Il complesso del portico d’Ottavia prospiciente sul
lato nord del Circo Flaminio (area che corrisponde all’antico ghetto) fu ricostruito da Augusto,
al posto del più antico portico di Metello, tra il 27 ed il 23 a.C. e
dedicato alla sorella Ottavia.
Il portico di Metello era stato cominciato nel 146 a.C. e inaugurato nel 131 a.C.; Metello vi aveva inglobato anche il tempio più antico di Giunone Regina e aveva costruito in marmo il tempio di Giove Statore. Augusto aggiunse la Curia di Ottavia (edificio absidato ben visibile nella Forma Vrbis, dietro ai due templi) e una biblioteca. E ingrandì il portico verso nord.
Elevato su un basso podio, era un quadriportico di m. 119 x 132, a una navata
sulla fronte, a due sui fianchi, che includeva dunque i templi di Giunone Regina e
Giove Statore, la Curia e due biblioteche, greca e latina.
All’interno del portico sono state ritrovate tracce del portico di Metello.
La fronte era interrotta al centro da grandiosi propilei.
Danneggiato dal fuoco nell’80 e nel 191, fu rifatto da Settimio Severo (203).
Sull’architrave si può ancora leggere l’iscrizione dedicatoria severiana, databile al 203 d.C.
[imp . caes . l . septimiu]S . SEVERVS . PIVS . PERTINAX . AVG . ARABIC . AD[iabenic . par]THIC . MAXIMVS
«L’imperatore Césare Augusto Lucio Septimio-Severo, Pius Pertinax Arabicus Adiabenicus Parthicus Maximus,
Il frontone è senza decorazioni; manca il tetto a doppio spiovente. Le ali del portico erano costituite da una fila anteriore di colonne e una parete posteriore in laterizio. Quest’ultima è stata rinvenuta sotto l’intonaco della casa di recente restaurata per un’altezza di circa m. 10,50 dal piano di calpestio antico del portico e segna probabilmente l’altezza massima del muro in corrispondenza dell’attacco dello spiovente del tetto che copriva il porticato. I bracci del portico, accessibili alle estremità da altri ingressi monumentali decorati con colonne, risultavano chiusi verso l’interno, aperti solo in corrispondenza del secondo intercolumnio a partire dagli angoli. I frontoni sono stati ricostruiti in gran parte con materiali di riuso.
Sappiamo da Plinio che numerose opere d'arte ornavano il complesso (pitture di Antiphilus raffiguranti Alessandro e Filippo con Minerva, una Venere in marmo di Fidia, un Cupido di Praxitèle, statue in bronzo di Lysippe raffiguranti i 24 compagni di Alessandro morti nella battaglia di Granica, la statua in bronzo di Cornelia, figlia di Scipione l’Africaino e madre dei Gracchi, prima statua femminile esposta al pubblico di Roma, etc.)
Portico d'Ottavia
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