Porta Ostiense
La porta
presenta segni di restauri, eseguiti in età bizantina, tamponando numerose
finestre poi sostituite da feritoie nell'attico e nelle torri. La finestra
centrale della torre orientale è stata tamponata e ricoperta con un
affresco rappresentante la Vergine in trono con il Bambino,
circondata da motivi geometrici riquadrati da fasce policrome, come
testimoniano le tracce di decorazione ancora esistenti. Ai due lati della
finestra vi erano due figure maschili di cui ci è pervenuta solo la
parte inferiore del corpo. Sulla sommità dell'arco in cui è ricavata la
finestra è presente un frammento di affresco raffigurante il Cristo
benedicente.
Le altre tracce di decorazione che si conservano nella
galleria di collegamento tra le due torri, situata ad un livello più
basso, le quali dovevano coprire le pareti dei due lati lunghi della
stessa galleria e gli archi di accesso a questa, sono talmente esigue che
non consentono di avanzare ipotesi né sulla loro datazione né su una loro
eventuale contemporaneità con gli affreschi presenti sulla torre.
All'esterno si nota l'attacco per una campana.
I soggetti
rappresentati nel locale semicircolare della torre, sulla base dell'esame
stilistico vengono datati alla fine del XIII secolo, inizi del XIV secolo.
La presenza di questi affreschi lascia ipotizzare un uso devozionale di
questo ambiente della porta, secondo la consuetudine diffusa, non solo in
età medioevale, per questo lato delle Mura Aureliane.
Memorie
medievali ricordano che al piano superiore della torre orientale si
installò un eremita greco che vi aveva allestito una cappella, la c.d.
Cella Muroniana, della quale sono ancora visibili i resti della
decorazione pittorica, sicuramente in origine molto più ricca.
Un'epigrafe murata nella cripta di S.
Saba, chiesa proprietaria di Porta S. Paolo tra la fine del XVI e
l'inizio del XVII secolo, ha permesso al Grisar di formulare l'ipotesi
della presenza di un monastero negli ambienti superiori della stessa
porta. Tale epigrafe, incompleta, ritenuta inizio di una bolla papale e
variamente datata ai secc. IX-XI, riporta il seguente testo:
+ GGS
EPS Servus Servorum dilecto filio nostro Eugenio a nobis consecrato
Egumeno in subscripto loco que nominat cella muroniana supra portam beati
Pauli apostoli ubi est aecclesia reconita ad honore imaginis Domini
Dei
In essa si accenna dinque a "una cella muroniana sopra Porta S.
Paolo, dove si trova una chiesa fondata in onore dell'immagine Domini
Dei"; pertanto, sulla base della considerazione che cella in
passato era spesso utilizzato per indicare diversi monasteri di Roma (lo
stesso monastero di S. Saba aveva il nome di Cella nova), e che
murone sarebbe una sorta di aggettivo per sottolineare la
collocazione di questo monastero all'interno delle Mura Aureliane, si
ritiene che proprio negli ambienti superiori della porta fosse presente,
perlomeno a partire dalla data della bolla di Gregorio VII, un monastero
retto da monaci greci che aveva giurisdizione sulla chiesa di S.
Salvatore de Porta, fabbricata a ridosso delle mura e probabilmente
sovrastante un ipogeo con altare sotterraneo; inoltre la chiesa (oggi
scomparsa) doveva essere comunicante con il suddetto monastero (sulla base
anche dell'analisi delle strutture dei due atri di accesso alle torri,
ancora esistenti), attraverso celle e corridoi, che sono stati
ritenuti adattamenti a scopo religioso.
All'epoca a cui dovrebbe
risalire tale epigrafe (XI secolo) la Porta S. Paolo e tutte le sue
pertinenze risultano date in concessione al monastero dei Ss.
Bonifacio e Alessio.
Se nel Catalogo di
Torino del 1320 (al n° 269 della nostra numerazione) la chiesa di
San Salvatore de Porta risulta non avere alcun officiante, da un codice
(della fine del XVI secolo - inizi XVII secolo) contenente un inventario
delle proprietà del Collegio Germanico-Ungarico di Roma, risulta non solo
l'appartenenza della chiesa di S. Saba al medesimo Collegio ma anche che
alla chiesa di S. Saba apparteneva una cappella o chiesa con una stanza
per sacrestia et sopra una camera a tetto, posta fuori di Porta S. Paolo.
Detta chiesa ha il titolo di S. Salvatore, è senza cura e fu unita alla
chiesa di San Saba, come dimostra un'iscrizione in pietra di marmo affissa
nel muro di quella.
Anche la controporta di Porta Ostiense è
giunta fino a noi nella sua fase di età medioevale, con murature più
spesse per contenere le scale.