approvare la sua azione militare inviandogli il gonfalone di San Pietro, simbolo della sua solenne benedizione. Contemporaneamente esso sventolava dinanzi alle truppe di Ruggero I, fratello di Roberto il Guiscardo, impegnate nella conquista della Sicilia araba in una guerra più che trentennale. Si allacciarono infine strette relazioni con il regno cristiano di Spagna e nel 1065 il cardinale Ugo Candido vi fu inviato come legato per tenere numerosi concili contro la simonia e il matrimonio dei preti.

Particolarmente impegnativo fu il proseguimento dell'attività riformatrice nell'arcidiocesi di Milano, dove la Pataria aveva subito alcune battute d'arresto nella sua lotta. Purtroppo qui venne a mancare l'apporto di Pier Damiani che, sotto Niccolò II, era stato l'artefice di una sorta di sottomissione di Milano a Roma; egli morì nel 1072 e la sede di Milano rischiava di finire nell'orbita imperiale.
Alessandro II inviò il vessillo papale al nuovo capo dei Patarini, il cavaliere Erlembaldo, avverso all'arcivescovo Guido, accusato di essere venuto meno al giuramento prestato nel 1060 contro la simonia e il concubinato. Il papa in questo modo suggellava ufficialmente con la sua benedizione il sostegno ai Patarini nei tumulti che videro costoro impegnati, dopo l'abdicazione di Guido, contro i seguaci dei vescovi lombardi che avevano eletto arcivescovo il sacerdote Goffredo, secondo il desiderio di Enrico IV. I Patarini, dietro suggerimento del papa e con l'aiuto militare di Erlembardo, in presenza di un legato pontificio il6 gennaio del 1072 avevano infatti eletto arcivescovo Attone; questi fu riconosciuto definitivamente dal concilio Lateranense del 1073 che condannò l'elezione di Goffredo e il comportamento dei vescovi lombardi. Il decreto conciliare apparve formulato chiaramente per annullare l'autorità di Enrico IV, pur evitando di fare il nome del re, e mise comunque un punto fermo su quello che resterà poi il motivo portante nella lotta tra Enrico IV e la Chiesa; il diritto dell'investitura ecclesiastica. Preteso dal re di Germania e fino ad allora incontestabilmente esercitato, era ormai incompatibile con il nuovo corso impresso dai riformisti alla Chiesa; la distribuzione di episcopati ed abbazie a persone spesso indegne, e perfino a laici, e il più delle volte in maniera simoniaca, non poté non provocare una rigida opposizione nella sede di Roma. Ildebrando di Soana, prossimo al soglio pontificio, sarebbe stato il più tenace difensore di questa rinnovata linea politico-ecclesiastica.

Le battaglie per la riforma resero inquieta anche la situazione a Roma, con una tregua tra le fazioni all'interno della città, ma sempre pronte allo scontro nella Campagna romana dove il papato appariva ancora impotente. L'elezione della carica civile ormai più importante in Roma, quella del prefetto, seguitava peraltro ad essere l'unica arma in mano ai nobili per opporsi al potere papale. La deteneva sotto Alessandro II il romano Cencio, probabilmente appartenente alla famiglia dei Crescenzi, che aspirava in cuor suo alla signoria della città, pronto a sfruttare qualsiasi occasione. Peraltro al papa era venuto a mancare dal 1069 il valido aiuto di Goffredo di Toscana, morto in Lotaringia; i suoi possedimenti passarono nella loro integrità al figlio che aveva avuto dalla prima moglie, Goffredo il Gobbo, sposo di Matilde, l'unica figlia di Beatrice. Questa donna avrebbe avuto la sua importanza come protettrice della Chiesa romana con il nuovo papa Gregorio VII.

Alessandro II morì il 21 aprile del 1073 e fu sepolto nella basilica Lateranense.