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S. Angelo in Pescheria
Rione S. Angelo, via del Portico d'Ottavia |
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Tra le antichissime chiese di Roma, S. angelo in Pescheria a tutt'oggi costituisce uno dei più tipici quadri romani, incastonata com'è all'interno del Portico d'Ottavia, ricostruito da Ottaviano Augusto dedicandolo alla sorella Ottavia, appunto, e poi da Settimio Severo, di cui romane il monumentale propileo di accesso, che oggi dà adito alla chiesa. Storia Fondata nel 755, per volontà del primicerio Teodoto, zio di Adriano I e committente degli affreschi nella cappella dei Ss. Quirico e Giulitta in S. Maria Antiqua, inizialmente fu diaconia intitolata a S. Paolo; quindi fu dedicata a S. Angelo e dal XII secolo ebbe l'attributo in foro piscium, dato dalla vicinanza del più famoso mercato del pesce che si tenne a Roma dal Medioevo fino alla fine dell'Ottocento. Fu restaurata sotto Pio IV (1559-1566), nel 1611, nel 1741 e nel 1867-1870. Aveva un campanile romanico a due piani del sec. XIII che purtroppo crollò nel sec. XVII. Di esso rimane, nel nuovo campanile ottocentesco, la campana maggiore di Guidotto Pisano, donata nel 1291 da Pandolfo Savelli, fratello di Onorio III e più volte senatore di Roma; sul bordo della campana si legge la seguente epigrafe: An. MCCXCI ad honorem Dei et B.M.V. et s. Angeli mentem sanctam spontaneam honorem domus et patrie liberationem d. Rodulpus de Sabello fecit fieri hoc opus. De Dottis me fecit. La formula Patrie liberationem ricorda come al suono delle campane si chiamassero i cittadini a raccolta nei momenti di pericolo. L' ultimo restauro, quello del 1870, arretrò l’abside e ricostruì la torre campanaria, al posto del campanile romanico gia rovinato nel XVII secolo. Il modesto aspetto attuale non farebbe supporre la grande importanza del luogo nel Medioevo, soprattutto nel Trecento: qui, all'alba del giorno di Pentecoste del 1347, Cola di Rienzo si ritirò in raccoglimento prima di partire alla conquista del Campidoglio. La vicenda è narrata nella Cronica dell'Anonimo Romano. La chiesa si innesta sul fronte posteriore del propileo del Portico d'Ottavia (una grande costruzione antica di m. 132x119) che fu utilizzato come accesso monumentale. Sull'arco d'ingresso in mattoni (secc. V-VI), che testimonia un’utilizzazione tarda delle strutture del Portico, sono dipinti stemmi di cardinali titolari; sul timpano del portico sopravvivono resti di affreschi del sec. XIII con l'Arcangelo Michele al centro e ai lati la Vergine e un altro santo, forse S. Paolo. L'interno L'interno della chiesa di aspetto complessivamente quattrocentesco, è a tre navate, divise da grossi pilastri con addossate lesene con capitello ionico Murata nella parete sinistra dell'ingresso è conservata una lapide del sec. VIII con un catalogo di reliquie. Nella seconda cappella sinistra una preziosa Madonna con il Bambino degli inizi del sec. XII firmata da Petrus de Belizo pictor e dal presbiter Bellushomo pictor, è stata rubata in tempi recenti; all’altare è una preziosa Madonna col Bambino e Angeli, affresco distaccato attribuito a Benozzo Gozzoli (1450 Ca.);. Nella prima cappella sinistra un crocifisso ligneo del XVI secolo. Sotto il presbiterio si trova una cripta a cui si accede tramite una botola; di età altomedioevale, la cripta ha pianta semicircolare ed è coperta con una volta a crociera, poggiante nel mezzo su due colonnine di riporto in marmo bianco con basi e capitelli ionici. Nella parte retrostante si aprono tre absidi, di cui quella a sinistra presenta tracce di zoccolatura dipinta a panneggio (sec. VIII-IX). Uscendo, accanto all’arcone che sostituisce due colonne mancanti del Portico, la celebre iscrizione che ricorda il singolare privilegio dei Conservatori capitolini, di avere come diritto le teste dei pesci che superavano la lunghezza indicata dalla pietra sottostante. Sulla destra della chiesa, l’oratorio di S. Andrea dei Pescivendoli, eretto nel 1689 e ricco di decorazioni a stucco nella facciata. |